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Resa dei conti nel Pd

Renzi Franceschini
15 Febbraio Feb 2017 1249 15 febbraio 2017

Pd, Renzi rinuncia alla guida in attesa del congresso

Orfini reggerà temporaneamente il partito. L'ex premier si è riunito con Franceschini, Lotti e Boschi: niente urne a giugno. Speranza, Emiliano e Rossi a un passo dalla scissione: «Pluralismo stravolto».

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Matteo Renzi rinuncia alla guida del Partito democratico in attesa del congresso e riunisce i colonnelli per tentare un'ultima apertura alla minoranza, prima dell'assemblea nazionale in programma per domenica 19 febbraio al Parco dei Principi di Roma.

RENZI SI MOSTRA CONCILIANTE. A traghettare il partito fino al congresso (aprile-maggio) sarà il presidente, Matteo Orfini. Nella sua e-news settimanale, Renzi si è mostraTO conciliante: «Il verbo del congresso non è andatevene, ma venite. Non sarà scontro sulle poltrone ma confronto delle idee. Una scissione sulla data del congresso sarebbe incomprensibile. Inspiegabile far parte di un partito che si chiama democratico e aver paura della democrazia. Il dibattito interno non interessa i cittadini. Si riparte, ci si rimette in cammino, c'è bisogno di tutti».

CONVENTION DELLA MAGGIORANZA A MARZO. L'ex premier formalizzerà le sue dimissioni da segretario all'assemblea nazionale. E ha già dato appuntamento ai suoi sostenitori dal 10 al 12 marzo al Lingotto di Torino, dove il Partito democratico nacque con il discorso di Walter Veltroni. Intanto, nella notte, ha preso parte a un vertice con Maria Elena Boschi, Luca Lotti e Dario Franceschini al Nazareno, per evitare la scissione e studiare il da farsi.

NIENTE URNE A GIUGNO. Nel corso della riunione Renzi avrebbe chiarito definitivamente che con il congresso del Pd le elezioni anticipate a giugno sono destinate a saltare. I tempi dell'assise sarebbero stati concordati con Franceschini: conclusione prevista entro il mese di aprile. Le regole, che la maggioranza vuole siano le stesse del 2013, saranno decise da un'apposita commissione.

SPERANZA, EMILIANO E ROSSI CHIUDONO LA PORTA. La partita con Bersani e gli altri esponenti della minoranza sembra però già chiusa. Roberto Speranza, Enrico Rossi e Michele Emiliano hanno diramato una nota congiunta: incontro pubblico sabato 18 febbraio, un giorno prima dell'assemblea nazionale, in un teatro romano del rione Testaccio. I tre sostengono che la direzione nazionale abbia «sancito la trasformazione del Partito democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l'impianto identitario del Pd e il suo pluralismo». Le loro richieste sarebbero «rimaste inascoltate», sabato quindi potrebbe arrivare l'annuncio ufficiale della scissione.

BERSANI: «DUE SETTIMANE IN PIÙ NON BASTANO». «Noi non siamo mica dei pirla che per due settimane in più cambiano linea», avrebbe detto invece Pierluigi Bersani, stoppando così i tentativi di mediazione al ribasso avanzati dalla maggioranza. Il semplice slittamento delle primarie, da organizzare dopo il congresso, è ritenuto del tutto insufficiente dal vecchio leader della Ditta, che si è già espresso con chiarezza: per lui «la scissione è già avvenuta».

GIOVANI TURCHI IN BILICO. Nelle prossime ore anche la corrente dei Giovani turchi si riunirà, presente il ministro della Giustizia Andrea Orlando, contrario al congresso anticipato. Il suo posizionamento potrebbe essere cruciale per dare o togliere peso ai progetti politici delle altre anime del Partito democratico.

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