Angelino Alfano
24 Marzo Mar 2017 1732 24 marzo 2017

Rai, l'Editto di Alfano su Nemo e Gazebo

I programmi di Lucci e Zoro lo prendono di mira. Così lui punta a farli chiudere. E per questo vuole la testa del direttore generale Rai Campo Dall'Orto. L'operazione "bavaglio" del ministro degli Esteri.

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Angelino Alfano, da ministro dell’Interno, aveva sempre morso il freno. Pur scalpitando come un cavallo al Palio di Siena, era riuscito a far prevalere la ragion di Stato sugli interessi personali. Ma ora che ha traslocato alla Farnesina, sede degli Affari Esteri, e che i riflettori sulle sue vicende personali - dall’assunzione del fratello alle Poste al “caso Shalabayeva” - si sono abbassati, attaccare la Rai è possibile. Anche a costo di attirarsi qualche antipatia nell’area renziana, che non vede di buon occhio le operazioni dello scomodo alleato.

ATTACCO AL SERVIZIO PUBBLICO. Ma quando è troppo e troppo. E così l’ex delfino di Silvio Berlusconi, diventato stampella del governo guidato da Matteo Renzi, senza tanti giri di parole ha chiesto le dimissioni del direttore generale di Viale Mazzini, Antonio Campo Dall’Orto, mai amato dagli esponenti di Alternativa popolare (ex Nuovo centrodestra). «Fra le tante scelte del governo Renzi, quella riuscita peggio è del direttore generale della Rai che farebbe prima a dimettersi lui che a chiudere trasmissioni», ha detto il ministro degli Esteri. «Non si può essere orgogliosi di come è gestito il servizio pubblico, perché ha fallito in tutti gli obiettivi, a cominciare dalle polemiche anche sui compensi». Il diretto interessato dovrebbe prenderne atto, sostiene Alfano, «ma mi pare abbia la testa dura e tenda alla sordità. Il conto di questa Rai lo pagherà il Partito democratico, come pare anche dai sondaggi».

Antonio Campo Dall'Orto e Angelino Alfano.

Tanta acrimonia nei confronti della tivù pubblica da parte di un componente del governo non si era mai vista. E nei tre capitoli dell’Alfano-pensiero si nasconde anche il non detto. Perché al leader di Ap non sta certo a cuore il caso Perego, a cui sembra far riferimento, ma piuttosto la vicenda del tetto ai compensi degli artisti fissato a 240 mila euro, che riguarda anche Bruno Vespa, conduttore di Porta a porta, da sempre in rapporti stretti con il titolare della Farnesina.

STUFO DI ESSERE UN BERSAGLIO. L’esponente centrista, di fatto, ha mandato un segnale forte e chiaro al ministero dell’Economia affinché rimedi al caso, in modo da salvare il contratto dell’amico giornalista che vale 1,3 milioni di euro all’anno. Ma non c’è solo questo nel mirino di Alfano. Il ministro degli Esteri non sopporterebbe più, tanto da averlo confessato anche suoi compagni di partito, programmi come Nemo e Gazebo, sempre pronti ad attaccarlo. In particolare il programma di RaiTre condotto da Diego Bianchi, in arte Zoro, ha una predilezione per Alfano, bersaglio preferito sin dai tempi in cui guidava il Viminale.

Enrico Lucci mentre tenta di fare una domanda ad Angelino Alfano.

Alfano avrebbe chiesto più volte alla Rai un intervento sul programma, senza ottenere particolari risultati. Anzi, in qualche caso ha prodotto l’effetto contrario, tanto che Gazebo aveva creato una sorta di rubrica dedicata all’ex ministro dell’Interno. A rincarare la dose ha contribuito Enrico Lucci, l’ex Iena di Mediaset oggi conduttore di punta del programma di RaiDue Nemo. Durante l’assemblea nazionale dei centristi, Lucci ha provato a fare una domanda ad Alfano. Tra i brusii e le proteste della sala, lo ha duramente attaccato: «Non parlo in astratto. Quando vi dico che abbiamo tutti i gruppi editoriali contro. anche questo risponde a un editore». Non meno adirata la platea: «Facci lavorare».

L'EX IENA PORTATA VIA. Insomma gli esponenti di Alternativa popolare non l’hanno presa benissimo quando Lucci ha interrotto il discorso di Alfano. «Con questa legge elettorale io propongo di andare avanti da soli perché alla fine ci cercheranno gli altri, non li cercheremo noi», stava dicendo il ministro degli Esteri. «Agli altri diremo "avete fatto i fenomeni" e ora questo è il nostro programma». L’ex Iena, a quel punto, è stata scortata via dal servizio di sicurezza che era presente in platea. E, mentre lo stavano portando via, Alfano gli ha detto: «Stiamo facendo qualcosa di serio e crediamo di meritare il rispetto a casa nostra, anche perché questa sala la stiamo pagando noi».

LA TIVÙ? SIA ASSERVITA. Come è facile intuire, più che la gestione della Rai il tema dell’attacco di Alfano è il controllo della tivù pubblica. Che il ministro degli Esteri vorrebbe asservita. Il consigliere d’amministrazione della Rai Carlo Freccero sostiene che «Alfano ha una visione censoria continua e costante, figlia della cultura dell’Editto Bulgaro che risale ai tempi in cui lui era delfino di Berlusconi».

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