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POLEMICA 23 Febbraio Feb 2017 1406 23 febbraio 2017

Aborto, Lavra: «Zingaretti revochi l'assunzione dei non obiettori»

Il presidente dell'Ordine dei medici di Roma: il concorso «discrimina chi esercita un diritto sancito dalla bioetica e dalla deontologia». La replica della Regione Lazio: «Nessuna iniquità».

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L'ingresso dell'ospedale San Camillo di Roma.

Il presidente dell'Ordine del medici di Roma, Giuseppe Lavra, ha chiesto al governatore Nicola Zingaretti di revocare l'assunzione all'ospedale San Camillo della Capitale dei due medici vincitori del concorso bandito dall'ente per non obiettori all'aborto. Lavra ha chiesto anche che la Federazione nazionale degli Ordini dei medici prenda posizione: «Prevedere un concorso soltanto per non obiettori di coscienza significa discriminare chi esercita un diritto sancito dalla bioetica e dalla deontologia medica».

LA REGIONE: «NESSUNA INIQUITÀ». La Regione Lazio ha replicato affermando che le procedure d'assunzione «non contengono alcuna forma di iniquità». Nel testo del bando, infatti, non ci sarebbe «alcun accenno, tra i requisiti previsti, all'obiezione di coscienza», bensì «una specifica indicazione delle funzioni da svolgere per le prestazioni assistenziali legate all'erogazione del servizio».

LAVRA: «EVENTUALI DIFFICOLTÀ SUPERABILI IN ALTRO MODO». Secondo Lavra, tuttavia, «soltanto ragioni superiori potrebbero consentire di superare il diritto fondamentale di invocare legittimamente l'obiezione di coscienza in determinate situazioni. Ma queste ragioni superiori non ci risulta esistano». A suo giudizio, infatti, «non risulta che i servizi di interruzione volontaria di gravidanza siano mai stati non garantiti nell'azienda sanitaria pubblica. Inoltre, ove si verificassero difficoltà ad assicurare il servizio, esisterebbero numerosi strumenti normativi, di carattere flessibile, che potrebbero tranquillamente superare tali ipotetiche difficoltà».

ZINGARETTI DIFENDE LA SUA SCELTA. Per Lavra il concorso rappresenta una «forzatura gestionale e amministrativa, che allarma chi ha il dovere di tutelare la professione medica nei suoi aspetti fondamentali della bioetica e della deontologia, ad esclusiva garanzia della comunità sociale». Le polemiche, insomma, non si placano. Zingaretti ha difeso la sua scelta, affermando che occorre «affrontare il grande tema dell'attuazione vera della legge 194, anche sperimentando forme innovative di tutela. Si tratta quindi di una sperimentazione, siamo i primi in Italia e penso che sia necessario garantire alle donne un diritto sancito dalla legge».

LORENZIN CONTRO LA REGIONE. I due medici non obiettori assunti al San Camillo lavorano già da molti anni nello stesso ospedale, con un contratto a tempo determinato. Secondo Zingaretti, «chi legittimamente è obiettore non ha partecipato a questo bando e potrà portare le sue professionalità in altri campi». Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha però bocciato il concorso della Regione Lazio: «È evidente che abbiamo una legge che non prevede questo tipo di selezione. Prevede invece la possibilità, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno, per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla Regione di attingere anche in mobilità da altro personale».

LA CENSURA DEL CONSIGLIO D'EUROPA. Il tema divide il mondo politico. Se il Partito democratico parla di «azione a tutela delle donne», l'opposizione la definisce «illiberale». L'attuazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, in ogni caso, è costata all'Italia la censura del Consiglio d'Europa, che nel 2016 ha rilevato difficoltà di accesso all'aborto per le donne italiane pronunciandosi su un ricorso presentato dalla Cgil (guarda le infografiche sull'eccesso di obiettori di coscienza in Italia).

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