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Resa dei conti nel Pd

Moretti
14 Febbraio Feb 2017 1808 14 febbraio 2017

Scissione Pd, gli effetti sulle nomine pubbliche di primavera

Una rottura tra i dem farebbe saltare gli accordi del 2014. Con esiti incerti su Eni, Finmeccanica ed Enel. Decisivo sarà Padoan. Da Descalzi a Moretti passando per Del Fante: chi sale e chi scende.

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L'ombra della scissione dentro il Partito democratico non agita solo la politica italiana, ma anche la schiera di manager delle aziende di Stato che dovranno essere sostituiti tra due mesi. Le oltre 500 poltrone in scadenza - tra collegi sindacali e consigli di amministrazione più importanti come quelli di Eni, Terna, Leonardo-Finmeccanica, Enav e Poste o altri in società minori - non sono solo una questione di rapporti internazionali col presidente russo Vladimir Putin o quello americano Donald Trump, di alta politica industriale della difesa a livello europeo, ma pure di cadreghe, per i boiardi che rappresentano i partiti nelle partecipate che hanno in mano il portafoglio dello Stato. Come ha riportato il quotidiano La Notizia si parla di «16 società direttamente partecipate dal Tesoro e 71 partecipate indirettamente, in pratica le “controllate delle controllate”».

I RENZIANI SI FANNO IN TRE. In queste ore in cui i venti di scissione nel Pd si fanno sempre più forti - l'ex segretario Pier Luigi Bersani parla già di scissione avvenuta - si indeboliscono i patti che portarono nel 2014 alle nomine dell'ex premier Matteo Renzi. Quella partita fu decisiva per il renzismo, perché il rottamatore di Rignano riuscì a inserire molti dei suoi uomini più fidati, ma ci furono accordi e sotto accordi con le altre anime piddine, dagli ex Ds di Massimo D'Alema agli ex Margherita di Enrico Letta e Dario Franceschini, correnti che sempre più ricordano la vecchia Democrazia Cristiana di Giulio Andreotti e Amintore Fanfani. Soprattutto i renziani erano compatti, mentre adesso si differenziano in tre sottocorrenti che rispondono al ministro dei Trasporti Graziano Delrio, al ministro allo Sport Luca Lotti e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

ANSA

A spuntare qualche incarico fu pure l'attuale ministro degli Esteri Angelino Alfano, all'epoca più vicino al leader del centrodestra Silvio Berlusconi, ora a Renzi, anche se il suo posizionamento non è chiaro nemmeno ai suoi. Come a conquistare qualche sedia di peso furono le vecchie leve del berlusconismo, in tempi in cui era ancora forte il patto del Nazareno. A farsi sentire in quella tornata furono pure i montiani di Scelta Civica, ormai spezzettati ma rappresentati dal ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, e persino l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Una scissione, un rimescolamento dei partiti, potrebbe rappresentare una bomba atomica dagli esiti molto incerti sul tessuto economico-politico italiano.

IL POTERE DI PADOAN. Le poltrone più importanti, quelle degli amministratori delegati, sono un discorso a parte. Nello specifico due, quella di Claudio Descalzi in Eni e quella di Mauro Moretti in Leonardo-Finmeccanica. Entrambe s'intersecano con le altre. Sulla prima pesa la decisione del Gup di Milano sul rinvio a giudizio per l'inchiesta sulla Nigeria. La data che negli uffici di San Donato hanno cerchiato di rosso è quella del 20 aprile, quando il giudice Giusy Barbara deciderà le sorti di Descalzi durante la prima udienza. Da lì si potrà capire quali saranno le scelte del governo, in particolare del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che in questo momento appare essere il più forte a livello di decisioni, tra un Renzi alla riscossa e il premier Paolo Gentiloni, da tanti ritenuto debole ma da non sottovalutare, anche perché grande amico di Ermete Realacci e Chicco Testa, due che sanno farsi sentire in sede di nomine.

I nomi dei possibili sostituti di Descalzi ci sarebbero già: Umberto Vergine, Stefano Cao e Francesco Starace

In ogni caso i nomi dei possibili sostituti di Descalzi ci sarebbero già. Il primo è Umberto Vergine, dal 2015 chief midstream gas&power officer di Eni, finito in una strana inchiesta di Siracusa su un presunto complotto ai danni dei Descalzi dove compaiono pure i nomi di Lotti, di Marco Carrai e dell'imprenditore Andrea Bacci. Il secondo è Stefano Cao, attuale amministratore delegato di Saipem. E poi c'è Francesco Starace di Enel, sostenuto dai renziani, con un buon rapporto con l'ex amministratore delegato Franco Bernabé.

LE INCOGNITE DESCALZI E MORETTI. Su Moretti i problemi sono diversi. Qui una condanna c'è già stata; più che altro sull'azienda di piazzale Montegrappa pesano le scelte a livello europeo della Difesa, una partita molto più ampia da non ridurre a una mera spartizione di poltrone. Certo, sia Descalzi sia Moretti hanno appoggi nella politica. Se sul primo pesano i rapporti incrinati con l'ex Eni Paolo Scaroni, figura sempre centrale con legami che variano da Berlusconi a D'Alema, sul secondo potrebbe influire l'assenza dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che fu ago della bilancia nella tornata di nomine di tre anni fa. Il candidato forte per il dopo Moretti è Francesco Caio, numero uno di Poste, nominato durante il governo Berlusconi, dal 2011 al 2013, alla guida di Avio, settore aerospazio.

Il sindaco di Torino, Piero Fassino, assieme all’amministratore delegato di Terna Matteo Del Fante.

Diversa è la situazione per quanto concerne le poltrone minori. La scissione nel Pd potrebbe farsi sentire su Terna, dove l'amministratore delegato è Matteo Del Fante, anche lui di Firenze, in buoni rapporti con l'alfiere del Giglio magico Carrai, ma pure con il finanziere renziano Davide Serra sin dai tempi di Londra: Del Fante è un ex Jp Morgan.

POLTRONE BOLLENTI IN TERNA. In Terna c'è pure Carlo Cerami, avvocato del sindaco di Milano Giuseppe Sala, ex dalemiano di ferro nel capoluogo lombardo, poi convertito al renzismo, già consigliere della Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti: per la sua nomina in Terna all'epoca si spese molto il giovane turco Matteo Orfini, ex dalemiano, poi renziano. Nell'azienda energetica c'è anche Fabio Corsico, storico manager del gruppo Caltagirone, in ottimi rapporti con l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti. E ancora, altro consigliere di amministrazione è Stefano Saglia, ex sottosegretario allo Sviluppo Economico dell'ultimo governo Berlusconi.

Nella partita si farà sentire pure il presidente Mattarella, da sempre attento alla situazione di Leonardo Finmeccanica

«Bisognerà capire come si muoveranno la vecchia anima Ds e quella Dc dentro il Pd. E soprattutto a chi sceglierà di rispondere Padoan», spiega una fonte a microfoni spenti, riconoscendo che nella partita si farà sentire pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, storico Dc, già ministro della Difesa, da sempre attento soprattutto alla situazione di Leonardo-Finmeccanica. L'attuale numero uno dell'Economia è un incognita. Padoan resta un (ex) dalemiano di ferro, fu direttore della sua fondazione di cultura politica Italiani Europei, anche se con il Lider Maximo i rapporti si sono un po' raffreddati durante la battaglia sul referendum costituzionale. E Lotti, da sempre king maker del renzismo nelle segrete stanze del potere, quanto conterà?

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando con l'ex premier Matteo Renzi.

L'uomo di Padoan nelle partecipate è di sicuro Fabrizio Pagani, consigliere di amministrazione di Eni, attuale capo della Segreteria tecnica del ministro dell’Economia, in ottimi rapporti soprattutto con l'ex premier Enrico Letta. Sempre nel Cda di Eni troviamo l'avvocato di Alfano, Andrea Gemma, incarico che il ministro degli Esteri dovrà sudare per vedere riconfermato. E ancora a San Donato c'è Diva Moriani, di Arezzo, zona Boschi. Moriani è manager capace, siede persino nel board di Generali, è cresciuta nella Kme Group (ora Intek Group) del finanziere Enzo Manes, uno dei più grandi sponsor di Renzi, ma in passato è stata in buoni rapporti pure con Berlusconi.

A OGNUNO IL SUO MANAGER. In Finmeccanica siede Marta Dassù, ex viceministro degli Esteri del governo Monti. Ma in piazzale Montegrappa c'è anche Fabrizio Landi, storico finanziatore di Renzi. E poi ancora in Poste c'è Roberto Rao, storico portavoce di Casini, ma in passato anche consigliere economico del ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, ago della bilancia in questi tempi di scissione all'interno del Pd. E Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Big Bang di Renzi, avvocato dell'ex premier con un posto in Enel? Se la scissione ci sarà, avrà ricadute evidenti sulle scelte del governo, sempre che avvenga prima delle nomine. Ma anche se dovesse accadere dopo ci sarà molto da discutere.

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