Renzi Direzione Pd

Resa dei conti nel Pd

Renzi, Grillo spregiudicato pregiudicato
MAMBO
17 Febbraio Feb 2017 0952 17 febbraio 2017

La sinistra ci sarà ancora, il partito di Renzi no

Senza idee, senza strategia, senza visione di insieme, senza risultati. Il leader del Pd pensa che distruggendo il suo partito può salvare se stesso. Si sbaglia.

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Inutile aspettarsi marce indietro clamorose dopo anni di logoramento, di demonizzazione reciproca, di consunzione del progetto che va sotto il nome di Pd. La segreteria Renzi ha tentato la reductio ad unum del partito plurale dandogli un segretario plebiscitato e un pensiero unico di blairismo tardivo, con un piccolo diritto di tribuna per i dissenzienti. Costoro hanno dilatato questo piccolo varco fino a farlo diventare una voragine. A Renzi l’operazione di appropriazione di tutto il Pd non è riuscita perché gli sono mancati tutti, dicasi tutti, i risultati.

LA GUERRA LAMPO NON GIOVA A NESSUNO. In condizioni normali si metterebbe la palla al centro per cominciare a giocare una nuova partita con un arbitro decente. Invece Renzi ha deciso lui il campo, la durata della partita e chi deve essere l’arbitro, e si lamenta se l’altra squadra si rifiuta di giocare con lui. Si può ridicolizzare la questione delle date proposte dalle minoranze, ma dietro le date c’è un problema gigantesco: la revisione della strategia del Pd deve essere colossale oppure deve prevedere un progetto conservativo altrettanto imponente. Non si può fare come fosse un Blitzkrieg. Interesserà ad alcuni che Renzi sia al comando di un partito, ma per l’Italia è più significativo vedere quale proposta verrà fatta.

IL SEGRETARIO HA AVVELENATO I POZZI. Renzi, pur di avere conferma alla segreteria prima del voto amministrativo così da accelerare la caduta del governo Gentiloni, finge di accettare tutte le proposte. Fosse in lui farebbe conferenza programmatica, congressi dei circoli e primarie in due settimane. E che ci vuole? Plebiscito deve essere. La parola al popolo verrebbe data come nei teatri affollatissimi dei guaritori americani che curavano i malati in pochi secondo di fronte a platee entusiaste davanti alle telecamere. Ha avvelenato i pozzi delle relazioni con la sua sinistra interna e con tutto il sistema politico. Sarà carattere, sarà quel che sarà, ma è un personaggio che sa solo dividere. Forma la sua squadretta e parte all’assalto di tutte le altre. Avesse avuto risultati!

A Renzi l’operazione di appropriazione di tutto il Pd non è riuscita perché gli sono mancati tutti, dicasi tutti, i risultati

La sinistra sa che deve affrontare, se dovrà andarsene, una lunga marcia. Lunga e difficile, ma il suo compito è storico, quello di ridarsi una possibilità. Non si sono costruite organizzazioni, sindacati, non si sono formate coscienze civili per portare milioni di persone a sposare le tesi del Macron italiano. Fra qualche anno la sinistra ci sarà ancora, il partito di Renzi no.

PD RIDOTTO A STRUMENTO PER UNA PERSONA. Capisco lo scetticismo di chi pensa che non c’è vita fuori da un grande partito, ma in un Pd ridotto a strumento che una sola personalità utilizza come un bastone e modifica a proprio piacimento c’è ancora meno vita. È vero, l’atto di accusa è verso Matteo Renzi, ed è più forte in chi quando vinse disse: «Dategli tempo, è una energia nuova». Invece arrivò senza idee, si prese tutto il potere, si circondò di incompetenti, demonizzò le culture, secolari, che c’erano prima di lui, cercò di buttare fuori dalla politica chi lo aveva preceduto (vI ricordate il discorso di Berlusconi contro D’Alema a Gallipoli?).

RENZI VUOLE TRATTARE CON LA PISTOLA SUL TAVOLO. Hanno ragione i sostenitori dell’Omino della Provvidenza quando dicono che per l’opposizione il problema è lui, Matteo Renzi. Il problema è che l’uomo che in una notte ha defenestrato Enrico Letta, e l’avrebbe già fatto con l’amico Gentiloni, è persona politicamente inaffidabile. Il renzismo tiri fuori presto gente da cui comprare un’auto usata, forse è tardi, ma sarebbe un buon tentativo. Renzi vuole trattare, se vuole trattare, con la pistola sul tavolo. Dall’altra parte non siederà nessuno.

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