I 400 colpi

Di Battista, se cade Roma tornano soliti
20 Marzo Mar 2017 1032 20 marzo 2017

Dibba, incrocio tra un dittatore dello Stato di Bananas e un cartone animato

Con una piroetta, il giacobino grillino liquida la sconfessione del vincitore delle comunarie a Genova da parte di Beppe.

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Sebbene abbia scritto un’autobiografia che in molti tratti è un capolavoro di comicità involontaria, Alessandro Di Battista è da annoverare tra i più truci e giacobini deputati della Repubblica. Se fosse vissuto ai tempi della Rivoluzione francese, avrebbe fatto rotolare più teste lui che congiuntivi il suo compagno Di Maio. Oggi (lunedì 20 marzo, ndr) il Dibba, figura a metà tra un cartone animato e un dittatore dello Stato di Bananas, se ne esce con una piroetta che solo chi è poco convinto delle proprie idee ha spazio per compiere.

PIÙ FANNO GAFFE, PIÙ AUMENTANO I CONSENSI. Intervistato da Repubblica sulla clamorosa sconfessione del vincitore delle comunarie a Genova da parte di Grillo che anche un campione dell’integralismo avrebbe qualche imbarazzo a sostenere, il giovanotto si giustifica così: siccome il capo è il garante assoluto del movimento, ciò che egli decide va bene a prescindere. Anche quando si tratta di cancellare d’emblèe la scelta dei militanti che con ben 362 dicasi 362 preferenze avevano designato Marika Cassimatis a candidato sindaco. Ma più che l’episodio in sé, è un’altra la questione che fa riflettere. Ovvero, come di fronte a comportamenti che a qualsiasi altro politico o partito costerebbero un mare di consensi, quando a compierli sono i grillini (e qui c’è il precedente della Raggi che fa scuola) i consensi aumentano.

AL M5S UN CREDITO ILLIMITATO NONOSTANTE L'INCOERENZA. Tre le possibili spiegazioni. La prima è che negli italiani cova un mai sopito afflato del 'quando c’era Lui' che rimpiange l’uomo solo al comando (sto parlando di Mussolini, non di Renzi). La seconda che, fenomeno inspiegabile, i grillini godano di una sorta di antropologica immunità per cui fa comunque fede la tribù di appartenenza sull’operato del singolo. La terza, forse la più convincente, che gli altri ne abbiamo combinate talmente tante che al confronto anche l’estrema parossistica incoerenza dei Cinque stelle risulti un peccato veniale. Cosa che alle prossime elezioni porterà l’elettorato a preferire loro fino al punto da portarli a governare l’Italia, ben sapendo che poi al grido di «onestà, onestà» essi riempiranno ceste di teste. Comprese molte di quelli che li hanno votati.

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