Avvocati Milano
20 Aprile Apr 2017 1520 20 aprile 2017

Avvocati, la protesta contro gli ostacoli alla professione

Minimo contributivo di 4 mila euro. Vincoli alla libertà di lavorare. Una Cassa forense sorda alle richieste. Cosa c'è dietro la manifestazione del 21 aprile di un'intera categoria. Tra l'indifferenza dei media.

  • ...

Nel procelloso mare delle proteste omnibus, ce n'è una della quale poco e niente si parla. È pronta ad andare in scena venerdì 21 aprile 2017, dalle 11 circa, a Roma in piazza Cavour, sotto il palazzo della Corte di Cassazione, anche se non è quello il bersaglio della manifestazione: succede però che l'interlocutore autentico, la Cassa forense, stia in una strada troppo stretta, secondo la questura che, aspettandosi diverse migliaia di aderenti, ha scelto di autorizzare sì la protesta, ma in una sede vicina, per quanto simbolica.

CONDIZIONI «INSOSTENIBILI». Diverse migliaia di avvocati, non tutti giovani, molti con la toga addosso. Protestano contro condizioni stabilite dalla Cassa, a loro dire insostenibili. Il minimo contributivo, infatti, è costantemente salito fino a toccare la cifra di 4 mila euro, da smaltire in quattro rate: febbraio, aprile, giugno, settembre, dopodiché partono le cartelle esattoriali, le sanzioni e, di fatto - sostengono i legali - la concreta rinuncia a esercitare.

FILTRO PER LA PROFESSIONE. È proprio contro questa misura perversa, questa barriera all'esercizio della professione, sostengono gli avvocati, che si è costruita una protesta nata dal basso che più basso non si può e via via ingrossatasi fino a coagulare aderenti praticamente da tutti i Fori d'Italia. Se 4 mila euro vi sembran pochi: è la democrazia social-liberale all'Italiana, per la quale tutti possono iscriversi all'università di massa, è un diritto costituzionale, però, poi, dopo avere sudato anni sui libri, avere svolto il praticantato, avere messo su un piccolo studio e bivaccato altri anni in tribunale alla ricerca dei primi clienti, tocca sbattere contro misure che fanno piazza pulita, fungono da filtro per una professione che ha troppi esponenti.

E allora che facciamo? Dopo 10 o 15 anni di sacrifici andiamo a casa perché siamo troppo "barboni" per esistere?

GLI AVVOCATI IN PROTESTA

Succede anche con altre categorie professionali, naturalmente, e il cavallo di Troia è sempre l'aumento dei minimi contributivi. «E allora che facciamo? Dopo 10 o 15 anni di sacrifici andiamo a casa perché siamo troppo "barboni" per esistere?».

CASSA FORENSE SPREZZANTE. Le richieste, e le proteste, di queste migliaia di avvocati, tra l'arrabbiato e il disperato, sono state, sostengono loro, del tutto ignorate dalla Cassa forense, che anzi ha assunto un atteggiamento fra lo sprezzante e il paternalistico: «Sono giovani...», ha commentato con una scrollatina di spalle il presidente Nunzio Luciano a Il Dubbio, il giornale diretto da Piero Sansonetti. Col piccolo particolare che Il Dubbio è l'organo ufficiale dell'avvocatura.

IN 20 MILA PER UNA PETIZIONE. Giovani forse, non tutti di primo pelo comunque se è vero che una prima petizione ha immediatamente sortito oltre 20 mila adesioni; poi la faccenda ha continuato a crescere (anche se molti preferiscono defilarsi, per vergogna o per calcolo: meglio essere miseri che ammetterlo), con proteste anche scenografiche come i sacchi a pelo sotto al tribunale di Napoli, e adesso siamo arrivati alla manifestazione del 21 sotto la Cassazione.

Un momento della protesta alla quale hanno preso parte oltre 200 avvocati a Milano contro il ddl Orlando.

Ma non ci sono solo i minimi contributivi nel menù che la Cassa Forense considera irricevibile: otto sono i punti proposti dalla Nad, Nuova avvocatura democratica, affiancata dal gruppo Rid, Riduzione immediata e drastica (dei costi della Cassa forense), nato come evento su Facebook poi dilatatosi a gruppo:

  1. Calo dei compensi dei delegati, dei consiglieri di amministrazione, dei sindaci con pubblicazione costante e aggiornata dei loro rendiconti, prevedendo in caso di omissione la decadenza dell´inadempiente;
  2. Autocertificazione dell'insussistenza di conflitti di interesse nelle operazioni della Cassa, anche per interposta persona, dei delegati e dei consiglieri nel senso che un delegato, un amministratore della cassa, non può essere il legale di un ente di un soggetto che abbia rapporti con la stessa;
  3. Abolizione della prima e seconda rata del contributo minimo;
  4. Sospensione dei pagamenti fino a settembre;
  5. Rivedere i minimi in misura proporzionale al reddito;
  6. Fondo di garanzia per i crediti degli iscritti;
  7. Annullamento di tutte le cartelle e di tutti i procedimenti disciplinari per omesso pagamento dei piani di rientro personalizzati;
  8. Trasparenza assoluta di tutte le operazioni e investimenti della Cassa.

SENSO DI UMILIAZIONE. Rivendicazioni che hanno suscitato accuse e sospetti di grillismo, forchismo, populismo e demagogia in chi le porta avanti. In effetti, a volte i toni dei manifestanti sembrano sfiorare la libidine movimentista, la retorica dell'uno vale uno, ed è probabile che qualche animatore prima o poi venga assorbito nel gioco politico. Ma, più in generale, come non tenere presente il senso di umiliazione che provano tanti professionisti, irrisi, compatiti nei loro sforzi e incolpati di non essere abbastanza ricchi per svolgere il loro lavoro?

I nuovi requisiti? Partita Iva, locale o utenza telefonica, aver trattato almeno cinque affari l'anno, una Pec, l'adempimento dei corsi di formazione, una polizza assicurativa

Quelle della Cassa sono le uniche misure che rendono sempre più complicato, al limite dell'impossibilità, il mestiere del legale. I nuovi requisiti per la professione di avvocato, pubblicati in Gazzetta ufficiale il 7 aprile 2016, previsti dal decreto 25 febbraio, n. 47, emanato dal ministero della Giustizia (a guida Pd), prevedono «a pena di cancellazione dall'Albo» la sussistenza dei seguenti requisiti: titolarità di partita Iva; disponibilità di un locale o utenza telefonica per l'esercizio della professione; aver trattato almeno cinque affari l'anno; il possesso di una Pec (posta elettronica certificata) comunicata all'Ordine; l'adempimento dei corsi di formazione professionale; avere una polizza assicurativa per la professione.

COPERTURA DEI COLLABORATORI. L'ultimo punto è il più succoso, perché significa: soldi, altri soldi da spendere. Poi però c'è pure la nuova polizza contro gli infortuni, che non sarebbe quando un avvocato si rompe una gamba, ma «a copertura dei sinistri derivanti a sé e ai propri collaboratori dipendenti e praticanti in conseguenza dell'attività svolta nell'esercizio della professione anche fuori dei locali dello studio legale, anche in qualità di sostituto o di collaboratore esterno occasionale».

LIMITE DI 10 UDIENZE PENALI L'ANNO. Siamo al manicomio. Senza contare l'ulteriore limite delle 10 udienze penali l'anno, senza rinvio, per potere continuare a far parte dell'albo dei difensori d'ufficio, cui dal 2015 si accede tramite specifico corso professionale e comunque solo se si è già iscritti all'Albo professionale almeno da 5 anni.

Ogni anno c'è qualche nuovo vincolo che rode sempre più la libertà di lavorare. Tutte misure che a detta dei manifestanti non sarebbero costituzionali

Ogni anno, dicono gli avvocati, c'è qualche nuovo vincolo che rode sempre più la libertà di lavorare. Tutte misure che a detta dei manifestanti non sarebbero propriamente costituzionali; di sicuro, è evidente la funzione di scrematura. Sarà un caso che, in parlamento, la categoria degli avvocati è, insieme a quella dei medici, la più rappresentata - naturalmente avvocati di fama, di grido, di grandi affari e immensi studi professionali, altro che cinque affarucci e disponibilità di un locale.

E SI BECCANO DEI GRILLINI. E questa è la storia, da nessuno narrata, di «alcune migliaia di avvocati» fantasma, spettri in toga o senza che lottano per continuare a esistere in un mare di indifferenza; e, per di più, si beccano pure dei grillini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso