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20 Marzo Mar 2017 0941 20 marzo 2017

Quel silenzio sul Sole 24 ore e sulla Casta di Confindustria

Lo scandalo del giornale degli industriali viene poco battuto dai media italiani. Che preferiscono sparare sulle Camusso di turno che mettere in discussione viale dell'Astronomia.

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Il Corriere della sera di domenica 19 marzo celebrava l’anniversario dell’uscita della Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, libro che ha distrutto l’immagine della politica e dei politici raccontando alcune atroci verità su abusi, incompetenze, furti. La leggenda, evocata da un ex direttore della Stampa in tivù, racconta che quel libro fu fortissimamente voluto da Paolo Mieli per screditare una screditata classe politica e favorire l’ascesa verso i vertici della Repubblica di Luca Di Montezemolo.

LO SCANDALO DEL SOLE IGNORATO DAI MEDIA. L’anniversario del libro è stato ricordato con una articolessa su altri guasti e manchevolezze della politica. Tutto bene. Denunciare è un dovere e Rizzo e Stella sono due mastini, talmente ante-litteram che potrebbero avere, e probabilmente rifiutare, la paternità del Movimento 5 Stelle. Quello che si comprende poco, ma è tema che non riguarda solo loro, è come mai, tranne alcuni giornali, spesso online, come questo, la vicenda scandalosa del Sole 24 ore stia passando in cavalleria senza inchieste, senza anatemi, senza giudizi trancianti sulla capacità degli industriali di amministrare un bene di famiglia come la loro associazione e il loro giornale nel rispetto della legge e con criteri di buona amministrazione.

COINVOLTI TRE PRESIDENTI DI CONFINDUSTRIA. Ciò che abbiamo letto coinvolge almeno tre presidenti di Confindustria, un pacchetto di amministratori e un direttore del giornale descritto con un faraone famelico. Al centro dell’affaire ci sarebbe una storia di copie gonfiate che consentivano all’azienda di dichiarare uno stato di salute buono, mentre invece era pessimo, e al direttore una capacità di dirigere che invece non ha.

Ci sarebbe da scrivere, da parte dei soliti specialisti, un bel libro sull’altra Casta: quella degli industriali

Lo scandalo è grave sia per i suoi aspetti societari, che rivelano l’esistenza di reati sia per l’inganno perpetrato ai danni degli associati di Confindustria, sia per la presenza di leadership al di sopra della legge sia per l’assenza di controlli per molti anni, tant’è che lo scandalo nasce dal lavoro di un bravo giornalista dello stesso giornale.

NAPOLETANO UNICO NEL CENTRO DEL MIRINO. Ora le cronache sono, quando citano il fatto, dedicate agli abusi del direttore Napoletano. Trattasi di una rete di privilegi e di spese che stupiscono per la loro esosità. Trattasi anche di un modo di vivere che contrasta vivamente col moralismo diffuso ad ogni occasione dal suddetto direttore di fronte ai guasti d’Italia e soprattutto contro una classe politica descritta dai suoi colleghi Rizzo e Stella.

EMERGE LA CRISI MORALE DELLA NOSTRA CLASSE DIRIGENTE. Vien fuori, dalla lettura dei testi, uno scandalo di sistema, una vera Tangentopoli degli industriali che rende questa loro associazione, pur così severa nelle trattative sui salari operai, assai poco credibile sotto il profilo imprenditoria e morale. Ci sarebbe da scrivere, da parte dei soliti specialisti, un bel libro sull’altra Casta, anche perché si potrebbe trovare conferma che siamo di fronte alla crisi anche morale di una intera classe dirigente.

L’Italia è sempre stata in mano a persone, singole o associate, inadeguate

L’Italia è sempre stata in mano a persone, singole o associate, inadeguate. Invece molti colleghi giornalisti, commentatori di chiara fama, hanno speso fiumi di parole sulla arretratezza di Camusso e Landini (i cui ritardi vanno criticati) elevando a modello un sistema di impresa e una associazione sindacale corrotte nel profondo.

CADE IL MITO DEL BUONGOVERNO DELLE IMPRESE. Queste parole non vogliono essere la rivincita “da sinistra” verso imprenditori nativamente di destra. Gli imprenditori ormai votano per chi gli pare, anche per la sinistra. Queste parole vogliono semplicemente sottolineare che non si fa il proprio dovere quando si indica nei pensionati, nel lavoratori pubblici, nei percettori di benefici dalla sanità e della scuola pubblica le sanguisughe, mentre si sostiene che se si lasciasse fare all’impresa e ai suoi capitani coraggiosi l’Italia andrebbe moto meglio. Quello raccontato sul Sole non è un episodio del Decamerone. È un sistema che mette in discussione l’intera classe dirigente industriale. Fare Mani pulite là dentro, prima dei magistrati, no?

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