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27 Aprile Apr 2017 1749 27 aprile 2017

Così il blog di Grillo è passato dalla controinformazione alla propaganda

Dopo i primi successi politici e la presa di Parma il sito si è trasformato da strumento di debunking a organo di partito. Una metamorfosi che ha coinvolto anche il M5s. L'analisi di Lorenzo Andraghetti.

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Il blog di Beppe Grillo, nato nel 2005 come megafono del comico genovese su idea e iniziativa di Gianroberto Casaleggio, ha rappresentato per anni il primo organo di contro informazione in Italia. Grillo e Casaleggio hanno guadagnato credibilità, “share” e consenso politico grazie a una costante opera di guerra alla disinformazione dei media mainstream. Questa affermazione potrà sembrare forzata o esagerata, ma se c'è qualcosa che 10 anni fa ha fatto innamorare gli utenti di internet al blog di Grillo non erano le proposte politiche e tantomeno gli spezzoni dei suoi spettacoli (che per altro non sono quasi mai apparsi sul blog) ma proprio la capacità con la quale sistematicamente questo strumento dimostrava come i media manipolassero, distorcessero od omettessero con una grande abilità comunicativa le notizie che quotidianamente passavano ai tg o sui giornali, cosiddetti «di regime».

L'ATTIVITÀ DI SMASCHERAMENTO. Per carità, qualche “balla spaziale” Grillo l'aveva raccontata anche all'epoca pre-politica, come l'uovo che si cuoceva tra due cellulari oppure la fantomatica bio-washball che avrebbe salvato le fogne italiane dal detersivo inquinante. Ma su 400 post scritti in un anno, qualche “errore” lo si poteva anche perdonare. Il blog per primo ha minato una credenza che fino alla prima metà degli anni 2000 era considerata come un dato di fatto, e cioè che «i giornali dicono sempre la verità» oppure «è vero perché l'ho visto in tivù». Non solo: ha mostrato costantemente, per la prima volta, come venissero usate le più sofisticate tecniche di manipolazione dell'informazione, nei tg, nei talk-show politici o nelle pubblicità.

IL DOGMA DELLA CREDIBILITÀ ONLINE. La sinergia di un esperto di comunicazione ex Telecom come Casaleggio e di un esperto di comunicazione televisiva come Grillo riusciva a smascherare le omissioni, le contraddizioni e le mezze verità a cui i media ci avevano abituato. Basti ricordare il trattamento che i media riservarono al primo V-Day di Bologna, totalmente ignorato e poi bistrattato dai grandi opinionisti. Oppure la stoccata assestata a L'Unità in occasione del secondo V-Day tenutosi a Torino il 25 aprile 2008 e centrato proprio sul tema dell'informazione. Il quotidiano all'epoca diretto da Antonio Padellaro tentò di ridimensionare la partecipazione alla kermesse sostenendo che piazza San Carlo non poteva contenere più di 40 mila persone. Peccato che un anno prima la stessa testata avesse confermato almeno 100 mila presenze alla manifestazione del Primo maggio. Queste e altre piccole e medie bugie mainstream smentite dal blog lo hanno reso credibile in Rete. Anche più dei giornali online. E Casaleggio lo sapeva bene: «La reputazione online è tutto», diceva.

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.

Ma com'è possibile che il più importante e seguito organo di controinformazione in Italia si sia ridotto nell'arco di un decennio a un sito che basa i suoi ricavi sul click-baiting e falsa le notizie peggio e molto più sfacciatamente di quanto tg e giornali abbiano sempre fatto? La verità è che dal 2012 in poi il blog non può più essere considerato tale. Con l'ingresso del M5s nei sondaggi elettorali e successivamente con la vittoria di Federico Pizzarotti a Parma nel 2012, il blog si è trasformato gradualmente in uno strumento di propaganda diventando tutto ciò che fino ad allora aveva criticato: un giornale online di partito.

LA METAMORFOSI POLITICA. Al blog poi si è aggiunta una galassia di siti acchiappa click creati dalla Casaleggio srl come La fucina e Tze tze che campeggiano in homepage come fossero siti esterni, quindi indipendenti. Promettono notizie bomba che però nel 90% dei casi sono bufale. E quando non lo sono, la qualità della notizia lascia molto a desiderare. Non vengono più trattati i temi rappresentati dalle 5 stelle nel simbolo (acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività e ambiente) e si dà sempre più spazio al sensazionalismo. Il mutamento del M5s da forza politica rivolta inizialmente a sinistra e in seguito (come oggi) fortemente sbilanciata a destra coincide con la metamorfosi del blog e del suo pubblico.

LA VIRATA DA SINISTRA A DESTRA. Il lettore-attivista ha assistito alla fine del sogno pentastellato con l'invasione delle bufale online e l'arrivo di nuovi adepti provenienti dalla destra berlusconiana e leghista allo sbando dopo la caduta del Cav e la crisi del Carroccio, attratti dalle panzane e dai toni sempre più destrorsi usati sul blog. E proprio in questa fase il M5s abdicò alla democrazia interna per diventare una dittatura del blog o, per meglio dire, del detentore del simbolo. L'espulsione di Valentino Tavolazzi a inizio 2012 segnò proprio questo passaggio. Insomma, con la fine della controinformazione e l'arrivo della propaganda fatta di click baiting il 5 stelle si trasformò da iper democratico a autoritario, da tendente a sinistra a pendente verso destra.

LA CLASSIFICA DI RSF. La recente classifica sulla libertà di stampa di Reporters sans Frontieres e la risposta di Grillo ha riacceso l'annosa questione. Ma se come ha detto il direttore del tg La7 Enrico Mentana «la responsabilità della libertà (o meno) di stampa in Italia è da imputare solamente ai media italiani e non a Grillo», è vero anche che Grillo non ha contribuito ad aumentare la qualità dell'informazione. Mentre fino a qualche anno fa qualcuno nutriva la speranza che il web ci potesse “salvare”, grazie anche all'esempio del blog, oggi, anche grazie a ciò in cui quel blog si è trasformato, quelle speranze si sono ridotte notevolmente.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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