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10 Gennaio Gen 2017 1620 10 gennaio 2017

M5s rientra nel gruppo Efdd

Senza pentastellati, gli euroscettici sarebbero stati a rischio estinzione. E con i fondi Ue tagliati. I 5 stelle avrebbero perso personale e poltrone. Per questo il perdono era assicurato. Ma Castaldo non sarà più candidato alla vicepresidenza dell'Europarlamento, Borrelli verso l'addio. E sul referendum anti-euro...

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Il grillin prodigo. Dopo il tentativo naufragato di entrare nel gruppo liberale dell'Alde, i pentastellati sono ritornati sui propri passi bussando alla porta dell'Efdd. E Nigel Farage come prevedibile li ha riaccolti. Prima della riunione degli euroscettici che ha accettato il ritorno dei pentastellati, il leader dell'Ukip aveva raccontato di aver avuto in mattinata una «discussione telefonica» con Beppe Grillo. Farage avrebbe poi affermato che i «matrimoni finiscono» ma che «si possono anche ristabilire». Ma a una condizione: che chi «ha tradito, paghi». «Dopo qualche piccolo cambiamento amministrativo», ha commentato a cose fatte il leader dell'Ukip, «continueremo il nostro lavoro insieme all'interno del gruppo Efdd». Aggiungendo: «La campagna di Grillo per un referendum in Italia sull'euro sta acquistando slancio. Ho ammirato a lungo il suo lavoro in Italia e gli auguro ogni bene. La campagna anti-establishment in Europa sta appena cominciando».

IL PREZZO PAGATO DAL M5S. E ogni campagna ha i suoi caduti. Sicuramente il primo sarà David Borrelli, il tessitore dell'accordo con Alde e luogotenente di Davide Casaleggio perderà con ogni probabilità la poltrona di vicepresidente del gruppo. Ma il M5s pagherà un altro dazio: sfuma ufficialmente la già debole candidatura di bandiera alla vicepresidenza dell'europarlamento di Fabio Massimo Castaldo. Tra le condizioni poste da Farage anche la conferma dell'intenzione di proporre un referendum sull'euro.

Questa reunion però non può stupire. Il ritorno di fiamma infatti è di interesse, e per entrambi i contraenti. Farage ha riaccolto i 17 pentastellati perché la loro dipartita dall'Efdd avrebbe messo a serio repentaglio l'esistenza stessa del gruppo attualmente composto da 44 parlamentari. Senza gli italiani, ne sarebbero rimasti solo 27: appena due più del limite minimo di 25 (in rappresentanza di sette diverse nazionalità) ammesso nel Parlamento europeo per la costituzione di un gruppo parlamentare. Senza contare il milione e mezzo di fondi europei che, secondo le stime del Times, gli euroscettici già multati di circa 200 mila euro per aver utilizzato finanziamenti Ue per interessi nazionali, avrebbero perso. E i pentastellati? L'uscita dall'Efdd avrebbe comportato la perdita di personale (circa una ventina di funzionari di gruppo), l'esclusione dell'accesso alle cariche nelle Commissioni parlamentari e il potere di influenza sui principali dossier. Infine la scelta di restare con Farage era stata la seconda opzione più votata (di tre) su Rousseau: su 40.654 iscritti certificati, il 78,5% si era riscoperto filo europeista, contro i 6.444 che si erano espressi, se non altro per dare prova di coerenza, per restare nell'Efdd. La possibilità di entrare nei non iscritti ad alcun gruppo era invece stata presa in considerazione da 2.296 votanti.

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