Russo
6 Marzo Mar 2017 1753 06 marzo 2017

Consip, i viaggi in Iran di Russo

In pochi anni l'imprenditore toscano è passato dalle depilazioni alle delegazioni governative in Iran. Un biglietto da visita per acquisire credibilità. Ma «u' guaglione» è solo «un millantatore pericoloso» o di più?

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Millantatore pericoloso o faccendiere punto di collegamento tra l'imprenditore Alfredo Romeo e l'ex governo di Matteo Renzi? Uno dei personaggi centrali e più oscuri dell'inchiesta Consip è Carlo Russo, 33enne imprenditore toscano, indagato per traffico di influenze, piccoli affari con centri massaggi e farmaceutica in zona Scandicci, amico del padre dell'ex premier Matteo Renzi, spesso pendolare tra Firenze e Roma per incontrare Romeo e «l'alter ego, stratega» Italo Bocchino.

DALLE DEPILAZIONI ALLE DELEGAZIONI GOVERNATIVE. Il personaggio di Russo è già stato sviscerato sui quotidiani. Il suo profilo Facebook ampiamente saccheggiato: dalle foto con la scritta «Io sto con Matteo Renzi» alla solidarietà a babbo Tiziano dopo l'archiviazione del processo sul crac Chil Post a Genova, fino ai post di sostegno a Luca Lotti per il suo impegno politico. Quello che non è chiaro è perché proprio uno come Russo, che nel 2010 parlava di depilazioni su Facebook postando foto con l'ex calciatore Giancarlo Antonioni nel suo centro di bellezza, possa in pochi anni essere entrato nel giro che conta. Fino a partecipare spesso «a delegazioni governative in Iran» per discutere di affari, come trascrivono i carabinieri del Noe di Roma nelle carte nelle quali emerge come Romeo, parlando con Bocchino, dicesse dell'imprenditore: «Un sacco di volte è andato in Iran».

UN ATTIVISMO PERICOLOSO. Quello che stanno cercando di capire gli inquirenti sono appunto i legami tra Russo e il ministro allo Sport Luca Lotti, rapporto che occupa la maggior parte delle conversazioni tra Bocchino e Romeo. Russo, «l'omino», «il guaglione» o «il ragazzo», come lo chiama l'imprenditore partenopeo, venerdì scorso di fronte ai magistrati John Woodcock e Romano Palazzi si è avvalso della della facoltà di non rispondere». Eppure ci sarebbe molto da capire sul lavoro svolto da Russo nel 2016 per perorare la causa di Romeo, preoccupato, quest'ultimo di non riuscire a conquistare parte dei lotti dell'appalto Consip da 2,7 miliardi nonostante avesse finanziato la fondazione Big Bang di Renzi con 60 mila euro. Uno dei nodi dell'indagine ancora da sciogliere, infatti, è proprio la credibilità di Russo. Perché in fondo è l'attivismo di questo «guaglione» con i capelli neri impomatati a aver inguaiato il Giglio Magico.

Carlo Russo.

Bocchino e Romeo ne parlano spesso, sin dal gennaio 2016 prima ancora che sia formulato il bando di gara Consip. Di sicuro l'ex deputato di An conosce Lotti, perché ne parla il 19 gennaio, come emerge dall'informativa dei carabinieri di Roma del 3 febbraio 2017. Dice l'ex delfino di Gianfranco Fini a proposito di Russo: «È venuto da me a nome di Lotti, mi ha chiesto di conoscere una serie di persone, che io credevo di fare una cortesia a Lotti, poi quando ho parlato con Lotti, Lotti mi ha detto è amico del papà, per carità... e dopodiché, ogni volta che ho chiesto mi hanno detto per carità... poi vedo che va in giro, dice un sacco di cazzate a me e agli altri... è un millantatore pericoloso...».

IL CAMBIO DI STRATEGIA. Il «papà» è Tiziano Renzi che, secondo le dichiarazioni di Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, gli aveva già fatto presente più volte il nome di Russo per organizzare un incontro. Da gennaio a settembre però succede qualcosa. Bocchino e Romeo cambiano idea su Russo. Anzi, dopo che Lotti e il padre di Renzi sono stati informati sulle indagini in corso - a quanto pare prima dell'estate - iniziano a parlare di fare «un accordo quadro» per arrivare a condizionare i vertici di Consip. Accordo che si potrà concretizzare dopo il 4 dicembre in caso di vittoria di Renzi al referendum.

LA MISSIONE A TEHERAN. «Allora u'guaglione ci sta indò u'sistema», dice Romeo in una delle conversazioni intercettate con il suo braccio destro Italo Bocchino lo scorso settembre. Romeo si convince dei buoni uffici di Russo dopo aver ricevuto notizia della partecipazione di quest'ultimo alla missione imprenditoriale italiana in Iran a fine 2015. Del resto gli interessi a Teheran sono nevralgici per capire anche la partita di giro che si è consumata attorno a L'Unità, rilevata dal gruppo Pessina a metà 2015, protagonista l'amministratore delegato Guido Stefanelli. Combinazione: in Iran i costruttori con quartier generale a Milano si sono aggiudicati la costruzione di cinque ospedali nei prossimi anni.

Alfredo Romeo.

A questo punto, i due rivalutano Russo. La partecipazione alla delegazione che a fine 2015 visita Teheran con l'allora vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda diventa il suo biglietto da visita per trasformarsi da «pericoloso millantatore» a uomo dentro «o' sistema». In Iran Russo è andato con la Ceg Elettronica, azienda aretina in questi giorni scossa dall'inchiesta che lo ha tirato in ballo. E dalla Ceg, si legge sempre agli atti dell'inchiesta, «u' guaglione» ha incassato quasi 220 mila euro in due anni.

LA PARTITA PER L'UNITÀ. Russo però si muove anche per l'Unità. A rivelarlo sono le intercettazioni dell'inchiesta scivolata sull'asse Roma-Napoli e lo stesso tesoriere del Partito democratico Francesco Bonifazi. Quest'ultimo è spesso tirato in ballo dallo stesso Russo e ritorna anche quando l'abbreviazione «Bonifaz» fa la sua apparizione sui famosi pizzini ritrovati dal Noe dei Carabinieri. L'imprenditore di Scandicci si muove per l'acquisizione del quotidiano da parte di Romeo, tanto che i due, ricostruiscono gli inquirenti, si sarebbero ritrovati pure fuori dal Nazareno. Bonifazi non compare solo nel pizzino: il tesoriere ha tenuto a precisare a La Verità di aver incontrato due volte Russo proprio per discutere della proposta di Romeo, ma con poco tempo e scarso entusiasmo. Nel colloquio che gli investigatori registrano a settembre 2016, si parla proprio del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Dopo l'acquisizione da parte del tandem Stefanelli-Pessina non è mai arrivato un piano industriale per il rilancio della testata e le acque sono agitate. Occorrono almeno un paio di milioni freschi per evitare i licenziamenti, e Bocchino è ben informato sul punto. Tanto che il 2 novembre arriva la nota dei redattori che preparano un pacchetto di cinque giorni di sciopero. Più avanti sarà lo stesso Russo a spiegare a Romeo come l'acquisto e il risanamento dell'Unità siano «un discorso che aiuta anche il suo colloquio con Tiziano (Renzi, ndr)».

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