Poletti,confermo scuse parole su giovani
JOBS ACT
11 Gennaio Gen 2017 1414 11 gennaio 2017

Lavoro, no della Consulta al referendum sull'articolo 18

Inammissibile il quesito per abrogare le modifiche allo Statuto dei lavoratori. La Cgil valuta il ricorso alla Corte Ue. Sì a quelli su voucher e responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

  • ...

Il referendum sull'articolo 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. La consultazione popolare proposta dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

AVANTI DUE QUESITI SU TRE. Nell'odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti» (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)» ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi» (n. 169 Reg. Referendum). Il referendum si svolgerà in una domenica compresa tra il 16 aprile e l'11 giugno. Spetta al governo, attraverso il Consiglio dei ministri, individuare la data, all'interno di questa finestra.

SUI VOUCHER PUÒ INTERVENIRE IL GOVERNO. Il via libera arrivato dalla Consulta apre la strada a due referendum e il più importante è certamente quello sui voucher, i buoni lavoro che il Jobs act ha ampliato e modificato. Il quesito chiede di abrogare queste norme. Il governo ha già reso noto di voler intervenire su questa materia. Se lo farà con una nuova norma, il referendum cadrà. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all'istanza quesito referendario.

Una sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo

Matteo Salvini

Ma è il no al quesito sull'articolo 18 a suscitare le reazioni di ogni parte. Se per Maurizio Lupi, di Area popolare, si tratta di una buona notizia perché «così come formulato il quesito avrebbe riportato indietro la legislazione sul lavoro a un sistema rigido e senza flessibilità, con il risultato di ingessare ulteriormente il mercato del lavoro e lo sviluppo soprattutto delle piccole imprese», il leader leghista Matteo Salvini ha parlato di «sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero», annunciando «un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio» in vista della sentenza sulla legge elettorale.

DI MAIO: «ULTIMA SPALLATA AL PD». Per Roberto Calderoli, invece, «il no della Corte costituzionale al referendum sull'articolo 18 e il sì a quelli sui voucher e sugli appalti rappresentano una decisione prevedibile e condivisibile sia rispetto alle due ammissibilità sia rispetto alla non ammissibilità al referendum sull'articolo 18». Mentre il Movimento 5 stelle preferisce festeggiare il via libera al quesito sui voucher: «Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher», ha commentato Luigi Di Maio, «sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra! Potrebbe essere che provino ad indire elezioni politiche per bloccare il voto referendario. Vorrà dire che ci penserà il governo del Movimento5 stelle a eliminare questa indecenza».

LORENZIN: «NESSUN EFFETTO SUL GOVERNO». A spegnere sul nascere l'entusiasmo delle opposizioni ci ha provato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Assolutamente no, non ha niente a che vedere con la durata del governo che è impegnato fuori dal Palazzo a far fronte alle priorità del Paese e in parlamento a fare la legge elettorale», ha detto facendo riferimento al referendum sui voucher. «Le eventuali modifiche spettano al ministro Poletti e sui voucher c'era già un lavoro in atto. Sull'articolo 18 c'è stato un dibattito durato 20 anni ma, una volta che il tema è stato spogliato dell'ideologia, si è permetto al mondo del lavoro di essere più dinamico. Il vero tema è come aumentare l'offerta di lavoro».

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

ANSA

La Cgil, però, non si arrende e ha annunciato l'intenzione di «continuare la battaglia» per modificare le norme del Jobs act sui licenziamenti, valutando il ricorso alla Corte europea. A dirlo è stato il segretario generale Susanna Camusso in conferenza stampa.

CGIL: «ASPETTIAMO LE MOTIVAZIONI SULL'ART. 18». Poco prima, a esprimersi era stato il professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze del sindacato davanti alla Corte: «Siamo molto soddisfatti del risultato relativo ai referendum sui voucher e sulla responsabilità appaltante-appaltatore. Il primo in particolare è di estrema importanza e riguarda una vasta platea di persone», ha detto. «Sull'articolo 18 prendiamo atto e rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale, aspettando di conoscere le motivazioni nella sentenza, non appena sarà depositata».

SINISTRA ITALIANA: MOZIONE IN AULA IL 23 GENNAIO. Intanto la capigruppo della Camera, si apprende da fonti parlamentari, ha calendarizzato in Aula per il 23 gennaio la mozione di Sinistra Italiana che impegna il governo «ad adottare le opportune iniziative normative volte a dare seguito alle richieste contenute nei quesiti referendari promossi dalla Cgil, in relazione ai quali sono state raccolte oltre 3 milioni di firme». A invocare un intervento del governo e del parlamento è anche Pier Luigi Bersani: «Adesso la palla passa al governo e al parlamento che devono intervenire», ha detto l'ex candidato premier, «ho sempre detto che se non un articolo 18, almeno un 17 e mezzo ci vuole».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso