GRILLO
17 Marzo Mar 2017 1444 17 marzo 2017

A Genova Grillo ha ucciso l'ultimo miraggio di democrazia 2.0

I vertici M5s sconfessano la candidata vincitrice perché danneggerebbe l'immagine del M5s. Prima era successo a Bologna. Addio territori, ormai l'unico obiettivo è Palazzo Chigi.

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Lo scrivevo il 3 marzo da queste stesse colonne: «Per capire ciò che il M5s farà in futuro, come tratterà le crisi locali e l'attivista scomodo, è sufficiente studiare la storia del Meetup bolognese per intuirne le mosse». E poi aggiungevo, riferendomi al caos romano di Virginia Raggi, «Il Blog le darà una mano». Mi sbagliavo di poco. Nella Capitale il voto sul nuovo codice per gli eletti di fatto ha salvato la sindaca raggiunta dall'avviso di garanzia mentre a Genova, con un post, il capo politico ha di fatto sfiduciato la vincitrice delle Comunarie Marika Cassimatis, promuovendo il candidato di partito Luca Pirondini.

GENOVA 2017 COME BOLOGNA 2015. Partiamo da una domanda: chi ha tagliato fuori Cassimatis? Beppe Grillo, Davide Casaleggio o Pietro Dettori, responsabile editoriale di Rousseau? Battute a parte, il caso Cassimatis mi ha ricordato ciò che mi accadde un anno e mezzo fa. Nel novembre 2015 mi candidai alle primarie di Bologna del M5s (dopo 7 anni di attivismo), dichiarando chiaramente di essere in contrasto con la politica portata avanti da Massimo Bugani (all'epoca e tutt'oggi “segretario regionale” del M5s Emilia-Romagna). Dopo una serie di vicende la risposta fu la mia espulsione. Tra le motivazioni scritte nella mail firmata staff, ce n'è una che torna anche nel post dedicato alla candidata genovese colpevole - come me - di aver arrecato «danni all'immagine» al Movimento 5 stelle. Si potrebbe pensare che fino a che c'era Gianroberto Casaleggio, le epurazioni avvenivano prima delle votazioni online. Oggi, con suo figlio Davide, le tempistiche sono cambiate leggermente ma la sostanza è rimasta la stessa.

LE PRIME CORRENTI DEL MOVIMENTO. A Bologna, nel lontano 2012, si consumò una frattura tra l'assemblea degli attivisti e i consiglieri comunali Bugani e Marco Piazza. Da poco erano stati espulsi Giovanni Favia e Federica Salsi ed era scoppiato uno scandalo di mail sottratte e pubblicate online, il cosiddetto Bugani-leaks, che spaccò definitivamente in due il MeetUp con la relativa creazione di due correnti interne. La frattura si estese a macchia d'olio in tutta la regione e successivamente tra gli eletti in Parlamento. L'assemblea bolognese votò, in piena crisi, il nuovo responsabile (colui che regolava il dibattito e gestiva l'agenda) ben sapendo che se avesse vinto la candidata di Bugani, il caso sarebbe stato insabbiato come se nulla fosse successo. Purtroppo per Bugani vinse un altro candidato, Andrea Cabassi, e il caso mail rubate, che faceva emergere la creazione di una segreta corrente interna volta a far dimettere Federica Salsi dopo la sua partecipazione a Ballarò, fu messa all'ordine del giorno.

Massimo Bugani e Beppe Grillo.

Pur di non rispondere e confrontarsi, Bugani non si presentò più in assemblea, delegittimandola pubblicamente. Dichiarò che gli attivisti erano "solo" normali cittadini. In pratica definì le persone che lo avevano votato come candidato sindaco elettori qualsiasi che, se non erano d'accordo con la linea maggioritaria tenuta da Grillo, potevano anche andarsene. Cercò quindi di far sembrare una maggioranza quella che in realtà era una minoranza. Bugani era in minoranza nel M5s di Bologna e pur di non accettare la democrazia interna cercò di apparire sui media supportato da una maggioranza inesistente. A quel punto Cabassi e tutta l'assemblea diedero battaglia fino al giorno della loro espulsione che avvenne prima delle primarie online dei candidati al Parlamento europeo, nell'aprile 2014. Quattordici attivisti furono espulsi con un click, disattivati dal portale senza appello. Il caso finì persino a Piazza Pulita. Da quel momento anche chi non era stato direttamente espulso se ne andò. Bugani creò una assemblea dove era vietato parlare di questioni interne aprendo il confronto solo sui progetti per Bologna: una nuova base di sostenitori visto che quella di prima non andava più bene.

SCISMA IN VISTA SOTTO LA LANTERNA. A Genova ora succederà la stessa cosa. Cassimatis è stata sconfessata, secondo Grillo, per aver «condiviso pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal Movimento 5 stelle». Ma se la candidata ha solidarizzato con i fuoriusciti di Effetto Genova significa che chi l'ha votata l'ha scelta proprio per questo. Perché forse molti sono stanchi di votare i talebani del M5s sempre disposti ad allineare il loro pensiero a quello del Blog senza dissentire. La maggioranza degli attivisti del M5s genovese si è quindi dimostrata essere contro il “sistema Casaleggio”. Come faranno ora i sostenitori di Cassimatis a votare il M5s alle Comunali? Probabilmente molti se ne andranno e la minoranza diventerà maggioranza. Come a Bologna. Se Grillo e Casaleggio avessero un briciolo di senso della democrazia aprirebbero una seria riflessione sul loro operato degli ultimi quattro anni. Invece, anche in questo caso, vogliono continuare a sovvertire la maggioranza dei loro iscritti facendoli apparire come una minoranza di impostori.

Beppe Grillo con Alice Salvatore.

In realtà non è così: gli impostori sono gli stessi fondatori del M5s, visto che hanno creato un movimento basato sulla iper-democrazia online e poi si comportano esattamente al contrario. Chi chiede «fiducia» per la scelta presa (come scrive Grillo sul caso Cassimatis), lanciando accuse e condannando persone senza portare prove (tipico del sistema Casaleggio) non sta creando una democrazia ma una religione civile, un partito carismatico. Se nel 2009 ci avessero detto che era questo il progetto del M5s, nessuno li avrebbe seguiti e i due fondatori sarebbero rimasti all'interno del loro Blog.

UN PARTITO BRAND. Oltre alla sistematica sovversione della maggioranza, così a Bologna nel 2013 come a Genova nel 2017, il «danno di immagine» pare essere un'ossessione per la Casaleggio srl. Il M5s viene trattato dagli stessi fondatori sempre più come un brand da far crescere e tutelare. Poco importa il mezzo, l'importante è il fine. E cioè il consenso, la percentuale di voti presi. Anche se non è sempre vero. A Bologna infatti, dopo l'espulsione di Favia e Salsi e con l'arrivo di Bugani come segretario regionale nel 2013, il M5s ha inizialmente perso voti e successivamente è cresciuto, ma sempre meno rispetto alle altre città. Nel 2009 Bologna era la più grande città con un consigliere M5s eletto. Nel 2016 il Movimento ha conquistato Torino e Roma ma a Bologna non è andato nemmeno al ballottaggio fermandosi al 16%.

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI. Ma perché i disastri elettorali locali vengono promossi? Perché a Casaleggio e Grillo non interessa più la politica dal basso dei Comuni dai quali erano partiti. Ora che sono i parlamentari mediatici come Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio a portare voti, il danno elettorale locale non tocca nemmeno di striscio quello nazionale. Dopo questo scandalo, a Genova è facile prevedere un brutto risultato elettorale. Quindi è meglio tenersi un piccolo gruppo di fedelissimi sui territori che salvaguardino il M5s da scalate interne con la certezza di continuare a guadagnare consensi a livello nazionale. Perché è questo quel che conta. Tanto la gente guarda solo la tivù, e Casaleggio lo sa.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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