Bazoli
9 Febbraio Feb 2017 1804 09 febbraio 2017

Bazoli e la battaglia sul Corriere della sera che affossò De Bortoli

Una guerra tra Fiat, Della Valle, Mediobanca di Nagel e Intesa. Con l'ad Scott Jovane blindato da Elkann. Così l'ex direttore finì triturato nella partita tra soci. Le intercettazioni del 2014 dalle carte su Ubi banca.

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C'è la battaglia dentro il Corriere della sera e in Rcs nelle carte dell'inchiesta su Ubi banca dove Giovanni Bazoli, presidente onorario di Intesa SanPaolo, è indagato per ostacolo alla vigilanza.

IN ANSIA PER IL DIRETTORE. Nei faldoni di intercettazioni di cui Lettera43.it è venuta in possesso ci sono le telefonate del 2014, quando Bazoli, intercettato dalla Guardia di finanza, mostrava sin dai primi mesi di febbraio tutta la sua preoccupazione per le sorti del quotidiano di via Solferino e in particolare per la figura del direttore Ferruccio De Bortoli. Le pubblicheremo in due puntate, per raccontare sia della guerra che ha portato il vecchio direttore a lasciare, sia dei tentativi di accordo sulla "fase 2", dove spuntano i nomi di Mario Calabresi e Aldo Cazzullo.

CONTATTI CON NAPOLITANO. Il banchiere bresciano, classe 1932, parlava spesso del suo "cruccio", cioè appunto il Corriere della sera, quasi più importante della situazione di Banca Intesa. Tanto importante da discuterne due volte con l'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da un anno rieletto per la seconda volta capo dello Stato. Era un «contatto molto stretto» quello con il Colle, lo definì Bazoli in una telefonata del 18 aprile 2014, con l'ex presidente di Rcs Angelo Provasoli.

DELLA VALLE VOLEVA CAIRO. La questione De Bortoli era spinosa in quei mesi, perché intorno al direttore del Corsera si giocava una partita molto più ampia tra i soci di Rcs: una guerra incrociata tra la Fiat, Diego Della Valle, Mediobanca di Alberto Nagel e appunto Banca Intesa. Una palude dove, spiegava un amico giornalista a Bazoli il 26 marzo del 2014, «Della Valle vede alla guida Cairo che considera l'unico editore vero e azionista che può gestire la litigiosità interna». Cosa che poi avvenne due anni dopo, nell'estate del 2016. Anche se proprio Della Valle, quando l'ex assistente di Silvio Berlusconi lanciò l'Opa, si schierò contro.

GUERRA E PACE NEL NOME DEL DENARO. La guerra deflagrò attorno alla figura dell'allora amministratore delegato Pietro Scott Jovane, già criticato per le scelte della "svendita" per 120 milioni di euro della sede al fondo americano Blackstone come per gli esuberi e i licenziamenti che avevano caratterizzato un difficile 2013 nella società editrice. Tra l'inizio di marzo e la fine di aprile lo scontro tra Jovane e De Bortoli era agli apici: uno scontro cominciato nel nome del denaro e chiuso, con l'eliminazione di De Bortoli, nel nome del denaro.

L'ex amministratore delegato di Rcs Pietro Scott Jovane.

Scott Jovane aveva deciso di assegnarsi un anticipo sui bonus. Dopo mesi di licenziamenti e riduzioni degli stipendi i giornalisti del Corriere si opposero. E minacciarono di scioperare. Ma dalla parte dell'ad si schierò la Fiat e mentre i contatti tra i soci per il rinnovo del cda si facevano vorticosi, John Elkann in prima persona lo blindò: «I dubbi che rimangono riguardando essenzialmente il consigliere delegato», spiegava Bazoli al presidente di Rcs Angelo Pedersoli in una conversazione del 14 marzo, «una condizione posta dalla Fiat per trovare questo accordo».

FIAT POSE LE SUE CONDIZIONI. Sulla permanenza al vertice dell'ex manager di Microsoft pesavano le perplessità di Della Valle. E allora, proseguiva Bazoli, le ipotesi erano tre: «Prima la riconferma di questo, l'accordo è fatto perché la Fiat l'ha posto come condizione; secondo che ci sia la riconferma di lui, ma assistito da un qualcuno che possa un po' integrarlo dove lui non è... una specie di vice... e... terza ipotesi che ci sia una sostituzione... ma lì si dovrebbe trovare uno di grande qualità. Io ne ho aggiunto una quarta, una condizione mia».

BAZOLI NON SI FIDAVA DI NAGEL. Tre giorni dopo Bazoli parlava al telefono con un'utenza della Exor, la holding della Fiat. La voce dall'altro capo del filo diceva: «Se ci si vuole impegnare per un triennio, ci vuole stabilità al vertice, ma serve che l'interlocutore che ha creato più problemi prenda una posizione chiara». Il riferimento era ovviamente a Della Valle. Bazoli voleva un chiarimento diretto con l'imprenditore fiorentino, anche perché ammetteva di non fidarsi dell'amministratore delegato di Mediobanca Nagel: «L'accordo», diceva, «va trovato solo se Della Valle accetterà le nostre condizioni».

Giovanni Bazoli.

UNA RIUNIONE «PERICOLOSA». Ma intanto bisognava sostituire Carlo Pesenti che si era dimesso a febbraio e lo scomparso Giuseppe Rotelli. E i contatti tra gli azionisti si concentravano soprattutto sulla lista dei nomi per il consiglio di amministrazione, la cui riunione peraltro era fissata per il 24 marzo, appena sette giorni dopo. Nagel era riuscito a fissare un incontro per il 18 marzo con «tutti i soggetti con quote superiori al 5%». Ci sarebbero dovuti essere Della Valle e poi «Iachi, Tronchetti e Cimbri». Ma, come spiegò lo stesso Nagel a Bazoli, dopo aver fatto una verifica legale sulle comunicazioni alla Consob: «Una riunione prima del consiglio è molto pericolosa».

Ferruccio De Bortoli.

Nel frattempo nei corridoi di Via Solferino montava la protesta di giornalisti e poligrafici: il 26 marzo la redazione annunciò uno sciopero e allo stesso tempo il direttore si mise di mezzo minacciando le dimissioni. Il 4 aprile Bazoli chiamò De Bortoli. I due parlarono e il direttore spiegò le ragioni di quella sua presa di posizione.

RISCHIO DI CRISI CON GLI USA. «Io avevo minacciato le dimissioni per consentire l'uscita del giornale con l'intervista a Obama, loro sono andati avanti a tenere una posizione dura su questo tema, al rischio di avere una crisi internazionale, perché c'è stata un'ora in cui la Casa Bianca ci aveva ritirato l'intervista...». Il colloquio con il presidente degli Stati Uniti, a firma di Massimo Gaggi, effettivamente uscì il 27 di marzo.

MINACCIA DI DIMISSIONI. Non solo. De Bortoli continuò a riferire a Bazoli circa l'intervista e aggiunse di aver detto: «Se va avanti questa storia dei bonus io mi dimetto». De Bortoli disse che dopo quell'episodio «loro hanno ritirato e sospeso il bonus, il giorno dopo mi ha chiamato Pietro Scott Jovane e mi ha detto "Guarda, noi l'abbiamo fatto semplicemente per fare un favore a te perché questo è un nostro diritto sacrosanto sancito da una delibera del consiglio di amministrazione"». Sia Bazoli sia De Bortoli si impegnarono a parlarne di persona.

Il piano sul Corriere deve cambiare radicalmente perché loro vogliono aumentare ancora il prezzo e non ha nessunissimo senso, vogliono abolire le edizioni locali... e tutto questo per avere una redditività… più elevata di quello che è giusto avere... tutto questo solo per i loro bonus

Intercettazione di Giovanni Bazoli

«NON MI OPPORRÒ ALLA SOSTITUZIONE». Lo stesso giorno Bazoli era ancora preoccupato. Tanto da chiamare l'amico e banchiere Franco Dalla Sega, già Mittel e Banca Intesa, da lì a poco consulente ad interim dell'Apsa, la banca che gestisce il patrimonio del Vaticano.
A lui Bazoli spiegò il nodo della questione: «Elkann sa che sono contrario alla sostituzione di De Bortoli, ma non mi opporrò a tale decisione ma ne prenderò atto ed influirò sulla scelta del sostituto». Il 7 aprile poi Bazoli riferì a Claudio Calabi, presidente della holding della famiglia Rotelli, altri sviluppi: «L'incontro mi ha portato di fronte a uno che non accetta più assolutamente nessun compromesso... lui vuole distruggere il Corriere, l'unica speranza è che sia io l'obiettivo (...), ma è esasperato, totalmente esasperato».

«TUTTO QUESTO SOLO PER I BONUS». Poi, riferendosi chiaramente a De Bortoli, spiegò che la strada scelta dal direttore era di «essere mandato via a testa alta e non in maniera punitiva e che sia scelto un successore che non sia debole». De Bortoli, riferiva sempre Bazoli, aveva anche indicato come condizione tassativa che mutasse il piano sul Corriere: «Deve cambiare radicalmente perché loro vogliono aumentare ancora il prezzo e non ha nessunissimo senso, vogliono abolire le edizioni locali... e tutto questo per avere una redditività… più elevata di quello che è giusto avere... tutto questo solo per i loro bonus».

Leggi la seconda puntata: Corriere, storia del casting al veleno per il dopo De Bortoli

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