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Resa dei conti nel Pd

Direzione Pd
14 Febbraio Feb 2017 1010 14 febbraio 2017

Se deve scindersi, la minoranza Pd lo faccia ora

Il partito non ha un'idea di futuro condiviso. Ora serve un gesto di coraggio per chi si sente alternativo a Renzi.

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Onestamente la situazione non è seria. Se costringessimo gli italiani che hanno votato Pd alle ultime elezioni a guardarsi l'ultima Direzione del partito, molti scapperebbero via angosciati o atterriti, comunque ben contenti di andare altrove.

NON ESISTE RICETTA DEM. Sotto la crisi dei democratici ci sono problemi giganteschi. La rappresentazione superficiale è abbastanza banale. Matteo Renzi è maestro nel trasformare tutti in caricatura. Non avendo molto da dire, ridicolizza gli avversari. Gli avversari non hanno il coraggio di dire che il Pd si rompe e muore anche perché il suo segretario è un irresponsabile, ma soprattutto perché l’esperienza è finita, i riformismi non si sono fusi, l’amalgama è rimasta malriuscito. Il tema del partito di sinistra moderata che lascia fare agli spiriti dell’economia è impossibile da riproporre, non c’è ricetta “dem” in grado di dare una sola riposta alle questioni che urgono con la loro radicalità.

TRAMONTA PER SEMPRE IL SOGNO DELL'ULIVO. Renzi è un finto problema. L’uomo sa parlare, imbonisce gli ammiratori, usa sgradevoli minacce (che vuol dire non nominare la Banca Etruria, diventata banchetta toscana, e chiedere la commissione d’inchiesta su banche pugliesi?). I suoi fan non si rendono conto che non sono guidati da uno statista ma da uno che la politica la usa, prende quello che gli pare, per lui è un take away. Ciò che sta sotto il renzismo è la fine del ciclo dell’Ulivo, dell’illusione terzista, del sogno europeista che nasce dalla moneta unica, che immagina una America che diffonde democrazia. Questa idea, nella versione di Renzi, prevedeva ricette ancora più sconclusionate, tipo l’annichilimento dei sindacati, il primato di una imprenditoria finanziarizzata, le mance ai poveri.

Ciò che sta sotto il renzismo è la fine del ciclo dell’Ulivo, dell’illusione terzista, del sogno europeista che nasce dalla moneta unica

Vecchiume. Renzi è la cosa più antica da rottamare. Non c’è il futuro, contrariamente alle sue asserzioni, nelle sue parole. C’è quel noioso “heri dicebamus” di un leader che cerca di copiare altri leader sconfitti. L'ex premier è un campionario di imitazioni: imita Blair, imita Berlusconi, imita Grillo. La mescolanza dà un effetto ridicolo ma illude gli orfani dei partiti.

LA MINORANZA HA TANTE RISORSE. La minoranza ha dentro di sé, ma soprattutto fuori di sé, risorse straordinarie: dirigenti esperti, intellettualità diffusa, punti di contatto intermittenti con la protesta giovanile. Ci sarebbe bisogno di un gesto di coraggio, del classico cuore lanciato oltre l’ostacolo. C’è bisogno di non restringere queste scelte drammatiche future entro le gabbie di “campi progressisti” di “nuovi Ulivi” e altre cianfrusaglie.

SE NON SI PUÒ PIÙ STARE CON RENZI, LO SI DICA. C’è da ricostruire un campo ma che sia alternativo alla proposta sovranista della destra e di Grillo e all’ancient régime blairista dei nostalgici della Margherita. C’è soprattutto da essere seri. Se con Renzi non si può stare, lo si dica, inutile perdere tempo a giocare con il cerino acceso, le dita sono già bruciate.

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