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Resa dei conti nel Pd

Partito Democratico
23 Febbraio Feb 2017 1216 23 febbraio 2017

Pd, perché la scissione è il solito conflitto tra Sparta e Atene

Collettivismo contro individualismo. Il duello fra le due sinistre sembra quello degli antichi greci. Il sociologo Pellicani: «Bersani e la minoranza sono legati all'utopia comunista. Dividersi farà chiarezza».

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Sparta e Atene. Ossia «sempre la solita divisione tra le due sinistre». Il professor Luciano Pellicani, storico direttore di Mondo Operaio, sociologo alla Luiss e professore per generazioni che si sono formate alle sue lezioni - tra gli studenti anche i giornalisti Giovanni Floris e Vittorio Macioce - è riformista da sempre, coerente anche quando a rischio impopolarità (nel 2002 si prese i fischi in piazza San Giovanni per aver attaccato Antonio Di Pietro e i girotondi).

CON O CONTRO IL LENINISMO? Negli Anni 70 fu proprio Pellicani («So quasi a memoria i 45 testi di Lenin») a scatenare un dibattito furioso: quando Enrico Berlinguer lodò la «ricca lezione leniniana», un saggio del professore (che conteneva una lunga citazione di Proudhon) fece schierare i socialisti di Craxi contro il leninismo - in un convegno organizzato da Paolo Flores d’Arcais, a quei tempi folgorato sulla strada di Bettino.

DUE DIVERSI TIPI DI APPROCCIO. Potrebbe sembrare un dibattito lontano, quello, possibile solo in anni di argomentazioni e di idee. Ma in realtà lo è anche oggi, quando il confronto è solo scontro, tutto emozioni e intestino; anche nella vacuità liquida risulta facile vedere come due diversi approcci sono ancora lì, alla base di divergenze politiche. E sempre allo stesso nodo, al conflitto tra Sparta e Atene, tra libertà degli antichi e quella dei moderni, bisogna tornare.

Una manifestazione del Pd e, nel riquadro, Luciano Pellicani.

DOMANDA. Professor Pellicani, anche nel suo ultimo libro I cattivi maestri della sinistra ci spiega che la sinistra in realtà… sono almeno due! Quella di Sparta e quella di Atene.
RISPOSTA. È proprio così: nel Settecento l'intellighenzia francese che contestava l'ordine costituito, l'antico regime, si divise sostanzialmente in due grandi famiglie. La famiglia di coloro che esaltavano Sparta, l'eguaglianza, la solidarietà, l'unità e avevano il massimo rappresentante in Rousseau; e la famiglia di chi guardava ad Atene: Voltaire, Montesquieu, rappresentati di coloro che mettevano la libertà sopra ogni principio.

D. Collettivismo contro individualismo come principi fondanti di due diverse visioni politiche.
R. Sì. E oggi la nostra civiltà si basa sull'individualismo, ma al contempo continua a caratterizzarsi nel conflitto permanente tra spartani e ateniesi.

D. Secondo lei nella scissione in corso nel Pd c’è un'eco di questa divisione?
R. Si trova senz’altro un'appendice del discorso che evidentemente non si è ancora esaurito, malgrado il collasso e la bancarotta del comunismo marxista leninista. Pensatori come Bauman e Zizek insistono sulla superiorità del modello collettivistico rispetto a quello individualistico, portando avanti una critica frontale all'esistente.

Con il collasso del conflitto marxista-leninista molti si sono definiti liberali, ma spesso non ci sono riusciti perché non lo sono

Luciano Pellicani

D. E in Italia?
R. Per esempio Diego Fusaro, che è un giovane filosofo (e collaboratore di Lettera43.it, ndr), nel suo libro su Gramsci spiega di ritenerlo ancora attuale in quanto ci offre delle armi per combattere capitalismo e individualismo, dei misfatti per Fusaro. Ma alla fine il risultato di questo approccio è sempre lo stesso: non può che arrivare alla classica visione totalitaria.

D. Eppure cosa c’entra una simile visione radicale con Pier Luigi Bersani e la minoranza Pd?
R. Bersani l'ha sempre detto di essere comunista, ed è rimasto tale. Per lui non bisogna mai rinunciare alla grande utopia comunista.

D. Però è anche l'uomo delle liberalizzazioni: ha fatto dei passi avanti rispetto alla sua cultura di riferimento.
R. Non c'è dubbio. Ma il fatto è che il conflitto permanente che c’è stato all’interno del partito è come quello che, per certi versi, riscontriamo a volte nelle stesse persone. Con il collasso del conflitto marxista-leninista molti si sono definiti liberali, hanno cercato di dimostrare di essere liberali, ma spesso non ci sono riusciti, perché non lo sono.

D. Per questa mancanza di visione liberale alcuni esponenti della sinistra, intellettuali e artisti, sono attratti dal populismo?
R. Sì, perché sono sempre alla ricerca di una critica frontale del sistema esistente, del capitalismo. Alla fine il problema è sempre lo stesso, torniamo alla divisione Sparta contro Atene.

Questo scontro è strutturale, ed è un bene: come sosteneva il grande Montesquieu, una società libera è una società “agitata”

Luciano Pellicani

D. Cosa è cambiato però oggi?
R. È una contrapposizione in forma minore, perché è evidente che non c'è più la prospettiva rivoluzionaria che significava la fuoriuscita dal sistema, economico, politico, morale della civiltà occidentale. Oggi non c'è questo conflitto radicale, non esistono nemici da annientare, ma avversari da sconfiggere con mezzi democratici.

D. Quello tra Spara e Atene è anche un conflitto utile alla fine.
R. La civiltà occidentale da secoli è lacerata da scontri intellettuali e morali che poi sfociano in programmi politici. Qualcuno ha detto giustamente che grazie a questo duello permanente la nostra civiltà non si addormenta, e non arriva ad auto-glorificarsi come se si ritenesse la massima realizzazione possibile di una civiltà.

D. È così?
R. Abbiamo fatto molta strada, ma come ha detto Veronesi molta ce n'è ancora da fare. Questo scontro è strutturale, ed è un bene: come sosteneva il grande Montesquieu, una società libera è una società “agitata”.

D. A questo punto una scissione del Pd può aiutare a fare chiarezza, come ha detto più volte anche Massimo Cacciari?
R. Penso di sì: l'idea di costruire un soggetto politico nel quale ci sono conflitti fondamentali non è positivo per la società italiana. Meglio la chiarezza, così l’elettorato saprà chi sta votando.

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