Gentiloni Trump
20 Aprile Apr 2017 2117 20 aprile 2017

Gentiloni-Trump, l'incontro alla Casa Bianca

L'attentato sugli Champs Elysees irrompe nel vertice tra il premier e il presidente Usa. Il tycoon: «Bene l'Italia in Libia, ma non vedo un ruolo diretto americano». Al centro del bilaterale la lotta all'Isis.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, fin dalla stretta di mano con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nello Studio Ovale, al ribadito invito al G7 di Taormina ha sottolineato che non vede l'ora di recarsi in Sicilia. Poi in conferenza stampa Trump non fa mancare il suo entusiasmo per gli 'spettacolari' italiani, cita il grande amico Pavarotti, ma anche Giuseppe Verdi, e loda le città italiane, Firenze e Venezia in testa, soffermandosi quindi sulla grande rilevanza della comunità italoamericana.

OTTIMA ACCOGLIENZA. È entusiasta l'accoglienza per Gentiloni alla Casa Bianca, nonostante l'irrompere delle tragiche notizie da Parigi. «Do un grande benvenuto al primo ministro italiano: è un grande piacere incontrarlo. Abbiamo una lunga discussione da fare», ha detto Trump accogliendo Gentiloni nello Studio ovale con una calorosa stretta di mano. «È un grande, grande onore averla qui», quasi affettuoso il primo incontro tra i due, e l'accoglienza è nello stile entusiasta del presidente americano che, nel dare inizio ai lavori, esordisce con «let's have fun».

PARIGI IRROMPE NELL'INCONTRO. Questo prima di apprendere dei fatti di Parigi, di cui i due leader sono stati informati a conclusione dell'incontro e poco prima di entrare nella East Room della Casa Bianca per la conferenza stampa congiunta. Così dal podio, Gentiloni e Trump manifestano il loro cordoglio e la solidarietà alla Francia. Restano tuttavia puntati sull'Italia gli occhi di Trump e del suo team: presenti tutti i più stretti collaboratori del presidente Usa, nella East room, dal segretario di Stato Rex Tillerson al consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster ai collaboratori Jared Kushner e Steve Bannon, presenti anche nella parte 'allargata' dell'incontro bilaterale e dove fa capolino anche Ivanka Trump.

LIBIA E ISIS AL CENTRO. Il tema della lotta comune al terrorismo diventa il focus dell'incontro. A partire dalla Libia, dove Gentiloni definisce «fondamentale" l'impegno «anche politico» degli Usa per dare stabilità al Paese ed evitare che «si divida» anche per l'influsso di altre potenze. Trump all'Italia riconosce la «leadership per la stabilizzazione del Paese» nordafricano ma quanto agli Usa aggiunge: «Non vedo un ruolo degli Stati Uniti in Libia». Parole, queste ultime, che fonti italiane interpretano nel senso del no a un impegno militare nel Paese. Trump risponde alla domanda di un giornalista italiano e forse non sente le parole di Gentiloni, che lo precede, sulla necessità di un impegno politico a Tripoli perché, nota più d'uno, in quel momento non ha gli auricolari della traduzione. Nel vertice nello Studio Ovale però, raccontano, il presidente Usa ha rivolto molte domande proprio sulla Libia. E nella dichiarazione a fine incontro sottolinea che l'Italia «è un partner chiave nella lotta al terrorismo» e per «la stabilizzazione della Libia e per limitare gli spazi vitali dell'Isis nel Mediterraneo».

TRUMP: «NON VEDO UN RUOLO IN LIBIA PER GLI USA». Poi, nella risposta alla domanda, dichiara che non vede un «ruolo in Libia per gli Usa», che sono già impegnati in Iraq e Siria da dove comunque il presidente Usa ribadisce di voler «uscire» appena possibile. In Siria, afferma Gentiloni, l'Italia non è impegnata nelle operazioni militari e non intende farlo. E di fronte al pressing di Trump per portare al 2%, come previsto dalla Nato, le spese per la difesa, sottolinea che lo farà progressivamente: «L'impegno è stato preso», dice. Nell'ultimo decennio, spiega, i nostri investimenti sono cresciuti dall'1,2 all'1,4%, con una spesa di 23,4 miliardi di euro nel 2014. Quanto ai rapporti economici, è Trump a dare un segnale positivo sottolineando che«l'Italia è un partner commerciale importante, l'obiettivo è ora di creare rapporti improntati alla reciprocità».

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