Grillo, establishment ha bloccato M5S
11 Gennaio Gen 2017 1639 11 gennaio 2017

M5s, impugnato il Non Statuto: Grillo in tribunale

Contraddizioni, lacune e principi incostituzionali. Ecco perché alcuni attivisti hanno impugnato la Carta votata a ottobre. E ne chiedono la sospensione.

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Altro giro, altra grana. Oltre al fronte europeo, con l'addio di Marco Affronte al gruppo Efdd per entrare nei Verdi, il M5s ora deve affrontare anche il nodo Non-Statuto votato in Rete lo scorso ottobre senza, peraltro, il raggiungimento del quorum. Il 12 gennaio, infatti, sarà notificato l'atto di citazione a Beppe Grillo, in quanto legale rappresentante dell'associazione del 2009 a cui fa capo il M5s, dopodiché l'atto verrà depositato in Tribunale che, in un paio di mesi, potrebbe anche decidere per la sospensione.

VOTO ONLINE NON È DEMOCRAZIA DIRETTA. La questione si complica alla luce dell'ultima votazione online, quella con cui il 78,5% dei votanti avevano deciso per l'ingresso del M5s nell'Alde, poi bocciato dai liberali. «Questo tipo di voto online», spiega a Lettera43.it Lorenzo Borrè, avvocato degli espulsi M5s riammessi dal tribunale di Roma, «ha carattere plebiscitario e nulla ha a che vedere con le dinamiche assembleari», che invece prevederebbero una approvazione progressiva delle questioni. Un plebiscito/referendum quindi in totale contrasto con il concetto stesso di democrazia partecipata tanto cara al Movimento.

QUESTIONE DI QUORUM. Gli iscritti ricorrenti contestano al capo politico di aver modificato lo Statuto e approvato il Regolamento con una votazione non assembleare e per di più senza aver raggiunto il quorum richiesto per le modifiche statutarie, cioè il 75% degli aventi diritto come espressamene previsto dall'articolo 21 del Codice civile. Ma non è finita qui. «Dalla votazione sono stati esclusi gli iscritti dopo il 31 dicembre 2015», spiega l'avvocato, «il che non ha motivo d'essere, visto che nel Codice civile a cui si fa riferimento si parla solo di associati». Inoltre alcuni attivisti non hanno potuto partecipare al voto perché, pur non risultando espulsi, hanno trovato il proprio account disabilitato.

Un altro punto caldo è il voto sulla norma in bianco. Il primo quesito proposto recitava: «Sei d’accordo nel modificare il non Statuto con il nuovo testo aggiornato proposto?». Gli aventi diritto hanno però espresso il loro parere a «scatola chiusa» e cioè senza sapere quale opzione del regolamento sarebbe stata scelta. E questo perché la modifica del regolamento era oggetto dei quesiti successivi. Chi ha detto sì al primo quesito - la stragrande maggioranza dei votanti (79.007 sì contro e 7.221 no) - dunque non poteva ancora sapere se il Non Statuto avrebbe concepito o meno le espulsioni. Per riassumere, è il ragionamento di Borrè, il 64,5% degli iscritti «ha votato a favore di una modifica del Non Statuto con una delle due versioni del Regolamento votate separatamente ma contestualmente, di cui la più votata ha ottenuto un quorum del 45%». Nemmeno il 50% +1.

ESPULSIONI FUMOSE. Tra le motivazioni più tecniche che hanno portato all'impugnazione del Non Statuto c'è anche, continua Borrè, la genericità delle cause dell'espulsione. «Difficile stabilire oggettivamente», è la contestazione, «quando una condotta provoca perdita di voti e un danno di immagine al M5s». I ricorrenti poi denunciano la violazione delle norme costituzionali che prevedono la libera manifestazione del pensiero. Se un pentastellato viene sanzionato per un qualsiasi motivo, l'interessato non può difendersi dall'accusa né sulla stampa né sui social network. L'espulsione dunque scatterà, recita il regolamento, «per rilascio di dichiarazioni pubbliche relative al procedimento (disciplinare, ndr) medesimo». Una norma contra personam, secondo Borrè. Esattamente come la sospensione a tempo indeterminato. Federico Pizzarotti, infatti, nei mesi del limbo nel quale era stato lasciato non era certo rimasto in silenzio. Se non avesse abbandonato il M5s sarebbe stato passibile di espulsione. E da regolamento. Infine, fa notare Borrè, la lista di tutti gli iscritti non è né pubblica né accessibile su richiesta. Lista che però esiste visto che la Casaleggio fornisce i dati a società terze che si occupano di verificare le votazioni. La trasparenza, in altre parole, resta ancora un miraggio.

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