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10 Gennaio Gen 2017 1031 10 gennaio 2017

Da Grillo a Renzi, cresce l'area grigia della politica

In Italia non c’è una sola forza politica che faccia capire chi è, cosa vuole e dove vuole portare il Paese.

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Se guardiamo al mondo occidentale la politica appare più intellegibile. Donald Trump è di destra e a lui si è contrapposta una candidata, Hillary Clinton, che rappresentava la sinistra tradizionale americana, mentre scalpitava la nuova sinistra dell’attempatissimo Bernie Sanders. In Francia Marine Le Pen è di destrissima, c’è poi un candidato di destra meno aggressivo di lei, François Fillon, e si aspetta di vedere quale sarà il candidato della sinistra.

DALLA MERKEL A ORBAN, TUTTI CI METTONO LA FACCIA. In Germania Angela Merkel è una moderata di estrazione che ha avuto guizzi notevoli, e un gran cuore, sul tema dell’immigrazione, mentre alla sua destra vi è un partito nato come associazione di intellettuali scontenti e poi diventato una forza politica della destra più aggressiva. I socialisti stanno coi socialisti, divisi fra sostenitori della Grande coalizione e quelli che guardano all’alleanza con ambientalisti e Linke. In Austria ha vinto un Verde contro uno xenofobo. In Ungheria governa l’antesignano del neo-fascismo europeo, tale Viktor Orban.

IN ITALIA NESSUN LEADER HA APPARTENENZA CHIARA. Insomma dovunque guardate la politica, notate due cose. Non ci sono più i leader di una volta. Se guardate la premier britannica Theresa May si vede quanto sia simile, non solo fisicamente, a Virginia Raggi nella inconsapevolezza di quel che il ruolo le chiede di fare. La seconda cosa, questa positiva, è che tutti si presentano dicendo nome, cognome, appartenenza. Tutti, tranne in Italia.

In Europa tutti i leader politici si presentano dicendo nome, cognome e appartenenza

Se togliamo Giorgia Meloni a destra e quella “accozzaglia” - si dice cosi Matteo Renzi? - di sigle che vanno a riunificarsi a sinistra, non c’è una sola forza politica che faccia capire chi è, cosa vuole, dove vuole portare il Paese.

BERLUSCONI STUDIA IL MODELLO VERDINI. Silvio Berlusconi ha federato e inventato la destra moderna. Oggi non sa se deve dar vita a un piccolo ma influente partito moderato guidato dall’ex socialista Stefano Parisi o seguire le sirene di Meloni e Matteo Salvini che lo trascinerebbero nel lepenismo. Lo stesso leader di Forza Italia vedrebbe volentieri un “proporzionale” che lo spingesse a un rapporto di governo con Renzi eventuale vincitore nel proprio campo. Insomma Berlusconi da grande vuole diventare Denis Verdini. Un finale di carriera entusiasmante

RENZI CAMBIA IL PD PER NON CAMBIARE NULLA. Il leader del Pd dicono che voglia rovesciare come un guanto il suo partito. Rivoluzione organizzativa, idee rivoluzionarie? Esagerati. Siamo e saremo al "togli questo, metti quello". Un sindaco di buona fama, uno scrittore che vuole tornare in politica, qualche epigono della Debora Serracchiani o Matteo Orfini (continuiamo a farci del male!). Insomma, un bel restyling per evitare la dichiarazione fondamentale: cari italiani, io penso che il Paese stia così e voglio trasformarlo così. Invece “bonus e tabacchiere di legno”.

GRILLO, DA SEMPRE DICE TUTTO E IL SUO CONTRARIO. A questa lista di indecifrabili si è aggiunto Beppe Grillo, veramente ridicolo non per vocazione professionale. In verità il leader pentastellato aveva fatto della propria indecifrabilità il marchio di casa. Né di destra né di sinistra. Un po’ xenofobo, molto anti-europeo, fustigatore di alcuni poteri forti, largo ai giovani salvo poi a “carparli” nelle stanze del potere romano. Questo Grillo da giorni dà di matto e cerca di portare il suo Movimento in una famiglia europea stimata. Non lo vogliono e resta con le pive nel sacco.

La politica italiana, tradizionalmente piena di colori accesi, è diventata una unica zona grigia

Perché gli accade questo? Lasciamo perdere i sospetti sui finanziamenti europei, il fatto vero è che Grillo ha capito che senza darsi una fisionomia di rango europeo, e quindi distinta da Salvini, passerà la sua vita a compulsare le telefonate amministrative e private di una giovane donna che non sa come passare la giornata o a fare da mediatore fra due o tre disoccupati per vocazione che vogliono diventare presidenti del Consiglio. E nel far questo ha tentato di darsi una immagine europea e, non riuscendovi perché respinto, torna nella zona grigia.

LA POLITICA ITALIANA VAGA NELLE NEBBIE. L’ho scritto. La politica italiana, tradizionalmente piena di colori accesi, è diventata una unica zona grigia, come le partite della domenica quando c’è la nebbia forte e vince quello che vede l’angolino della porta mentre il l’estremo difensore guardare in cielo.

SERVE CHE I PARTITI SI RIDEFINISCANO CHIAMAREMENTE. L’operazione che servirebbe al Paese – che più che di operazioni avrebbe bisogno di trapianti di cervelli! – sarebbe quella di ridare dignità alla politica aiutandola a definirsi. Io sono questo, io sono quell’altro, io quell’altro ancora. Se siete tutti la stessa cosa, tutti liberal-liberisti, tutti per l’immutabilità dello status quo differenziandovi solo per l’uso o no delle brutte parole, è ovvio che l’elettore non vi cerca. Guardate Grillo: ha un elettorato fedele ma a furia di dargli mazzate sulla testa e, se maschi, anche altrove, finirà per sfiancarlo e perderlo.

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