Renzi, Grillo, Salvini
SPIN DOCTOR 29 Marzo Mar 2017 1753 29 marzo 2017

Semplificazioni, gente, nemici comuni: così comunica un populista

Quante volte avete sentito dire «Io non sono come gli altri»? È l'arma dell'anti-politica, anche spinta, che va forte su Twitter e nei talk show. Una ricerca analizza il fenomeno studiando Renzi, Grillo, Salvini e Meloni.

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Si è populisti per ciò che si dice o per come lo si dice? La domanda non è banale, in quanto è ormai chiaro a tutti che comunicazione e populismo sono intrinsecamente legati tra loro. Essere populisti nel 2017, infatti, presuppone l’utilizzo di un determinato stile comunicativo che si discosta significativamente, sia per i contenuti sia per le modalità, da quello utilizzato dal cosiddetto establishment.

FOCUS PARTICOLARE SU TWITTER. Non a caso un paper recente, presentato a settembre 2016 durante la conferenza annuale della Società italiana di Scienza politica e curato dagli studiosi dell’Università di Pisa Roberta Bracciale e Antonio Martella, analizza l’approccio populista innanzitutto in termini di stile comunicativo, con un focus particolare su Twitter.

EMPATIA CON I CITTADINI. Mi ha colpito molto il fatto che, secondo gli autori, la scelta di un certo stile venga ormai vista dai rappresentanti di qualsiasi schieramento politico come l’unica chiave per entrare in relazione con i cittadini, a volte giocando anche la carta dell’anti-politica spinta. «Io non sono come gli altri»: quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase durante comizi o interventi nei talk-show?

Il 22% dei tweet di Salvini, il 15,4% di quelli della Meloni e il 14,2% di quelli di Grillo usano toni negativi

Se analizziamo più in dettaglio lo studio di Bracciale e Martella, dobbiamo partire dal presupposto che il populismo è una scelta di campo piuttosto netta sul modo ritenuto più efficace per rivolgersi al proprio elettorato, attuale o potenziale. Sono quattro gli elementi alla base di stile populista: iper-semplificazione del linguaggio, costante richiamo alla “gente”, retorica ossessivamente incentrata su un nemico comune e una struttura organizzativa imperniata sul leader carismatico.

SI SUSCITA UN SENSO DI ALLARME. Se andiamo ad analizzare i tweet dei leader politici che sono rientrati nello studio (Matteo Renzi, Beppe Grillo, Matteo Salvini e Giorgia Meloni) possiamo riscontrare alcuni trend interessanti. Innanzitutto, la tendenza a utilizzare toni negativi volti a suscitare un senso di allarme: questo vale per oltre il 22% dei tweet di Salvini, ma anche per Meloni (15,4%) e Grillo (14,2%).

PREVALE LO STILE INFORMALE. Gli studiosi hanno inoltre registrato una fortissima propensione ad adottare uno stile informale, riscontrabile in oltre il 60% dei tweet, con la sola eccezione di Matteo Renzi. Una prima conclusione: sia le forze di opposizione sia coloro che stanno al governo sembrano avvertire l’obbligo di adeguarsi a un contesto che reclama una comunicazione diretta, disintermediata e rivolta al “popolo”.

La comunicazione dopo l’avvento dei social media è diventata orizzontale. Sembra quasi normale relazionarsi con il premier come se fosse un vecchio amico incontrato al bar

I fattori che facilitano questa tendenza sono molti: la comunicazione, soprattutto dopo l’avvento dei social media, è diventata sempre più orizzontale. Aprire un account su Facebook o Twitter ci permette di abbattere le barriere che hanno storicamente separato i cittadini e coloro che venivano da loro scelti come rappresentanti tramite le elezioni. A pensarci bene, è diventato quasi normale relazionarsi con un presidente del Consiglio come se fosse un vecchio amico incontrato al bar.

FENOMENO CHE NASCE NEL 1944. Al netto dell’insistenza con la quale giornalisti e analisti politici ricorrono al termine “populista” è utile però fare un passo indietro nella storia politica italiana. L’aggettivo “qualunquista”, per esempio, nasce nel 1944 e ha origine da un giornale, L’Uomo Qualunque, poi trasformatosi in movimento politico.

LA LEGA NORD L'HA CAVALCATO. Il fondatore Guglielmo Giannini, giornalista e commediografo, intendeva così dare voce al senso di fastidio dei cittadini comuni verso i nuovi partiti che si affacciavano sulla scena italiana dopo 20 anni di dittatura fascista. Un rifiuto che si è concretizzato nei decenni successivi nel voto a partiti monarchici o di estrema destra, per trovare poi pieno sfogo nel momento in cui la Prima Repubblica è collassata sotti i colpi delle inchieste di Mani Pulite. È sulle ceneri dei vecchi partiti che la Lega Nord ha lanciato negli Anni 90 la sua scalata al governo.

Il successo delle parole d’ordine populiste deriva dal fatto che chi le pronuncia è orgoglioso della loro semplicità, rispetto a un linguaggio politico fumoso e difficile

Se il populismo è un fiume carsico che percorre tutta la storia della politica italiana, è possibile identificare una via di uscita anche in termini comunicativi? Innanzitutto, dovremmo cercare di parlare un nuovo linguaggio del bisogno, dato che il rigetto del sistema ha trovato negli ultimi anni un eccezionale terreno di coltura nel malessere generato dalla crisi economica. La contrapposizione non è esclusivamente tra una narrazione “a favore” e una generalizzata opposizione all’establishment, ma tra uno storytelling che sembra trascurare i problemi delle persone comuni e slogan che invece li mettono ossessivamente al centro.

LA RETE È IL PUNTO CARDINE. Il successo delle parole d’ordine populiste deriva inoltre dal fatto che chi le pronuncia sembra essere orgoglioso della loro semplicità e schiettezza, rispetto a un linguaggio politico volutamente fumoso e difficile. La sfida consiste quindi nel semplificare i nostri messaggi senza renderne banale il contenuto. Infine, un utilizzo strategico di tutti i canali di comunicazione è la chiave di volta: presidiare il web non è più un’opzione qualunque, ma una necessità fondamentale. Questo può avvenire in forme diverse, con la chiara consapevolezza che è dalla Rete che i cittadini traggono ormai le informazioni rilevanti con cui sostanziare le proprie opinioni politiche.

*Professore di Strategie di comunicazione, Luiss, Roma

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