Buoni Lavoro 161012122042
11 Gennaio Gen 2017 2023 11 gennaio 2017

Tetti rivisti al ribasso e limiti di settore, i voucher del futuro

L'importo massimo può scendere da 7.000 a 5.000 euro. La durata di validità da 1 anno a 6 mesi. Per limitarne l'uso su straordinari e lavoro dipendente. Le possibili modifiche del governo.

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Il via libera della Corte Costituzionale al referendum sull'abolizione dei voucher accelera il percorso di revisione dei buoni per il lavoro accessorio. Il governo aveva già manifestato l'intenzione di intervenire sullo strumento e le modifiche potrebbero essere significative senza però riportare i voucher alle origini così come ipotizzato da alcune proposte di legge in discussione in parlamento.

TETTO E TEMPI DA RIVEDERE. Le linee di intervento potrebbero riguardare il tetto per l'utilizzo dei buoni, i tempi entro i quali vanno utilizzati una volta comprati e i casi nei quali non si possono usare. È probabile che si riduca il tetto (al momento a 7.000 euro annui per lavoratore con un massimo di 2.000 dallo stesso committente) tornando ai 5.000 euro precedenti il Jobs act (ma si potrebbe decidere anche una cifra inferiore dato che solo 200 mila persone circa ricevono buoni per oltre 1.000 euro l'anno). Si discuterà con tutta probabilità anche della riduzione della durata di validità del buono da un anno a sei mesi e della stretta sull'utilizzo vietando all'azienda di pagare con questi i propri dipendenti in caso di lavoro supplementare (risparmiando così sul lavoro straordinario).

POSSIBILE ESCLUSIONE DALL'EDILIZIA. Sembra poco plausibile che si vada a una stretta sulle attività e sui prestatori come quella contenuta nella proposta di legge Damiano sulla quale l'11 gennaio è ripresa la discussione alla Camera (piccoli lavori domestici, lavoro privato, fiere, lavori di emergenza resi da soggetti ad alto rischio di esclusione sociale o «non ancora entrati nel mercato del lavoro o in procinto di uscirne»), mentre sembra possibile l'esclusione tra i settori dell'edilizia.

SOLO PRESTAZIONI DAVVERO OCCASIONALI. Al momento la discussione è in corso e non c'è una linea univoca nella maggioranza ma per ritorno alle origini si intenderà probabilmente il possibile uso dei buoni solo per prestazioni davvero occasionali. Nella sostanza, a giudicare dall'ultimo dossier prodotto dall'Inps sui profili delle aziende e dei lavoratori che usano lo strumento, il lavoro accessorio riguarda solo una piccola parte del mercato del lavoro: in pratica se quasi 1,4 milioni di persone hanno ricevuto nel 2015 almeno un voucher, solo 207 mila hanno ricevuto oltre 1.000 euro netti in un anno in buoni, mentre 1 milione di persone ha ricevuto meno di 500 euro.

LO 0,2% DEL TOTALE DEL COSTO DEL LAVORO. Il costo totale del lavoro accessorio ha rappresentato lo 0,2% parametrato al costo complessivo del lavoro dipendente privato non agricolo del 2015. Nell'anno sono stati venduti 115 milioni di buoni che una volta riscossi danno luogo a 860 milioni di compensi a lavoratori (circa 45 mila stipendi netti annui/uomo) e a circa 150 milioni di contributi a fini previdenziali. I committenti nell'anno erano 473 mila ma solo 700 hanno utilizzato più di 5 mila voucher nell'anno. «Uno strumento malato è malato», ha insistito il numero uno della Cgil, Susanna Camusso annunciando l'avvio della campagna elettorale per il referendum sull'abolizione dei buoni lavoro, «e bisognerebbe avere il coraggio di azzerarlo».

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