Grillo
20 Marzo Mar 2017 0800 20 marzo 2017

M5s, le contraddizioni tra il Grillo comico e il Grillo politico

Dalla responsabilità del Blog al dominio. Dal ruolo dei MeetUp a quello della Rete. Fino al calcio. Così negli anni le maschere di Beppe si sono alternate. Spesso smentendosi l'un l'altra.

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Uno, nessuno e cento Grillo. Quanti Beppe ci sono? C'è il comico, il capo politico del Movimento 5 stelle, il megafono. E il garante che alla bisogna, vedi Genova, calpesta senza problemi le regole del suo movimento e sfiducia chi è stato votato dagli iscritti. «Una democrazia senza regole non è una democrazia», ha sentenziato il 20 marzo, «noi abbiamo le nostre regole. Io sono il garante e le faccio rispettare, chi non è d'accordo si faccia un altro partito». Peccato che sotto la Lanterna a non rispettarle sia stato lui, visto che, come si legge nel Regolamento M5s del 2012, «alla votazione per argomenti di interesse regionale o locale sono ammessi al voto solo gli iscritti residenti nell'ambito territoriale interessato». A rigor di logica dunque Beppe dovrebbe fare i bagagli e farsi un altro partito. E invece nulla: la maggiorparte degli iscritti si è schierata dalla sua parte. Con una specie di padre padrone in cui bisogna avere «fiducia», anche se non se ne comprendono le strategie e le decisioni. Più religione che politica, insomma.

BLOGGER SUO MALGRADO. C'è poi Grillo blogger di successo, e non da oggi. Con il suo Blog che in questi anni ha dettato la linea politica del Movimento e da cui sono partite scomuniche, gogne mediatiche, battaglie e pure le espulsioni. Con i famosi post scriptum. Mentre ora il grosso dell'attività ha traslocato sul Blog delle stelle e sulla piattaforma Rousseau. Blog del quale però Grillo dice, attraverso i suoi legali, di non essere completamente responsabile, almeno per i pezzi che non portano la sua firma. Così come non è responsabile dei profili social - attenzione al plurale - letti, retwittati dal popolo pentastellato.

«LA RESPONSABILITÀ È MIA». Una doccia fredda che lui ha prontamente liquidato come tanto rumore per nulla. Eppure, stando all'atto costitutivo del M5s datato 2012, il capo politico rivendicava la gestione e la titolarità della pagina. E anche cinque anni fa lo aveva fatto, alla fine di un lungo post firmato: «Vorrei ricordare, ancora una volta, che la responsabilità editoriale del Blog è esclusivamente mia, che il programma comunale e regionale non è scritto da me o dallo staff, ma direttamente dalla lista».

Come è noto ad avere registrato il dominio beppegrillo.it fu nel 2001 Emanuele Bottaro, signore nato a Padova e residente a Modena. Lo fece per amicizia, ha detto nelle poche interviste che ha concesso. E senza guadagnarci nulla. Ma anche sulll'affaire dominio, Beppe il comico aveva dato una versione differente. Vero, durante uno spettacolo dei primi Anni Duemila e quindi in veste si suppone di giullare. Show in cui però molto prima di buttarsi in politica parlava di multinazionali, denunciava scandali come quello dei bond argentini, portava avanti battaglie ambientaliste. Temi che sarebbero diventati patrimonio cinque stelle.

«HANNO COMPRATO IL MIO NOME». E cosa diceva Beppe del Blog? Ai tempi non aveva evidentemente ancora compreso la potenzialità della Rete su cui poi avrebbe costruito il suo Movimento. «Internet doveva essere un sistema democratico per farci lavorare di meno», diceva aggirandosi tra gli spettatori rapiti ed entusiasti. Invece attraverso di esso si compra e si vende di tutto. «Non è mai successo che uno potesse comprare il tuo nome e cognome», continuava nel suo monologo. «È successo a me. Beppe.grillo.it non sono io, si chiama Palumbo ed è di Catania. "Se lo vuoi", mi ha detto, "dammi 1 milione e mezzo". Gli ho risposto: "Per 1 milione e mezzo ti do pure la residenza» (nel video di seguito dal minuto 1, ndr). E giù meritate risate.

Boutade o realtà, poco importava. Un comico ha licenza di dire ciò che vuole. E pure un politico ha tutto il diritto di cambiare idee e posizioni soprattutto nell'arco di tre lustri. Riguardare però i vecchi spettacoli prodotti dalla Casaleggio associati, che li vende online, fa pensare.

QUANDO ATTACCAVA IL BLOG DI PRODI. Si prenda lo spettacolo del 2005 Beppegrillo.it. La Rete non era più guardata con sospetto, anzi: era presentata come orizzonte della democrazia. La nuova comunicazione che la vecchia politica ignorava o snobbava. Presentando il suo Blog super premiato, Grillo attaccava Romano Prodi. «Anche Prodi aveva un blog», partiva all'attacco. «Ma l'ha chiuso dopo 20 giorni perché non aveva il tempo di comunicare con gli elettori. Perché per comunicare vanno a Porta a Porta, la morte civile». E poi: «Io ho un blog che mi fa lavorare, di giorno rispondo. Comunico per nome e cognome con le persone. Si instaura un forum di discussione su un argomento che decido io...». Una decina di anni dopo abbiamo visto com'è andata a finire.

Anche qualche anno dopo - era il 2007 - Grillo era tornato all'attacco di Prodi in Reset. Questa volta per i «128 punti» del programma sottoposti a 4 milioni e mezzo di elettori. Poi diventati 12 «scusate abbiamo scherzato», commentava caustico. Chi l'avrebbe detto che nel 2017 a "scherzare" con il voto di 362 icritti genovesi (su 700) sarebbe stato lui. Sempre nello stesso spettacolo minacciava ridendo: «Mi basterebbero due anni di dittatura sobria con caparra e li faccio fuori tutti». "Fuori tutti" sicuramente ha fatto i cosiddetti dissidenti che con una mail del fantomatico e anonimo ai più Staff si sono visti cacciare dal Movimento. Nel 2005 del resto, parlando di Telecom, aveva detto: «Quarantamila persone sono state licenziate e non si sa da chi». Beppe negli anni pare così essersi trasformato nel suo nemico. Lui certo non licenzia, espelle. Perché «dietro Internet non c'è niente, solo magazzinieri e camion», diceva. E, a volte, uno Staff anonimo.

L'INDIPENDENZA SI FA PRETESTO. Passati gli anni in cui sul palco distruggeva computer, la tecnologia e la Rete vennero rivalutate. Ma ciò che aveva in mente il comico dal virtuale si concretizzava già nel reale. E infatti in Reset aveva presentato la realtà dei MeetUp, dando voce ai rappresentanti dei grilliromani.it. «Gruppi che agiscono sul territorio, ragazzi né di destra né di sinistra che fanno qualcosa per le città». Un esercito, al tempo, di 34 mila persone dotate di «libertà e indipendenza di portare avanti le loro idee». Col passare del tempo la libertà e l'indipendenza sono però diventate pretesto per espellere i non allineati e i critici. Ma che ne è stato dei MeetUp?

Il 19 luglio in una lettera apparsa sul Blog a firma Alessandro Di Battista e Roberto Fico sono stati sostanzialmente esautorati. «I MeetUp da soli non sono il Movimento 5 stelle», si legge nel comunicato. «MeetUp e Movimento 5 stelle possono essere due aspetti dello stesso progetto di democrazia diretta che può realizzarsi solo attraverso una vera rivoluzione culturale. La partecipazione al MeetUp non dà diritto all’uso del simbolo Movimento 5 stelle in alcun modo, che può essere usato solo dai portavoce e dalle liste certificate limitatamente alla durata della campagna elettorale».

ISTRUZIONI PER L'USO. E poi una nota: «I MeetUp non possono usare il logo del Movimento 5 stelle, neanche modificandolo. I portavoce eletti non possono essere organizer o assistant organizer del MeetUp». E, ancora: «La comunicazione del Movimento 5 stelle è curata dagli staff appositamente creati a supporto del lavoro dei portavoce dentro le istituzioni, o direttamente dai portavoce che non hanno la possibilità di avere uno staff di comunicazione. Qualsiasi dichiarazione agli organi di stampa degli iscritti al MeetUp viene effettuata esclusivamente a titolo personale o di un gruppo di cittadini impegnato su un tema, senza la spendita del nome di Beppe Grillo o del Movimento 5 stelle. I MeetUp hanno ambito territoriale ristretto. Per la loro stessa natura orientata ai temi locali, non hanno motivo di esistere meetup regionali o nazionali». E così sia.

Grillo con Di Maio e Fico.

Il Grillo comico e maÎtre à penser del 2006, 2007 era fortemente critico anche nei confronti del calcio «marcio». Uno sport, scriveva su Internazionale il 26 maggio del 2006, «diventato una fogna puzzolente». Il calcio «ha cominciato a imputridire quando da sport è diventato industria». Nello show Beppegrillo.it poi aggiungeva: «Il calcio va odiato con i loro (delle squadre, ndr) spalmacrediti, i loro doping». Eppure nella Roma di Virginia Raggi sulla costruzione di un nuovo stadio c'ha messo la faccia, lasciando sul campo l'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini.

LE DUE MASCHERE DI GRILLO. Cambiare idea è naturale e umano. Soprattutto negli anni e davanti a un successo elettorale insperato e forse, in fondo, temuto. La maschera del comico, però, è stata confusa abilmente con quella del politico. Anzi, di capo politico. Un camouflage diventato più macchinoso e stonato dopo la scomparsa di Gianroberto Casaleggio, la mente del M5s. Una cosa però non è chiara: quando Grillo calpesta le regole del M5s e a Genova chiede al suo popolo cieca fiducia, lo fa in nome del comico o del leader?

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