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Elezioni francesi

Marine Le Pen
20 Aprile Apr 2017 1200 20 aprile 2017

Francia, perché pochi astenuti possono far vincere Marine Le Pen

Il suo elettorato al secondo turno sarà inflessibile: il 90% la voterà. Così se la base dello sfidante si fermerà al 65% di partecipazione, sarà trionfo. Lo studioso Galam spiega l'equazione che premia il Front national.

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Ha previsto il "No" alla Costituzione europea nel referendum francese del 2005, la disfatta del favorito Alain Juppé alle Primarie dei Repubblicani di fine 2016. E fu tra i pochi ad anticipare la vittoria di Donald Trump alle Presidenziali americane. Un pronostico assai inusuale perché messo nero su bianco in un articolo scientifico di 24 pagine scritto il 22 agosto 2016, pubblicato sull’International Journal of modern physics con il titolo "Il fenomeno Trump, una spiegazione sociofisica”. Oggi che le presidenziali francesi fanno arrovellare i sondaggisti e temere le maggiori cancellerie europee, il telefono nell’ufficio parigino di Serge Galam, ricercatore del Cnr francese e del Centre for Political Research dell’Università di Sciences Po, non smette di squillare, tra richieste di commenti e interviste.

LA PROBABILITÀ CONTA POCO. Galam è pioniere di una disciplina che ha inventato, la sociofisica appunto, che studia il propagarsi delle opinioni nei gruppi sociali fino a diventare maggioritarie, applicando modelli matematici alle dinamiche di interazione tra gli individui. Nel poco tempo che ha a disposizione nella sua fitta agenda spiega come la vittoria di Le Pen non sia probabile, ma aggiunge che «in un’elezione, che è un evento di una giornata o due, la probabilità conta poco». E infatti Le Pen può ancora chiaramente vincere: una sua equazione spiega come.

IN TESTA RESISTE MACRON. L'ultima inchiesta elettorale del Cevipof, il centro di ricerche di opinione dell'università di Parigi, è stata pubblicata il 19 aprile 2017 e dimostra che ancora tutto è possibile. Al primo turno, infatti, è attesa un'astensione attorno al 28%. E i quattro candidati con maggiori consensi si piazzano tutti tra il 23% e il 19% delle intenzioni di voto: in testa Macron, seguito a mezzo punto di distanza dalla leader del Front national, e poi i due sfidanti in rimonta, l'ultra conservatore François Fillon e l'esponente di sinistra Jean Luc Mélenchon.

ASTENSIONE INCONFESSATA. Un quarto poi dei francesi non sa ancora chi votare a causa, dice il giornalista di Le Monde Gérard Courtois, di «un panorama politico in decomposizione». Ed è proprio dalla decomposizione che parte lo studio di Galam. Secondo il professore, infatti, in queste elezioni la Francia potrebbe trovarsi di fronte a un fenomeno nuovo che lui chiama «l'astensione inconfessata».

Lo studioso Serge Galam,

I candidati francesi da sinistra a destra a seconda della loro posizione politica.

DOMANDA. L'indagine del Cevifop descrive una situazione inedita per la Francia: un elettore su quattro non ha ancora deciso chi votare e l'astensione potrebbe toccare il 28%. Come può influire questo dato sul risultato?
RISPOSTA. Posso dire che io ho concentrato la mia ricerca sul secondo turno della campagna e lì sarà un fattore determinante: dalle mie analisi potremmo essere di fronte a un fenomeno mai visto nelle elezioni francesi precedenti.

D. Quale?
R.
Ci siamo sempre detti che il Front national non può vincere perché per arrivare alla presidenza deve affrontare la forza del Front républicain, deve distruggere il soffitto di vetro. E cioè il fatto che i francesi per bloccare il candidato di estrema destra si recano alle urne a prescindere dalle distinzioni di idee per votare lo sfidante.

D. E adesso?
R.
La forza del Front républicain è diminuita, anche se è attiva. Marine Le Pen sicuramente non arriverà al 50% delle intenzioni di voto. Ma tra gli elettori di tutti gli altri candidati che rigettano totalmente il Front national c'è anche il rifiuto di votare per un altro sfidante.

D. Quindi cosa può succedere?
R.
Le Pen ha buone possibilità di arrivare al secondo turno e a quel punto, chiunque sia il suo sfidante, il giorno del voto molti più elettori si troveranno di fronte a un dilemma: da una parte la repulsione di lasciarla vincere, dall'altra il rifiuto di votare per l'alternativa. E il fenomeno si può registrare per ognuno degli altri tre candidati in proporzioni nuove.

Le Pen sarà sotto la soglia del 50%. Ma possiamo anche essere abbastanza sicuri che le persone che dicono di volerla andare a votare la andranno a votare

Il ricercatore Serge Galam

D. Questo può aumentare l'astensione in maniera imprevista?
R
. Imprevista e imprevedibile: perché è un'astensione differente, inconfessata, dell'ultimo momento, che sfugge alle ricerche di opinione.

D. Un fenomeno nuovo che potrebbe portare Le Pen all'Eliseo?
R.
Proprio questo è il paradosso: lo può fare nonostante Le Pen non supererà mai il 50% delle intenzioni di voto. Per misurare quanto può contare questa astensione bisogna utilizzare un'equazione che mette in relazione le intenzioni di voto, con il possibile rifiuto dell'ultimo momento per i due candidati. Per farlo sono partito da un dato certo: Marine Le Pen sarà sotto la soglia del 50%. Ma possiamo anche essere abbastanza sicuri che le persone che dicono di volerla andare a votare la andranno a votare.

D. Il suo elettorato è considerato il più solido rispetto agli altri.
R.
Esatto, più solido e più motivato. Mentre per l'altro candidato tutto dipende da quanti tra coloro che dichiarano un'intenzione di voto alla fine si recheranno effettivamente alle urne: dalla soglia di partecipazione di cui si ha bisogno per battere Le Pen.

D. Il suo modello riesce a calcolarla e riesce a calcolare come Le Pen potrebbe vincere?
R
. Sì. Le faccio un esempio: poniamo che la percentuale di intenzione di voto per la Le Pen arrivi al 42%, e quindi quello dello sfidante è del 58. Il tasso di partecipazione reale tra chi dichiara di votare il Front national è alto, mettiamo al 90%. Con queste condizioni basterebbe che andasse a votare meno del 65,17% di chi ha dichiarato di sostenere l'altro candidato perché l'estrema destra superi di pochissimo il 50% dei voti, in questo caso il 50,07%. O ancora se Le Pen registrasse il 45% delle intenzioni di voto e l'85% della partecipazione, se l'affluenza per l'altro sfidante si fermasse sotto il 69,55% di nuovo vincerebbe matematicamente.

Marine ha un 18% di elettorato veramente convinto, ma Fillon segue con il 14%. E in più l'ascesa di Mélenchon può aiutarlo a battere Macron al primo turno

Il ricercatore Serge Galam

D, Per prevedere il risultato delle Presidenziali americane lei si è concentrato su un particolare elemento della sua teoria: i pregiudizi. Ha spiegato come il discorso di Trump avesse una particolare caratteristica: la capacità di "scongelare" i pregiudizi dei cittadini americani, e poi, grazie a una lunga campagna elettorale, di modificare la cornice del dibattito. Nel caso della campagna francese qual è il meccanismo che conta di più?
R.
In questo caso contano soprattutto quelli che nella mia teoria chiamo gli elettori inflessibili, cioè l'elettorato convinto che può, a sua volta, convincere gli indecisi. E anche se è contro-intuitivo il meccanismo funziona maggiormente quando aumenta il tempo per la discussione. Più si parlerà delle elezioni, più l'elettorato convinto ha la possibilità di portare dalla sua parte gli altri.

D. Chi in questa campagna può contare sugli "inflessibili"?
R.
Le Pen ha un 18% di elettorato veramente convinto, ma Fillon segue con il 14%. E in più l'ascesa di Mélenchon può aiutarlo a battere Macron, che dal canto suo resta avanti nelle intenzioni di voto, ma ha anche il minore numero di inflessibili tra le sue fila.

D. Però tutto ancora può cambiare.
R.
Sì, anzi la caratteristica di questa elezione è proprio che il cambiamento può avvenire in maniera rapida. E la posizione di un candidato può modificarsi nel giro di 3-4 giorni. Anche perché il dibattito potrebbe crescere molto da qui a domenica 23 aprile. E questo, penso, potrebbe andare a vantaggio del candidato dei Républicains. A quel punto, ma vale anche negli altri casi, per molti francesi la pillola potrebbe essere molto amara da buttare giù.

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