Tap Polizia
28 Marzo Mar 2017 1246 28 marzo 2017

Tap, le cose da sapere sul gasdotto che allarma la Puglia

Dovrebbe portare in Italia il metano dall’Azerbaijan. Approdo sulle spiagge di Melendugno e 221 ulivi da espiantare. Emiliano: «Governo incapace di ascoltare». Scontri tra manifestanti e polizia. Il sindaco Marco Potì spinto fuori dall'area del cantiere.

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A Melendugno, nel Salento, i cantieri del Tap sono partiti, ma le tensioni con i cittadini non accennano a placarsi. La Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che dovrebbe portare in Italia il metano proveniente dall’Azerbaijan (attraverso la Grecia, l’Albania e il mare Adriatico), prevede infatti il trasferimento temporaneo di 221 ulivi, da mettere a dimora altrove per il tempo necessario alla realizzazione di un tunnel lungo nove chilometri.

PORTATO VIA IL SINDACO. Il 29 marzo il sindaco di Melendugno, Marco Potì, stava rilasciando un'intervista quando è stato invitato ad allontanarsi dall'area del cantiere. Dopo uno scontro verbale, gli agenti lo hanno spinto fuori dall'area, assieme ad alcuni manifestanti.

GLI AGENTI HANNO CARICATO LA FOLLA. Le operazioni di espianto degli ulivi, che il 20 marzo hanno riguardato i primi 40 alberi, erano state sospese il giorno successivo. Perché assieme ai lavori sono partite le proteste: per due volte le forze dell'ordine, in assetto antisommossa, hanno forzato il blocco attuato dai manifestanti, ma i mezzi della società Tap non sono comunque riusciti a passare. La scena si è ripetuta il 28 marzo: la polizia ha forzato il sit-in, poi tutto si è fermato perché i camion non potevano fare manovra. Successivamente sono partite due cariche. Gli agenti hanno sgomberato gran parte del blocco e due persone sono rimaste contuse. Cinque camion, su ciascuno dei quali erano stati caricati due ulivi eradicati, sono riusciti a passare.

Duro il commento del governatore della Puglia, Michele Emiliano: «Il governo dà la misura della sua incapacità di ascoltare le richieste di una regione intera, che chiede lo spostamento dell'approdo Tap in altra area». Emiliano era già sceso in campo la scorsa settimana, affermando: «Secondo noi lo spostamento degli ulivi è illegittimo, ma la Regione non ha gli strumenti per fermare i lavori. Il governo ha dato ordine alla polizia di favorire l'operazione, considerata assolutamente strategica». L’opera è ritenuta tale anche dall'Unione europea e la procura di Lecce ha già archiviato un'inchiesta per presunte irregolarità, senza ravvisare violazioni. Ma perché il Tap è così importante per Roma e Bruxelles?

1. Conflitto tra Stato ed enti locali

Il gasdotto è stato autorizzato a settembre 2014 dal ministero dell’Ambiente, a maggio 2015 da quello dello Sviluppo economico. La Regione Puglia e i Comuni di Melendugno, Caprarica, Vernole e Martano ne contestano il punto d'arrivo per ragioni ambientali. Gli enti locali hanno ripetutamente chiesto di spostare l'approdo della condotta più a Nord, sempre lungo l’Adriatico ma in provincia di Brindisi. Il governo, tuttavia, ha sempre osservato che la localizzazione di Melendugno è quella meno impattante dal punto di vista ambientale, oltre ad essere vincolata ad una serie di prescrizioni. Il 20 marzo è arrivato l'ultimo benestare dal ministero dell'Ambiente ed è stato avviato l'espianto degli ulivi.

2. L'obiettivo è un hub europeo del metano

Il Tap è una delle opere che il governo italiano considera prioritarie in campo energetico, con l'intenzione di trasformare il nostro Paese in un hub europeo del metano. In Puglia arriverebbe infatti il gas proveniente dai bacini del Mar Caspio, da smistare poi in tutto il Vecchio Continente. Il giacimento è quello offshore di Shah Deniz, che non essendo gestito dalla compagnia Gazprom, ma da un consorzio il cui socio di maggioranza è British Petroleum (28,8%), dovrebbe ridurre la dipendenza dagli idrocarburi russi. Ci sono dubbi, tuttavia, sull'effettiva entità delle riserve di Baku e non è escluso che in futuro il gasdotto possa essere utilizzato anche per trasportare metano da altri giacimenti.

3. Approdo sulle spiagge Bandiera Blu di San Foca

Le proteste si concentrano sul punto scelto per l’approdo del gasdotto: le spiagge di San Foca a Melendugno, in provincia di Lecce, che ogni anno ottengono riconoscimenti come la Bandiera Blu o le Cinque Vele di Legambiente. Gli amministratori locali temono danni per il settore turistico, sia dalla costruzione dell'infrastruttura, sia dall'annessa centrale di depressurizzazione, che il progetto colloca nell'entroterra a pochi chilometri di distanza. La condotta consiste in un tubo di 90 centimetri di diametro, che dovrebbe raggiungere la Puglia dopo aver attraversato la Grecia per 547 chilometri, l’Albania per 211 e il Mar Adriatico per 104. Da Melendugno, inoltre, toccherebbe poi alla Snam (società il cui primo azionista è Cassa depositi e prestiti) proseguire i lavori fino a Mesagne, in provincia di Brindisi, per il collegamento alla rete nazionale.

4. I vantaggi che l'Italia conta di ottenere

Oltre alla minore dipendenza da Mosca, i vantaggi che l’Italia conta di ottenere ospitando l’approdo a terra del Tap sono di vario tipo. In primis un costo del metano più basso e benefici economici per la Puglia stessa, in termini di occupazione e investimenti. Secondo uno studio pubblicato da Nomisma Energia ad aprile 2013, nella sola fase di costruzione il Tap dovrebbe avere un effetto positivo di 290 milioni di euro all'anno sul Pil regionale, dando lavoro a più di 2 mila persone nell'arco di quattro anni. Secondo altre stime, però, il cantiere impiegherà a tempo determinato soltanto cinquanta persone, ridotte a una decina nella fase di esercizio del gasdotto.

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