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Resa dei conti nel Pd

Renzi Bersani
16 Febbraio Feb 2017 1706 16 febbraio 2017

Pd, Bersani: «Renzi si fermi, la priorità è il Paese»

L'ex segretario, in una lettera all'Huffington Post, ha invitato la dirigenza del partito a non correre in direzione del Congresso: «Non si dia seguito alle infauste conclusioni dell'ultima direzione».

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Pier Luigi Bersani sceglie le colonne dell'Huffington Post per lanciare il suo appello al segretario Matteo Renzi: «Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno. Questo criterio, per me e per tanti, e spero per tutti noi, è la base stessa della politica. Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd».

IL CONGRESSO METTE A RISCHIO IL GOVERNO. Per questo motivo Bersani chiede a Renzi «E a tutti coloro che lo hanno sostenuto di non date seguito alle infauste conclusioni dell'ultima direzione. Fermatevi». Per il rappresentante della minoranza con la road map decisa dalla direzione, che accelera i tempi del congresso «Viene messa una spada di Damocle sul nostro stesso governo, si trasforma il percorso congressuale in una immediata e rapida conta, cancellando così ogni ipotesi di riflessione strategica e bruciando l'unica possibilità di una correzione di rotta».

«NON STRAVOLGIAMO TUTTO PER UNA SOLA PERSONA». Per l'ex segretario devono valere i tempi regolamentari da giugno ad ottobre per il congresso: «Qual è la ragione di questo stravolgimento? Esiste una motivazione comprensibile e pronunciabile? No». Per Bersani l'improvvisa accelerazione interna al partito dipende esclusivamente dalla volontà del segretario «di non farsi logorare» e che non c'entrano «nulla l'astio o il rancore verso Renzi. Stravolgeremo dunque tutto il percorso per le esigenze o le velleità di una persona sola? No» risponde Bersani.

SERVE UNA NUOVA IDENTITÀ PER IL PD. Il Pd dovrebbe aspettare ad affrontare il Congresso per permettere al Parlamento di lavorare con serenità alla nuova legge elettorale anche per poter elaborare una proposta politica nel quadro della nuova legge. In tutto questo diventa necessario ripensare all’identità del partito. «Il Pd in questi anni ha smarrito buona parte del suo progetto originario, che era fondato su un'ispirazione ulivista e popolare, un'impostazione saldamente costituzionale e democratica e fortemente pluralista. Quest'idea si è via via rinsecchita, come se il campo largo del centrosinistra si riassumesse nel Pd e il Pd si riassumesse nel suo capo».

«ZITTITA OGNI RICHIESTA DI DISCUSSIONE». Diventa necessario quindi lavorare per ricucire lo strappo con alcuni strati della società civile. «Abbiamo perso rapporti con pezzi di popolo su questioni cruciali come il lavoro, la scuola, le politiche economiche e fiscali. Siamo guardati con ostilità da una parte larga della nuova generazione. Le ripetute sconfitte degli ultimi due anni e l'allontanamento evidente di iscritti e di elettori sono stati totalmente ignorati ed è stata zittita ogni richiesta di discussione vera».

PIACE LA PROPOSTA ORLANDO. Intanto sul piatto rimane la proposta di Andrea Orlando, ovvero una conferenza programmatica prima della fase finale del congresso. Di questo avviso anche Francesco Bocca, presidente della commissione Bilancio della Camera: «La proposta di Andrea Orlando è un'ottima idea. Un confronto è necessario per evitare di ripetere gli errori fatti finora da un Renzi che, pur di correre, non ha voluto mai ascoltare nessuno».

FINOCCHIARO: «AL PD SERVE LA SINISTRA». Dello stesso avviso anche Anna Finocchiaro, ministra per i Rapporti con il Parlamento: «Le suggestioni e il percorso indicato da Andrea Orlando mi sembra possano essere un punto di partenza importante per la nostra discussione» ha fatto sapere in una nota, «il Pd non può esistere, in un momento così complesso e difficile, senza la sinistra».

PER UNIRE QUESTO PD SERVE L'ATTACK. Mentre diversi elementi spingono per la scissione definitiva c'è chi tenta di tenere insieme tutto, come spiega Giuseppe Fioroni: «Franceschini sta facendo un grande sforzo per tenere insieme il Pd, ci proviamo, è difficile, ci vuole l'attack per tenerci tutti uniti». «La scissione se avviene sarà per motivi politici, certo non per il timing del Congresso» ha detto l'ex ministro dell'Istruzione, «Ad oggi però, ci sono ancora il 50% di possibilità che non avvenga la scissione».

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