Renzi Direzione Pd

Resa dei conti nel Pd

Pd Scissione
16 Febbraio Feb 2017 1100 16 febbraio 2017

Pd, il rebus del tesoretto ex Ds in caso di scissione

Su input di Napolitano, accordo per tenere fuori dalla contesa sul partito il patrimonio che fu della Quercia: oltre 300 milioni di euro tra 2.400 immobili e 410 opere d'arte. Niente staffetta tra Sposetti e Orlando.

  • ...

Né con Matteo Renzi né con Massimo D’Alema. Ma neppure con Andrea Orlando, possibile candidato alla segreteria del Partito democratico in contrapposizione proprio all’ex rottamatore. Nella contesa per la conquista del Nazareno non “scende in campo” il tesoretto degli ex Ds: oltre 300 milioni di euro tra 2.400 immobili (per lo più sedi di partito, negozi, ma anche qualche cinema) e 410 opere d’arte (con pezzi di pregio come i Guttuso donati dallo stesso pittore ai leader di Botteghe oscure) conservati e blindati in 57 fondazioni. Un patrimonio sul quale i renziani da tempo starebbero provando a mettere le mani, anche in prospettiva dell’attivazione di nuovi ammortizzatori sociali per i dipendenti del partito e per gestire la “dismissione” delle storiche sedi.

GENTLEMEN AGREEMENT. Nelle ultime settimane sarebbe stato stretto un patto da gentiluomini tra tutte le parti in causa: quei beni restano fuori dalla portata dell’attuale maggioranza che guida il Pd, ma non finiranno neanche nelle disponibilità della minoranza o di chi guarda a una scissione. Garante su quest’accordo un padre nobile della sinistra come Giorgio Napolitano, da sempre molto attento su questo capitolo.

Il segretario del Pd Matteo Renzi.

Ugo Sposetti, senatore del Partito democratico molto vicino all’ex presidente della Repubblica, ultimo tesoriere dei Ds ma soprattutto inventore di quest’architettura finanziaria e rappresentante legale della Quercia, dice con la franchezza che gli appartiene: «Tutte cazzate quelle che si leggono in giro».

ALTRO CHE CLASS ACTION. Il che vuol dire sia che i renziani ripongono le minacce di seguire la via giudiziaria per recuperare questi asset - il tesoriere Francesco Bonifazi, pezzo grosso del Giglio magico, aveva parlato di “class action” - sia che non c’è mai stata davvero l’ipotesi di trasferire a Orlando, politico cresciuto nel vecchio Pci, la rappresentanza legale su quelle formazioni. «Queste ipotesi», spiega un deputato del Pd, «non sono mai davvero esistite. Sono state lanciate dai renziani per vedere l’effetto che avrebbero creato sugli avversari. L’unica cosa vera è che avevano paura che quei beni finissero per finanziare candidati alternativi alla segreteria».

Ugo Sposetti.

Del tesoretto della Quercia si era tornato a parlare nell’estate 2016, quando alcune fondazioni avevano sfrattato il Pd dalle sezioni nelle quali era affittuari morosi. I renziani avevano vissuto queste vicende come affronti da parte della minoranza. Da qui il lavorio di Bonifazi per trovare degli escamotage legali per superare i paletti posti dagli statuti della fondazione, che vincolano per lo più il patrimonio ad attività culturali e non partitiche. Il segretario amministrativo aveva anche minacciato una class action degli iscritti contro Sposetti, il quale si sarebbe anche mosso per evitare ulteriori sfratti.

MIRE DEGLI SCISSIONISTI. Il tema è ritornato centrale quando Mauro Roda, presidente della Fondazione2000 a Bologna e tesoriere locale della Quercia, aveva dichiarato all’edizione locale del Corriere non soltanto di guardare al movimento “Consenso” lanciato da Massimo D’Alema. Da qui il passo è stato breve perché in molti intravedessero il rischio che i signori delle fondazioni usassero i fondi della Quercia per appoggiare le mosse del lìder Massimo. Un rischio bloccato sul nascere dallo stesso Sposetti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati