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L'America di Trump

Trump Protesta
TRUMPERIE 19 Aprile Apr 2017 1611 19 aprile 2017

Trump, la voglia di scendere in piazza non ci passerà

Dopo la marcia delle donne e qualche protesta contro il muslim ban, l'America sembrava essersi sopita. Ora però arriva la March for science per difendere la scienza in tempi di fake news. Donald, non molliamo.

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Quando il 19 gennaio 2017 arrivai al negozio di lane quella rosa era finita, e mi dovetti accontentare di un rosino pallido e triste. Tornai a casa carica di passione e mandai un messaggio alle mie amiche invitandole a casa mia quella sera per fare con me i famosi pussyhats, i tipici berrettini che avremo indossato il 21 e cioè il fatidico giorno della prima protesta anti-Trump.

UN PRESIDENTE MISOGINO. Venne indetta da un grande numero di donne che volevano denunciare al mondo che il nuovo presidente era misogino e tristemente patetico anche per quanto riguarda il mondo femminile. Durante la sua campagna elettorale, che per la prima volta nella storia americana aveva come protagonisti un uomo e una donna, Trump aveva mostrato atteggiamenti provocatori e allarmanti nei confronti di Hillary Clinton soprattutto durante i dibattiti il cui i due candidati potevano liberamente camminare sul palco mentre rispondevano alle domande degli spettatori.

OFFESI PURE GLI UOMINI. Ogni volta che Hillary interveniva, l’atteggiamento di Trump venne notato da molti: sembrava uno squalo, con quel suo modo di girarle intorno con aria furente e intimidatoria mentre lei ricordava agli americani dell’ultimo scandalo, e cioè quando un giornalista aveva registrato una conversazione in cui Trump aveva detto che le donne a lui piace prenderle by the pussy (parole sue). Invece di scusarsi, spiegò che si trattava semplicemente una chiacchiera da spogliatoio, cosa che infuriò ancora di più le donne, ma che offese anche molti uomini americani perché negli spogliatoi che frequentano loro questi discorsi non vengono tollerati.

La manifestazione di gennaio 2017 contro Trump.

La manifestazione era programmata il giorno dopo il giuramento di Trump, e oltre al comportamento indicibile che aveva avuto nei confronti delle donne si voleva anche mostrare il profondo disappunto per la sua vittoria inaspettata e spaventosa per tutti. Joe Dinkin, portavoce del Working Families Party, dice: «La ragione per cui la manifestazione delle donne fu così grande è perché fu la prima opportunità di mostrare resistenza alla nuova amministrazione. Fu come un momento esplosivo, come un tappo sparato da una bottiglia».

MAREA ROSA PER LE CITTÀ. E infatti fu un successo strepitoso: centinaia di migliaia di persone scesero in piazza in quasi tutte le città americane, e a vederla dall’alto, la folla che camminava pacificamente per le strade sembrava un mare tutto rosa, tanti erano i pussyhats fatti a maglia e indossati da donne, uomini, bambini e anche alcuni cani.

ATTESA COME A NATALE. Io aspettavo l’evento come quando da bambina attendevo Babbo Natale: il mio cappellino, in realtà di qualche misura più grande, era pronto di fianco alla porta di casa dalla sera prima. Le mie figlie avevano preparato i loro cartelloni anti-Trump e preso appuntamento con i loro amici per andare insieme a marciare. Io e mio marito Dan avevamo trovato una babysitter che stesse con Luca, nostro figlio maggiore che è autistico e odia i posti troppo affollati.

Il mio terrore era che l’amministrazione Trump diventasse normalità e che gli americani ritornassero a imbottirsi di hot dog e baseball e non si indignassero più pubblicamente

Una coppia di amici che abita in campagna era arrivata a casa nostra con le figlie, e si erano accampati sul divano della sala, agitati anche loro. Poi la mattina della manifestazione Luca cominciò a vomitare, seguito a ruota da Dan, Sofia e Emma e infine me: tutti e cinque malati nell’esatto istante in cui l’America si era risvegliata dal suo torpore apolitico e urlava indignata il suo dissenso. Tra un conato di vomito e l’altro, piansi molte lacrime amare, e per protesta contro questa influenza carogna rimasi tutto il giorno con il mio pussyhat troppo largo in testa. A letto.

SILENZIO PREOCCUPANTE. Dopo quel giorno furono indette altre manifestazioni importanti: quella contro il muslim ban, fatta in molti aeroporti americani per esempio, e sembrava davvero che stesse nascendo una primavera americana, simile a quella araba di qualche anno fa. Ma poi di manifestazioni ce ne sono state sempre meno e sono state sempre più piccole, fino ad arrivare a un silenzio preoccupante.

LO SCANDALO PASSA. Il mio terrore era che l’amministrazione Trump diventasse normalità e che gli americani ritornassero a imbottirsi di hot dog e baseball e non si indignassero più pubblicamente. La rivista The Atlantic ha pubblicato un articolo firmato da Clare Folan in cui si cerca di capire se il movimento e la forza iniziale della protesta stiano a poco a poco svanendo, anche perché molti dei fatti riguardanti Trump che all’inizio sembravano inaccettabili adesso paiono non essere più così impellenti. L’articolo si conclude con un «vedremo», uno «speriamo» e con il rumore di molte dita che si incrociano.

La protesta a Washington dopo l'insediamento di Trump.

ANSA

Anche il New Yorker si pone la stessa domanda, ma l’autore John Cassidy, penna storica della rinomata rivista, aiuta noi lettori a ravvivare gli spiriti e ci incita a continuare a scendere in piazza: parla di un «movimento popolare che proprio Trump ha ispirato e che è riconosciuto come una presenza importante nella scena politica nazionale e con cui Trump e i suoi alleati repubblicani devono fare i conti».

E LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI? Proprio quando stavo per perdere ogni speranza, mi sono finalmente resa conto che mister Cassidy ha ragione anche questa volta: sabato 15 aprile, fortunatamente, ci si è risvegliati e per le strade di Philadelphia e di molte altre città americane si urlava: «What do we want? Trump’s tax returns. When do we want it? Now!». La gente chiedeva ancora una volta che Trump mostrasse la sua dichiarazione dei redditi, cosa che non fa evidentemente perché vuole nascondere qualcosa.

UNA GAFFE PESINO A PASQUA. Il presidente, su Twitter, ha risposto alla protesta insinuando ancora una volta che i protestanti sono stati pagati, da chi non è chiaro, per scendere in piazza e che si è trattata di una ennesima farsa. Lo ha annunciato durante le celebrazioni pasquali alla Casa Bianca, quando sua moglie, che come sappiamo tutti è straniera, gli ha dovuto ricordare che in America quando si ascolta l’inno nazionale ci si mette la mano sul cuore, cosa talmente ovvia che succede anche negli stadi di baseball e non solo a Washington.

Contro Donald dobbiamo difendere e rispettare l’importanza del lavoro scientifico, vitale per proteggere la nostra salute e il Pianeta

Sabato 22 aprile 2017, poi, è in programma un’altra grande manifestazione che spero risvegli gli spiriti e mandi un ennesimo messaggio chiaro e forte a Trump e al suo entourage: si chiama March for science, e ha l’obiettivo di difendere e rispettare l’importanza del lavoro scientifico, vitale per proteggere la nostra salute, il Pianeta e il valore del sistema scientifico di osservazione e ricerca del vero.

DISAGI AL MONDO ACCADEMICO. In un periodo storico in cui molti credono ancora che i vaccini provochino l’autismo, o che i gas nocivi prodotti dalle industrie non siano deleteri per l’ambiente e in cui le fake news hanno rimpiazzato la verità, mi sembra che questi obiettivi coprano il 90% dei problemi che Trump e la sua amministrazione stanno creando a Washington e in tutti gli Stati Uniti. L’idea di celebrare le scienze è nata come protesta politica e ha creato non pochi disagi nel mondo accademico e scientifico, che non ha voluto, inizialmente, schierarsi politicamente né da una parte né dall’altra.

CI SI ASPETTANO FOLLE IMMENSE. Ma sono problematiche vanno oltre il discorso politico e che rischiano di minare l’importanza della verità: come ci si può permettere di non parlare apertamente in favore della scienza? Dopo lunghe discussioni, la maggior parte della comunità scientifica ha deciso firmato la petizione e di partecipare alla protesta. Come per la manifestazione indetta dalle donne a gennaio, ci si aspettano folle immense in ogni città americana, questa volta senza cappellini rosa, ma con lo scopo di rivendicare la sete di verità che ormai sembra diventata un must di altri tempi. Se mi viene l’influenza anche questa volta comincerò a pensare seriamente a un complotto contro di me.

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