Anzaldi Ansa
29 Marzo Mar 2017 1224 29 marzo 2017

Rai: le mosse di Anzaldi, nuovo tessitore delle trame renziane

Va all'attacco di Vespa per colpire Alfano. Cruciale per fare passare il contratto di servizio di Viale Mazzini. Mentre studia una strategia mediatica meno video-oriented per l'ex premier. E mette in riga i dissidenti.

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«E Michele dov’è?», «è arrivato?». «Certo che è arrivato». «Eccolo là, sta parlando con…». Lui che gesticola e l’altro che ascolta. Ma per poterci parlare, nel salone dei passi perduti di Montecitorio, meglio noto come Transatlantico, occorre prendere il numero e mettersi in fila. Eppure sino a ieri non era così. Bastava un cenno della mano e via alla Buvette per il caffè colloquiale. Ovviamente il tema principale era la tivù pubblica. Ma da quando Michele Anzaldi, deputato del Pd e membro della Commissione di Vigilanza sulla Rai, non è più solo e soltanto il fustigatore di Viale Mazzini, il censore dei programmi di approfondimento, ma anche l’uomo ombra di Matteo Renzi, lo stratega della nuova comunicazione dell’ex premier, il tessitore delle sue trame, tutti pendono dalle sue labbra.

L'ASSE CON ALESSIA MORANI. Deputati e giornalisti fanno la fila per avere una parola, un’indicazione, un assenso o un diniego. Qualunque cosa, insomma. Perché il primo grande risultato ottenuto dal nuovo stratega di Renzi è quello di aver richiamato all’ordine i dissidenti, al punto da aver rimosso gli spigoli più insidiosi presenti all’interno della pattuglia renziana, rendendo omogeneo il linguaggio e univoco il pensiero. Ma durerà tutto ciò? Anzaldi sorride, vorrebbe glissare. «Eh mica facile, sono di sinistra quelli». Già, come se essere ancora di sinistra nell’epoca della grande ammucchiata fosse un problema serio. Però Anzaldi dà l’impressione di poterlo gestire, confidando sull’aiuto e il sostegno di colleghi esperti come Alessia Morani, diventata la sua miglior alleata. Che si occupa di portare Matteo sul territorio.

MENO VIDEO, PIÙ FACE TO FACE. Meno video e più persone dal vivo è il nuovo karma della mozione congressuale Renzi-Martina con Anzaldi saldamente al comando. Tutte cose che ai tempi della campagna elettorale per il referendum avrebbero fatto la differenza. Probabilmente il "Sì" non avrebbe prevalso comunque, ma è molto probabile che Renzi non sarebbe stato battuto 60 a 40. Quella, però, ormai è un'altra storia. Quella che Anzaldi sta scrivendo passa attraverso una strategia meno diretta e più mediata, che usa la tivù senza farsi usare. Come ha fatto nei giorni scorsi sul caso Perego.

Alfano e Renzi in una vecchia ospitata da Vespa.

Con un'abile mossa il responsabile della comunicazione dell’ex premier ha ingaggiato un vero e proprio corpo a corpo con Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta. Al centro del contendere la partecipazione di Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina, alla trasmissione della Rai. «Il caso Perego e quello dell’intervista a Riina jr a Porta a Porta mostrano un’azienda dove non si capisce di chi siano le responsabilità degli errori e come vengano puniti», ha scritto su Facebook il deputato del Pd. Pronta la replica di Vespa: «L’intervista a Salvo Riina fu approvata prima della registrazione dal direttore di Rai Uno e prima della messa in onda dal direttore editoriale della Rai».

IL DUELLO CON VESPA. Dopo la replica di Vespa, il segretario della vigilanza Rai ha rincarato la dose, parlando di «pagina buia che ha pesantemente danneggiato il servizio pubblico. Anche perché quell’episodio fu addirittura sanzionato dall’Agcom. Dopo un mio dettagliato esposto», ricorda Anzaldi, «l’Autorità decise di rispondere con un fermo richiamo e lo fece anche in tempi molto rapidi, cosa molto rara per l’Agcom». Un match senza esclusione di colpi, che ha consegnato la vittoria ai punti al deputato del Pd, più forte che mai.

UNA "GUERRA DI POSIZIONE". Dietro al duello, però, ci sarebbe altro. Vespa, nella partita del tetto ai compensi fissato a 240 mila euro per legge, è sostenuto da Angelino Alfano che ha sparato a zero contro la Rai. Anzaldi, non potendo attaccare direttamente il ministro degli Esteri, ha giocato di sponda, consapevole del fatto che, in Commissione di Vigilanza, senza i voti degli alfaniani il nuovo contratto di servizio della Rai potrebbe non passare. Il Pd, da solo, non ha i numeri. Da qui la “guerra di posizione". Che Anzaldi ha sempre dimostrato di saper combattere al meglio. E ora che è l’uomo del momento figuriamoci se non accetta d’ingaggiare tutte le battaglie. Il ministro Alfano è avvisato.

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