Congresso Americano
9 Aprile Apr 2017 1000 09 aprile 2017

Pubblicazione dei dati online, la guerra contro i senatori americani

Trump e il Congresso Usa smantellano un provvedimento a proposito di privacy sul web voluto da Obama. Così l’attivista McElhaney sfida i Repubblicani con un sito per rendere nota la loro attività online.

  • Gabriele De Palma
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Chi di privacy ferisce, di privacy perisce. All’indomani del voto con cui i senatori Usa hanno reso possibile acquistare i dati sulla navigazione degli utenti - smantellando un provvedimento sulla privacy voluto dall’amministrazione Obama - un attivista per i diritti digitali lancia una raccolta fondi per acquistare la cronologia della navigazione proprio dei senatori che hanno approvato il provvedimento.

NON SERVE PIÙ ALCUN CONSENSO. Mentre sotto l’amministrazione Obama gli operatori internet dovevano chiedere il consenso agli utenti per poter condividere i loro dati con gli inserzionisti pubblicitari, da quando il presidente Trump firmerà il provvedimento non sarà più necessario alcun consenso, sostituito da un assegno dell’acquirente. Il protagonista di questa vicenda è Adam McElhaney, attivista che da tempo si batte per proteggere la privacy degli utenti e la neutralità della Rete.

«RISERVATEZZA SVILITA, ORA CAPITE?». Dopo il voto del Senato ha allestito un sito - Search Internet History - in cui illustra il progetto di voler comprare e rendere pubblica tutta la vita digitale dei senatori che hanno subito le pressioni delle lobby delle grandi aziende di telecomunicazioni, in modo che anche loro si rendano bene conto di cosa significhi svilire la riservatezza dei cittadini.

La homepage del sito Search Internet History.

Le lobby degli operatori di tlc – tra i più generosi in assoluto in fatto di donazioni ai membri del Congresso – hanno fatto la parte del leone a Washington in modo così sfacciato da indurre la webzine The Verge a pubblicare i nomi dei deputati finanziati dall’industria delle telecomunicazioni, con tanto di importo erogato.

NESSUNA MOTIVAZIONE RAGIONEVOLE. Le donazioni arrivano anche a 250 mila dollari, per esempio nel caso del senatore repubblicano Mitch McConnell. Inoltre nessuno dei sostenitori del provvedimento è riuscito, nei giorni precedenti la votazione, a motivare ragionevolmente il via libera alla compravendita dei dati degli utenti; i repubblicani si sono semplicemente appellati al libero mercato.

Su GoFundMe è scattata l’asta per sostenere il progetto e raccogliere i fondi necessari a comprare i dati internet dagli operatori

E così la vendetta organizzata da McElhaney è stata approntata usando le nuove armi create proprio dal Congresso. Su Search Inernet History è possibile scegliere il rappresentante di cui ottenere la cronologia internet – e tra questi sono finiti anche il portavoce della Camera e il Ceo di At&t Randall Stephenson – mentre su GoFundMe è scattata l’asta per sostenere il progetto e raccogliere i fondi necessari a comprare i dati internet dagli operatori.

MA C'È UN PROBLEMA LEGALE. Diecimila dollari era la quota minima per dare via all’iniziativa: in quattro giorni più di 70 mila utenti hanno sforato quota 200 mila dollari. Più di un commentatore ha obiettato che non sarà possibile, o meglio legale, pubblicare i dati delle attività online dei membri del Congresso. I dati sono acquistabili, ma non pubblicabili.

TUTELA E MERCIFICAZIONE. McElhaney ha chiarito che se non riuscirà nel suo intento restituirà le donazioni o le devolverà alla Electronic Frontier Foundation perché prosegua la lotta per la difesa della privacy. Ma la seconda opzione avverrà solo previo esplicito consenso dei donatori: la differenza tra tutela della privacy e mercificazione sta proprio lì.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "manuale di autodifesa contro i dazi di Trump", in edicola, in digitale e in abbonamento dall'8 al 14 aprile 2017.

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