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Resa dei conti nel Pd

Pisapia
MAMBO 15 Febbraio Feb 2017 1025 15 febbraio 2017

La sinistra che piace a Renzi è una inutile stampella

L'ex premier vorrebbe conferire un ruolo ancillare a Orlando e Pisapia. Ma nessuno dei due porta tanti voti. La verità è che il suo progetto è il più rottamabile al mondo. E allora lasciamo che se lo faccia da solo.

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Il sogno di Matteo Renzi si sta avverando: un Pd senza la sinistra e con una sinistra di Sua Maestà. Senza offendere i due personaggi che citerò, ma nella testa del segretario dem il gruppo che probabilmente uscirà potrà essere sostituito all’interno da Andrea Orlando e all’esterno da Giuliano Pisapia. Renzi gioca con la politica e non tiene conto di cose serie. La prima è che il Pd senza la sinistra, quella che l'ha fondato, è ridotto a modesto partito di centro con percentuali simili alla Lega e una linea simile al nuovo Silvio Berlusconi moderato. Le sinistre che piacciono a Renzi, ammettendo che accettino il ruolo ancillare che lui vuole conferirgli, sono prive di voti.

STAMPELLE DI UN RENZI ANCOR PIÙ CENTRISTA. Pisapia fa una operazione interessante, ma uno sforzo di serietà dovrebbe spingere qualcuno a dirgli che il “modello Milano” non è conosciuto come “modello Pisapia”, bensì come qualità intrinseca della città, e che le rovine della sinistra radicale, che l'ex sindaco vorrebbe raccogliere, non sono pronte a lasciare i propri riti e le proprie convinzioni per fare da stampella a un Renzi ancora più centrista. Stesso ragionamento vale per Orlando. Il ministro della Giustizia è persona seria e politicamente rilevante come esponente di una sinistra unita: ridotto a fare il simulacro della sinistra finisce come Matteo Orfini.

DELRIO SI TOLGA IL MAGLIONE DI MARCHIONNE. I calcoli che portano Renzi a non aprire spazi a una ricomposizione nascono da questo giochetto politicista. È deludente il ruolo di Graziano Delrio e Dario Franceschini. Prendiamo il caso del primo, uno degli inventori di Renzi: ha fatto discorsi seri e profondi sulla crisi sociale e sul rapporto fra democrazia e capitalismo, eppure pensa che si possa affrontare questo passaggio con un segretario che ha distrutto tutti i corpi intermedi. Levatevi il maglione di Sergio Marchionne. Un bel vestitino Ovs vi restituirebbe al popolo e vi farebbe capire che inseguire quel mondo scintillante vi fa perdere credibilità.

Matteo Renzi con Graziano Delrio.

Non c’è nessuno, finora nel Pd, che sappia fare il gesto "storico". Ho letto l’intervista di Walter Veltroni, che stimo molto. È un appello a due eserciti contendenti per il disarmo. Ma vogliamo mettere infila i discorsi di Renzi? Vogliamo vedere da quei discorsi chi aggredisce chi? Poi, poca ipocrisia, il disegno di Renzi è il progetto più rottamabile del mondo. Roba antica. Che c’entra con lui Macron?

MATTEO NON CAPISCE L'ITALIA. Renzi è un centrista compassionevole che vuole distribuire bonus ai poveri, che sa fare molto bene la riforma civile del Paese, cosa importantissima, ma che dell’Italia ha le stesse idee di Oscar Farinetti, mozzarelle e carne piemontese. L’Italia è cosa più complessa e l’impresa non va applaudita ma sospinta, anche con scelte adeguate a fare questo piuttosto che altro con la creazione di convenienze fiscali e di sostegno all’estero.

UN COLLEZIONISTA DI INSUCCESSI. Se ci sarà scissione, questa non avverrà sulle date. È che le date dicono quanta voglia ha Renzi di tirare fuori un progetto e di discutere quello degli altri. Lui crede che da solo basta, il suo mondo crede di aver trovato l’uomo della Provvidenza mentre è il premier che ha collezionato più insuccessi e il segretario di partito che ha fatto cadere più governi diretti da suo compagni di partito. È il caso di cantargli con Caterina Caselli: «Insieme a te non ci sto più, vedo le nuvole lassù».

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