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L'America di Trump

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6 Febbraio Feb 2017 1104 06 febbraio 2017

La guerra di Trump all'Obamacare può distruggere la sanità Usa

I repubblicani vogliono abolire la riforma «statalista» di Obama. Ma al di là della difesa del libero mercato, manca un piano alternativo. Così milioni di americani rischiano di restare senza uno straccio di copertura.

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L’Obamacare è sotto assedio. Dalla vittoria elettorale di novembre 2016, il Partito repubblicano sembra intenzionato a smantellare la riforma sanitaria siglata da Barack Obama nel 2010. Si tratta di una mossa dall’alto valore simbolico, visto che andrebbe a colpire quello che rappresenta il lascito principale dell’eredità politica del presidente uscente. Il Grand Old Party si è lasciato andare a dichiarazioni di guerra, dicendosi pronto a distruggere il frutto di una politica tacciata di intollerabile invasività statalista.

PRONTI SPOT DA 1,3 MILIONI. L’organizzazione conservatrice American Action Network ha stanziato 1,3 milioni di dollari per realizzare una campagna di spot finalizzata all’abolizione dell'Obamacare. Nel dettaglio, la campagna sarebbe diretta a influenzare i rappresentanti democratici dei distretti in cui Trump ha vinto. Non dimentichiamo poi che per anni la riforma sanitaria ha rappresentato la causa centrale dello scontro tra democratici e repubblicani: con i primi che l’hanno difesa come esempio di giustizia sociale e i secondi che la consideravano una violazione del libero mercato.

BATTAGLIA IN SENATO. Intanto la guerra si trasferisce al Senato: lì i dem promettono battaglia, mentre il Gop annuncia di voler tirare dritto. Ma le cose stanno veramente così? A ben vedere, la situazione appare più complessa di quanto possa sembrare a prima vista.

Il presidente Trump ha da sempre messo nel mirino l'Obamacare.

È dal 2012 che Trump attacca duramente l’Obamacare. Tra i primi atti della sua amministrazione c'è stata la firma su un ordine esecutivo per indebolire un punto chiave (e storicamente controverso) della legge: l’obbligo per i cittadini di acquistare una polizza assicurativa. A questo si aggiunga la scelta di Tom Price come segretario alla Sanità: deputato repubblicano da sempre accanito avversario dell’Obamacare e considerato vicino alla grande industria farmaceutica. Una figura che vorrebbe riformare la sanità statunitense in senso marcatamente liberista.

LINEA DI DONALD POCO CHIARA. Nonostante tutto questo, la posizione del neo presidente in materia sanitaria non risulta chiara. Già durante le Primarie repubblicane criticò la liberalizzazione selvaggia nel settore sanitario, attirandosi per questo le critiche del destrorso Ted Cruz, che lo tacciò di essere un repubblicano fasullo. Poi, subito dopo la vittoria dell’8 novembre, il miliardario, pur dichiarando di voler smantellare la riforma, sostenne tuttavia la necessità di mantenerne in piedi alcune parti, come la possibilità per i ragazzi fino ai 26 anni di essere inclusi nelle polizze dei genitori.

Oggi 11 milioni di americani rischiano di restare senza copertura sanitaria.

Recentemente The Donald ha affermato di voler limitare i finanziamenti per il programma Medicaid ai singoli Stati, ma ha comunque precisato di voler salvaguardare 11 milioni di persone che oggi rischierebbero di restare senza copertura sanitaria. Una volta addirittura disse di voler garantire «l’assicurazione per tutti», salvo poi correggere il tiro, preferendo parlare di un «accesso» alla copertura. Una posizione oscillante, dunque, che non riesce a tracciare una linea definita per il futuro. Il punto è che, come su molte altre questioni, il magnate non sembra completamente allineato all’ortodossia ideologica reaganiana, barcamenandosi tra istanze politiche spesso contraddittorie.

PREZZI DELLE POLIZZE SALITI. Ma anche nel Partito repubblicano la situazione non è eccessivamente lineare. Come detto, il Grand old party ha sempre visto l’Obamacare come il fumo negli occhi sia per motivi ideologici (polizza per tutti) sia per ragioni pragmatiche. La riforma però ha prodotto degli effetti in chiaroscuro. A fronte di progressi difficilmente contestabili (come l’estensione del programma sanitario Medicaid e il divieto per le compagnie assicurative di rifiutarsi di stipulare polizze agli affetti da malattie gravi), è altrettanto vero che ha determinato un aumento dei costi delle polizze soprattutto nel 2016. Fattore che ha creato non poco malcontento nell’elettorato e che potrebbe essere stato tra i motivi della vittoria repubblicana.

MANCA ANCORA IL PIANO B. In virtù di tutto questo, il repubblicano Rand Paul (libertario e vicino alle istanze dell’anarco-capitalismo) sta raccogliendo le truppe in Senato per arrivare allo smantellamento della riforma. E i numeri sono a favore dell’elefantino, che detiene la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Il problema è che Paul non sembra avere una strategia per la sostituzione dell’Obamacare: al di là di generiche parole in difesa del libero mercato, il senatore non ha ancora presentato alcun piano alternativo.

Manifestanti a favore della riforma di Obama.

Così anche all’interno del Gop si leva qualche mugugno. Soprattutto da chi teme un avventato salto nel buio che rischia di lasciare milioni di persone improvvisamente senza uno straccio di copertura sanitaria. Tanto più che sulla questione dell'abolizione dell’Obamacare ci sarebbe al momento qualche tensione tra la Casa Bianca e il Campidoglio: Trump e Price non hanno ancora reso nota la loro proposta, mentre i deputati repubblicani temono di essere scavalcati dall’iniziativa presidenziale. E difatti questi ultimi hanno ribadito l’autonomia del potere legislativo. Senza poi contare che alcune bozze di piani sanitari alternativi starebbero circolando al Congresso, aggiungendo non poca confusione.

PURE HILLARY IN CONTRADDIZIONE. Del resto, persino sul versante democratico si assiste a qualche stranezza. Al momento, il partito dell’asinello si è schierato compatto in difesa dell’eredità obamiana: anche perché una simile battaglia potrebbe effettivamente costituire un fattore di coesione dentro un gruppo dilaniato dallo scontro tra moderati e radicali. Eppure, durante le primarie democratiche, l’Obamacare fu oggetto di un duro scontro tra Hillary Clinton e Bernie Sanders: il secondo che considerava la riforma troppo blanda, mentre la prima lodava un provvedimento che, nel 2008, aveva in buona sostanza criticato. In tutto questo caos l’Obamacare resta appesa a un filo.

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