Laterza
11 Gennaio Gen 2017 1046 11 gennaio 2017

Tra vaffa e spie parliamo di una rivoluzione gentile

Serve un'operazione culturale che metta al centro la conoscenza volta a sciogliere dubbi. E ad averne altri maggiori. Cosa che la politica non sa fare. È l'invito di Laterza. Rivolto a più italiani di quanti si pensi.

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Giuseppe Laterza, figlio di Vito, con il cugino Alessandro tiene in vita, e bene, una grande casa editrice. Io sono legato a quella casa editrice ma i due giovani editori li conosco appena e non li frequento, quindi quello che scriverò è senza doppi fini (inoltre io i libri li leggo, non li scrivo). L'11 gennaio sul Fatto quotidiano Stefano Feltri, giovane e brillante vicedirettore, ha intervistato Giuseppe sui guai dell’Italia, dalla politica all’economia, al senso comune. Laterza appare come uomo paziente e accorto e sceglie di non intromettersi nei quotidiani scontri della politica. Ha, persino in modo esagerato, parole buone per tutti. L’intervista, comunque, ha un senso non per capire per chi vota uno dei due eredi di una dinastia che ha dato forza alla cultura italiana, ma per capire un po’ di più su questo Paese.

LATERZA PENSA E PARLA POSITIVO. Appena pochi giorni fa abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio uno di quegli italiani straordinari che seppe studiare, conoscere e aiutare a leggere questo Paese. Parlo di Tullio De Mauro, intellettuale in perenne ricerca, uomo sobrio, ironico e autoironico come generalmente ci immaginiamo che siano, e non lo sono, gli inglesi. De Mauro, così come il compianto Giampaolo Fabris, ci ha aiutato a guardare oltre i rumori italiani facendoci immergere nel profondo dell’anima del Paese e nelle sue contraddizioni vere. Laterza fa la stessa operazione e la fa pensando e parlando “positivo”.

LA POLITICA NON VA OLTRE LA SUPERFICIE. Quello che sta a cuore all’editore è l’avvio della «rivoluzione pacifica della cultura». Che cos’è questa rivoluzione e chi sono i rivoluzionari? La rivoluzione pacifica della cultura è quel processo che mette al centro dell’attività umana nelle nostre società il conoscere e il conoscere per sciogliere dubbi e persino per averne altri maggiori. Questa attività di conoscenza non appartiene, purtroppo, al mondo della politica e del giornalismo che la ignorano. Si vede, si descrive, ci si rivolge solo a tutto ciò che è in superficie. Di Beppe Grillo ci siamo accorti quando un suo “vaffa” rimbombò nelle nostre orecchie nel primo raduno di migliaia di persone in piazza e in Rete mentre da un decennio almeno, appena sotto la coltre della politica ufficiale, questi sentimenti ribollivano.

L’invito dell’editore non è astratto: Laterza parla di persone vere, di centinaia di migliaia di persone vere

La rivoluzione politica della cultura è un invito a studiare rivolto a tutti, non solo alle élite. Giuseppe Laterza nell’anno anniversario del ’17 non nega che una cuoca possa dirigere lo Stato, si allarma quando vede che chi dirige lo Stato ha la cultura di una cuoca. La questione non riguarda le competenze tecniche. Un buon sindacalista o un buon ministro devono sapere di legislazione, ma se non hanno un retroterra di conoscenze sono pappagalli che recitano numeri. Vogliamo fare esempi? Desisto. Laterza vede questa rivoluzione come la salvezza da tempi che sembrano più brutti di ciò che sono.

NON È UN INVITO ASTRATTO. Io che mi occupo di politica a modo mio penso che ci sia anche un’altra rivoluzione politica da fare e che guardi a progetti di radicali trasformazioni sociali. Non insisto oggi. Resto così al tema laterziano. Ci resto perché l’invito dell’editore non è astratto, non è un appello di un “frate zoccolante” che si lamenta dei contemporanei. Laterza parla di persone vere, di migliaia, di centinaia di migliaia di persone vere. Ormai da tempo immemorabile in moltissime città italiane, in qualche caso per merito di Laterza, ci sono lezioni di storia o appuntamenti culturali a pagamento (è importante che siano a pagamento per dire la domanda che c’è), che vedono la partecipazione di tantissima gente. Le mostre non vanno mai deserte. Persino le sale cinematografiche che ospitano film difficili non sono deserte.

C'È ALTRO NELLA PANCIA DEL PAESE. In mezzo a una umanità che scrive sul computer solo quello che gli parte dalla pancia e arriva alle dita (per il cervello ci vuole più strada), ce n’è un’altra che compulsa libri, si informa, si mette a confronto. Questa estate ho conosciuto un gruppo familiare allargato ad amici che settimanalmente si riunisce per leggere assieme un testo. Stiamo parlando di tanta, tanta gente. Il mondo della politica che - su suggerimento di sondaggisti, imbonitori, giornalisti a caccia di copie - va all’inseguimento dell’ultimo rutto deve sapere che c’è molto altro (e di molto meglio) nella pancia dell’Italia. E se oggi tanti si interrogano se al fondo del nostro barile ci sia ancora il peggio del peggio, io penso che con la rivoluzione della cultura di cui parla Laterza forse ci salveremo.

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