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15 Febbraio Feb 2017 1152 15 febbraio 2017

Grillo e la battuta sui trans: perché non è satira

I transessuali? «Donne col belino o uomini che parlano troppo». Una battuta rubata a un collega americano. Che fa arrabbiare. Perché il leader M5s rimane sospeso tra palcoscenico e tribuna elettorale.

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Si può fare satira su tutto. Pure sul mondo gay e i transgender. Ma la battuta di Beppe Grillo estrapolata dal nuovo spettacolo andato in onda su Netflix ha qualcosa di disturbante. Non per la frecciata in sé, per quella definizione dei transessuali come «donne col belino o uomini che parlano tanto». Ma perché Grillo nonostante abbia lasciato la politica fuori dallo show, per sua stessa ammissione resta ciò che è: il capo politico del primo/secondo partito italiano. Il confine tra satira, comicità e politica non si cancella chiedendo al pubblico o all'elettorato di spengere un interruttore.

L'AMBIGUITA DI BEPPE: POLITICO O COMICO? Soprattutto se si continua a giocare sull'ambuiguità tra i due ruoli. Il Grillo politico può così mascherarsi da comico quando dà a Nichi Vendola del «busone» e del «buco senza ciambella» (Bologna, 2011); quando paragona l'essere gay a ricevere un avviso di garanzia o essere beccati con 5 chili di coca in auto (Nettuno, 2016). O ancora quando attacca gli avversari politici apostrofandoli con nomignoli ispirati dal fisico dell'avversario del momento che hanno trovato la fortuna pure in un certo giornalismo. Ora sta ai trans. I trans «sono donne con il belino o uomini che parlano troppo». Solo se Grillo fosse un comico puro, senza compromissioni con la politica, questa definizione potrebbe rimanere ciò che in realtà è: una battuta. Un comico dal black humor come per esempio lo statunitense Anthony Jeselnik dal quale Grillo senza problemi ha copia-incollato (per usare termine caro agli ultrà pentastellati) la gag.

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Geplaatst door Comedy Bay op dinsdag 14 februari 2017

Ma Grillo non è Jelsenik e non può più essere un comico puro. Il perché è semplice. Come scrisse Daniele Luttazzi (pur esperto in copia-incolla di battute dai palcoscenici Usa) commentando il ritorno dell'ex collega a teatro: «Quella che Grillo porterà sul palco non sarà più satira. La satira nasce politica con Aristofane: esprime un punto di vista. Un punto di vista è sempre opinabile, ma non per questo pregiudiziale: lo diventa, però, se il comico fa attività partitica. Dal momento in cui il comico decide di compiere questo passo, la sua satira diventa, inevitabilmente, propaganda». Invece Grillo la propaganda la vede ovunque tranne che in casa sua. E da comico impuro continua a lanciare fatwe contro editori impuri inconsapevole forse di condividerne, nel profondo, l'ambiguità.

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