Farage
8 Gennaio Gen 2017 2019 08 gennaio 2017

La svolta di Grillo: addio Farage, in Ue con i liberali

Il Movimento 5 stelle in subbuglio per la scelta del leader di staccarsi dall'Ukip e allearsi con i pro-euro: «Meglio soli che male accompagnati». Ma Verhofstadt chiude la porta.

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Lasciare il gruppo euroscettico di Farage ed entrare nell'Alde, il gruppo europeista e liberale di Guy Verhofstadt (con cui si è votato nel 50% dei casi). È l'inversione di marcia che Beppe Grillo ha proposto al M5s nel parlamento Ue. Una svolta che ha colto di sorpresa gli eurodeputati grillini ed è stata sottoposta al voto online degli iscritti senza preavviso, con un post del leader alle 10 di domenica mattina e la ratifica del voto sul blog arrivata il giorno dopo. In serata il grande rifiuto, coi liberali che hanno chiuso la porta, sottolineando le differenze fondamentali sulle questioni chiave europee.

«MOSSA PER CONTARE DI PIÙ IN UE». Grillo l'aveva spiegata come una mossa tattica, dopo la Brexit, nel tentativo di contare di più in Ue: M5s manterrà «totale libertà di voto», scriveva in grassetto. Ma i Cinque stelle si erano spaccati: «Meglio soli che male accompagnati e un po' ipocriti», diceva Carlo Sibilia. A metà della legislatura europea, quando si ridiscutono le cariche, Grillo ha proposto la sua mossa a sorpresa. Una scelta di cui «tutti gli eurodeputati», assicura Marco Affronte, erano all'oscuro. E che il leader M5s non avrebbe concordato neanche con i parlamentari italiani, tanto da far 'insorgere' molti di loro nella chat interna al Movimento.

TRE OPZIONI. Agli iscritti on-line, che hanno potuto votare fino alle 12 di lunedì, aveva proposto tre alternative. Si poteva restare nel gruppo Efdd, che al momento il 'fedelissimo' del leader David Borrelli co-presiede con Farage: ma la scelta era sconsigliata perché dopo la Brexit l'Ukip si prepara a dire addio all'Ue e dunque il gruppo «non avrà interesse a portare a casa risultati concreti». La seconda alternativa è unirsi ai «non iscritti», il gruppo misto europeo, e perdere una serie di prerogative, sia in termini di «diritto di parola», sia in fondi «da spendere sul territorio». Perciò Grillo caldeggiava (dopo il no ricevuto dai Verdi) la terza via: entrare nell'Alleanza dei liberali e democratici, con un accordo di «autonomia di voto». Alde, ha spiegato Grillo, diverrebbe il terzo gruppo del Parlamento Ue e questo darebbe anche a M5s più peso da «ago della bilancia». Intanto, assicurava, M5s lavorerà a una «nuova identità europea»: il "Direct Democracy Movement".

FARAGE: «COMPLETAMENTE ILLOGICO». «Sarebbe completamente illogico per i 5 stelle unirsi al gruppo più eurofanatico», aveva detto però Nigel Farage, che scommetteva sul fallimento dell'operazione e spiegava di avere contattato Grillo per congratularsi «per le posizioni sempre più dure su euro e migranti». La distanza tra M5s e Alde è del resto testimoniata da due documenti che circolano sul Web: Verhofstad nel 2014 ha dichiarato il programma M5s «completamente incompatibile» con l'agenda dell'Alde; nel luglio 2015 M5s ha collocato Verhofstad tra gli “impresentabili”.

TENSIONI NEL MOVIMENTO. Grillo non si curava però del fatto che Alde, con cui correva nel 2014 Scelta civica, avrebbe dato al Movimento una 'casa' meno euroscettica. La linea Cinque stelle non sarebbe cambiata, affermava l'eurodeputato Ignazio Corrao, perché «aderire a un gruppo non significa fare un'alleanza politica». Ma alcuni M5s, a iniziare dall'ex membro del direttorio Carlo Sibilia (Di Maio e Di Battista si limitano a rilanciare il post di Grillo) e dal senatore Nicola Morra, sono usciti allo scoperto per dire che sarebbe stato «ipocrita» passare al fianco di chi sostiene il Ttip e difende l'euro, due temi su cui M5s è sempre stato fortemente critico.

GLI ALTRI PARTITI ALL'ATTACCO. Riccardo Nuti, che al momento è sospeso da M5s, ha ipotizzato che si sia fatto il tentativo per ottenere «qualche poltrona», dal momento che Alde aveva posto il veto su incarichi per i Cinque stelle. Il rifiuto dell'Alde arriva all'inizio di una settimana che si annuncia delicata anche sul fronte Campidoglio. Davide Casaleggio sarà a Roma martedì all'assemblea congiunta dei gruppi parlamentari. Intanto, gli altri partiti sono partiti all'attacco. Matteo Salvini parlava di un «voltafaccia a favore di euro e immigrazione» compiuto per ottenere «poltrone». E il Pd con Debora Serracchiani incalzava: «Da Farage a Alde, da No a Si euro: Grillo mobilita le folle del web come Benito a piazza Venezia. Tutti applaudono decisioni già prese».

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