Minzo
20 Aprile Apr 2017 1130 20 aprile 2017

Minzolini, il Senato ha accolto le dimissioni

I sì sono stati 142, 105 i no e quattro gli astenuti. Voto a scrutinio segreto. L'ex direttore del Tg1 aveva invitato l'Aula a «non avere paura».

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Augusto Minzolini non è più senatore. L'Aula di Palazzo Madama ha infatti accolto le sue dimissioni con 142 sì, 105 no e quattro astenuti. Il voto sulla rinuncia alla carica da parte dell'esponente di Forza Italia è stato a scrutinio segreto, come previsto in questi casi dal regolamento del Senato.

IL RINGRAZIAMENTO PER AVERLO "SALVATO". Il capogruppo del Partito democratico, Luigi Zanda, ha auspicato che in futuro il regolamento venga modificato: «Il voto segreto ha perso significato, si è legato a giochi di potere e manovre di palazzo». Prima del voto, in ogni caso, Minzolini ha preso la parola per ringraziare «tutta l'Aula nella sua interezza» per averlo "salvato" dalla decadenza, invitando adesso i suoi colleghi a «non avere paura».

«COME L'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA». «Come mi sento? Bene, sollevato: sembra l’ultimo giorno di scuola. La presenza dentro le istituzioni ha senso se uno può difendere le proprie posizioni, altrimenti non ha senso starci. Io sono contento di aver fatto questa esperienza», ha commentato a caldo l'ormai ex senatore.

LE POLEMICHE SULLA MANCATA DECADENZA. La decadenza era stata evitata il 16 marzo scorso anche grazie al supporto del Pd. E il Movimento 5 stelle, in quella occasione, aveva accusato i dem di aver accettato «un voto di scambio», alludendo al respingimento della mozione di sfiducia nei confronti del ministro dello Sport, Luca Lotti, ottenuta sempre a marzo grazie ai voti del partito di Berlusconi.

LA CONDANNA PER PECULATO. Minzolini, dopo il pronunciamento dell'Aula contro la sua decadenza, prevista dalla legge Severino per i condannati in via definitiva ad una pena non inferiore a due anni, aveva presentato spontanemente una lettera di dimissioni. È stato condannato dalla Cassazione a due anni e mezzo per peculato continuato. La vicenda riguarda l’uso delle carte di credito della Rai, con le quali da direttore del Tg1 avrebbe speso circa 65 mila euro.

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