Combo Servizi
11 Gennaio Gen 2017 1915 11 gennaio 2017

Cyber spionaggio, la resa dei conti tra gli apparati di sicurezza

Gabrielli fa cadere la testa di Di Legami della postale. Trasferimento anche per Bottillo (polizia valutaria). Mentre Carrai cerca rivincite. Il caso Occhionero scatena venti di redde rationem nelle forze dell'ordine.

  • ...

Mentre la procura di Roma precisa che né il telefonino dell'ex premier Matteo Renzi né quello del governatore della Banca centrale europea Mario Draghi sono stati violati dal presunto cyber spione massone Giulio Occhionero - ci sarebbero stati più tentativi andati a vuoto -, all'interno degli apparati di sicurezza italiani continua una guerra senza esclusione di colpi che va avanti da almeno due anni. Almeno da quando Giorgio Toschi è stato nominato comandante generale della Guardia di finanza e Tullio Del Sette dell'arma dei carabinieri, entrambi sostenuti proprio dall'ex presidente del Consiglio.

CADONO I PEZZI DA NOVANTA. Ormai è la regola. Ogni scusa è buona per far cadere qualche pezzo da novanta. Se non è aria da resa dei conti di sicuro tira bufera. Sarà che il 2018 è vicino e la scadenza delle nomine ai vertici degli apparati di sicurezza è dietro l'angolo, e con loro pure la fine della legislatura, ma le scosse già si stanno facendo sentire. In sostanza anche se non sono state accertate le responsabilità dei fratelli Occhionero, che tramite i rispettivi avvocati si sono difesi durante gli interrogatori di garanzia, comunque tra le forze dell'ordine la battaglia continua. Per di più poche parole sono state spese sul fatto che l'ex comandante generale delle Fiamme gialle Saverio Capolupo sarebbe stato intercettato né sul fatto che Gregorio Silvaggio, ufficiale della Gdf, anche lui nel mirino, fosse un massone del Grande Oriente d'Italia (Goi), ex presidente del collegio delle logge del Lazio.

INDAGINE SOTTOVALUTATA. Del resto è di poche settimane fa la notizia sul fascicolo aperto a carico del comandante generale dei carabinieri Del Sette nell’ambito dell’inchiesta su Consip che ha coinvolto pure il ministro dello Sport Luca Lotti, mentre in queste ore è rotolata la testa di Roberto Di Legami, direttore della polizia postale. La sua colpa è quella di aver condotto l’inchiesta sul presunto cyber spionaggio degli Occhionero a carico di politici, imprenditori e prelati senza informare il capo della polizia Franco Gabrielli degli sviluppi clamorosi. Una «sottovalutazione» che Gabrielli ha risolto spostando Di Legami all'Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale (Ucis) e promuovendo Nunzia Ciardi, già dirigente della postale nel Lazio, sulla poltrona di direttore del dipartimento.

Insomma, le cordate di potere tipiche degli apparati della sicurezza italiana si stanno muovendo. Non a caso, si nota anche negli ambienti, ha fatto la sua ricomparsa con due interviste su La Stampa e l’Unità anche il Richelieu di Matteo Renzi, Marco Carrai. Il quale ha sottolineato l’ottimo lavoro fin qui svolto dalla postale nel contrasto al crimine informatico, ricordando però che «è necessario un coordinamento più serrato e un soggetto che faccia prevenzione e sviluppo tecnologico».

RESISTENZE DELL'INTELLIGENCE. Proprio quella posizione per cui “Marchino” è stato papabile e poi accantonato per le resistenze sollevate nel mondo dell’intelligence e di parte delle forze dell’ordine. La sua probabile nomina aveva scatenato più di una perplessità anche all’interno del mondo degli esperti del settore che si erano fatti sentire con una lettera indirizzata all’ex presidente del Consiglio. Niente nomi nel testo, ma riferimenti espliciti, oltre alle firme arrivate anche da personalità altamente qualificate e influenti, in costante contatto con gli stessi apparati di sicurezza.

Marco Carrai e Matteo Renzi.

Tuttavia la partita sulla cyber security di Stato non è mai uscita dalle mire dell’entourage renziano anche dopo la caduta del governo. Così eventi e spostamenti, tra cui quello di Di Legami, potrebbero riaprire i giochi. Di Legami, poliziotto con un passato alla omicidi di Palermo e un incarico in Europol nel settore della criminalità organizzata - “sbirro” vecchia maniera, lo definisce qualcuno - potrebbe essere quel tappo che salta per sbloccare i giochi.

NEI GUAI PER IL CASO CUCCHI. O forse è l’atto finale di un rapporto mai idilliaco con lo stesso Gabrielli, incrinatosi del tutto quando a settembre 2016 Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, fece notare di essere stata offesa «su carta intestata del Viminale». In quell’occasione, dopo che il dirigente della Postale Geo Ceccaroli, ritenuto negli ambienti molto vicino a Di Legami, su Twitter aveva scritto «Ho catturato un Pokemon, non sarà reato di tortura?», lo stesso direttore del dipartimento diramò una circolare in cui invitava i suoi agenti a usare sì i social, ma con più attenzione.

ATTACCO ALLA "BLOGGER" ILARIA. Nella missiva Di Legami scrisse che il suo sottoposto, Ceccaroli, aveva «utilizzato in perfetta buona fede espressioni che, mistificate e strumentalizzate da una blogger e dai suoi numerosi follower, hanno finito per suscitare enorme imbarazzo istituzionale». La blogger sarebbe Ilaria Cucchi. Da lì la la sua lettera indirizzata a Gabrielli e che destò grande imbarazzo tra i corridoi della polizia e del Viminale. Un episodio che potrebbe aver contribuito alla scelta di Gabrielli di rimuovere Di Legami.

Anche Bottillo della polizia valutaria è stato spostato: aveva coordinato alcune delle inchieste più delicate degli ultimi anni, tra cui Mps

Se a fine dicembre 2016 il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr) aveva nominato due nuovi vice direttori nei nostri servizi di intelligence, Enrico Savio al Dipartimento delle Informazioni per la sicurezza (Dis) e Luciano Carta all'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), è del 2017 la notizia dello spostamento di Giuseppe Bottillo, ex comandante del nucleo speciale polizia valutaria. Bottillo aveva coordinato alcune tra le inchieste più delicate degli ultimi anni. A cominciare da quelle sul Monte dei Paschi di Siena, poi Ubi banca, dove è coinvolto il grande vecchio Giovanni Bazoli, oppure Sopaf dei fratelli Magnoni e di Andrea Toschi, fratello del comandante generale della Guardia di finanza.

INTERCETTAZIONI PESANTI. Negli ultimi mesi stava anche coordinando le indagini sulla Kering e aveva guidato le perquisizioni a Carmine Rotondaro, uomo d'affari in rapporti con Tiziano Renzi, papà dell'ex presidente del Consiglio. Lo stesso era capitato a Sergio De Caprio, il "Capitano ultimo" che aveva indagato sulla cooperativa Cpl Concordia: è stato spostato ai servizi segreti dopo che in quell'inchiesta uscirono le intercettazioni sulle manovre all'interno della Gdf per fare fuori proprio Capolupo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso