Orsero
5 Maggio Mag 2017 1000 05 maggio 2017

Antonio Orsero, ascesa e declino di un finanziatore di Renzi

L'impresa di famiglia. Il mattone. Le banche. Alitalia. La donazione alla Leopolda. Storia del re delle banane, tra affari non andati bene e guai con la giustizia. Come i casi "gemelli" Pessina e Romeo.

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Non ci sono solo i casi della Pessina Costruzioni o della Romeo Gestioni di Alfredo Romeo. Tra i finanziatori storici e chiacchierati vicini al segretario del Partito democratico Matteo Renzi vale la pena di raccontare anche la saga della famiglia Orsero di Pietra Ligure, un tempo tra i primi produttori di frutta in Italia.

INTRECCIO CON ALITALIA. Se i Pessina e Romeo, primi sponsor della Leopolda renziana, sono balzati agli onori delle cronache negli ultimi mesi per la gestione del quotidiano di partito l'Unità - ormai prossimo al fallimento - o per l'inchiesta Consip - Romeo è in carcere per corruzione e turbativa d'asta su un appalto da 2,7 miliardi di euro - la storia degli Orsero si intreccia con il declino di Alitalia e le difficoltà economiche di Piaggio Aerospace, quest'ultima tra le più importanti aziende della difesa in Italia, ma ora in mano sempre agli Emirati Arabi con il fondo Mubadala.

LA POLITICA PER RISOLLEVARSI. Ma cosa c'entra un produttore di frutta con la nostra compagnia di bandiera e con l'industria aeronautica italiana? E soprattutto cosa c'entra con la politica? Lo schema, come nei casi Pessina e Romeo, appare sempre lo stesso. In sostanza si tratta di una storia dei nostri tempi. Un imprenditore in difficoltà che si appoggia a un politico in ascesa come Renzi, o salvando il giornale di partito o finanziando la Leopolda, per tentare di risollevare le difficolà economiche del gruppo, magari anche con l'aiuto del governo che concede appalti o promesse di investimento.

La famiglia Orsero ha fatto affari grazie alll’importazione di frutta e verdura “contro stagione”.

Per raccontare questa storia bisogna fare un piccolo passo indietro, raccontando da dove arriva la famiglia Orsero. Fondata dal capostipite Antonio nel 1940 nella zona di Savona, l'impresa inizia a diventare redditizia negli Anni 70, quando grazie alll’importazione di frutta e verdura “contro stagione”, in particolare le banane, il gruppo arriva in Francia e Spagna.

NUOVA SOCIETÀ NEL 2013. Nel 1981 Raffaello Orsero, figlio di Antonio, decide di gestire la logistica in proprio, creando il Reefer Terminal al porto di Savona. Da lì partono le navi bananiere e prodotti freschi che vengono acquistati anche da Ciquita, tra i maggiori gruppi mondiali del settore. Nasce così la Gf Group, con sede ad Albenga, cassaforte di un impero che dalla Liguria arriva in tutto il mondo, dal Costa Rica fino alla Grecia e alla Colombia. Dopo la morte di Raffaello a diventare amministratore delegato è il figlio Antonio jr insieme con una delle due sorelle, Raffaella. Sono loro due a gestire la Gf Group e la Fruttital, nuova società nata nel 2013 e specializzata nell'importazione e all'esportazione dell'ortofrutta.

IL PASTICCIO DEL GRATTACIELO. Antonio è un imprenditore rampante. E decide di intraprendere nuove iniziative. Investe sul mattone, tanto che farà costruire un grattacielo di vetro di quasi 20 piani nella darsena di Savona. È il noto Filo D'Acqua disegnato dall'architetto catalano Ricardo Bofil. Dovrebbe nascere un complesso residenziale di lusso, ma in realtà molti appartamenti restano vuoti o vengono acquistati con finanziamenti nel lungo periodo. Le critiche dei comitati per la casa e dei sindacati si sprecano. Parlano della torre come «l'emblema dell'antisviluppo».

INGRESSO NEL SALOTTO BUONO. Non solo. Nel 2004 Antonio acquista anche la flotta tuttomerci di Grimaldi. E intanto inizia a mettere un piede pure nelle banche, con l'entrata nel consiglio di amministrazione della Cassa di risparmio di Savona. Dalle cassette di frutta la potere economico italiano il passo è breve. E grazie alla rete di relazioni con la politica nel 2008 entra dalla porta principale nel salotto buono.

Antonio Orsero fu tra i Capitani coraggiosi di Alitalia.

Fa parte infatti della cordata dei Capitani coraggiosi di Alitalia, quel gruppo di imprenditori che nelle speranze dell'ex premier Silvio Berlusconi dovrebbero salvare la nostra compagnia di bandiera. Una delle operazioni più disgraziate dell'epoca berlusconiana, un bagno di sangue finito pure in procura. Orsero entra a far parte della cordata con un investimento di 20 milioni di euro e un posto, fino al 2014, nel consiglio di amministrazione. Ma le cose non vanno bene.

DEBITO NETTO A 295 MILIONI. L'ambizione di rompere con Ciquita e Dal Monte per non restare più dietro le quinte ma diventare primo competitor internazionale non decolla. Anzi, proprio nel 2014, in uscita da Alitalia, il gruppo si ritrova vertenze sindacali con Reeefer e Fruttital, con più di centinaia di posti di lavoro a rischio. La politica industriale non ha funzionato. Tanto che nel 2012 la società di revisione Deloitte & Touche boccia il bilancio di Gf Group e nel 2013 quello di Fruttital. La bocciatura non è tanto dovuta alle perdite di esercizio, che pure crescono, quanto al livello del debito: il gruppo arriva a 295 milioni di debito netto, di cui 255 di esposizione bancaria.

INGRESSO IN CARIGE FALLIMENTARE. Il revisore nutre incertezze sulla possibilità di rinegoziazione con gli istituti di credito, di cui il primo è Banca Carige (esposta per il 40% del totale). Del resto l'ingresso in Carige si è rivelato oltremodo fallimentare e con un lungo strascico di indagini e sequestri della magistratura, tra i fidi facili e 91 milioni di euro su cui pesa il sospetto di una truffa.

Proprio negli anni di maggiore difficoltà economica gli Orsero iniziano a finanziare la Leopolda versando alla Fondazione Big Bang 20 mila euro nel 2013 e altri 50 mila nel 2014

Sono notizie del 2017 invece le inchieste sui conti della famiglia in paradisi fiscali in Lussemburgo, Singapore e Montecarlo. Per di più gli intermediari Daniele Gazzano e Angelo Bonanata, fedelissimi di Orsero, vengono indagati. E Bonata compare pure nei Panama Papers, come amministratore in decine di società offshore riconducibili proprio al gruppo Gf Group. Nel suo turbinio di iniziative Antonio Orsero ha avuto il tempo pure creare una compagnia aerea per voli privati, la K-Air e ha pure provato a comprare, senza successo, l'aeroporto Clemente Panero di Villanova d'Albenga.

GALASSI (PIAGGIO) UOMO CHIAVE. Proprio negli anni di maggiore difficoltà economica gli Orsero iniziano a finanziare la Leopolda versando alla Fondazione Big Bang 20 mila euro nel 2013, provenienti dalla loro filiale Blue Meer, e altri 50 mila nel 2014, direttamente dalle casse di Gf Group. Chi ha messo in contatto Orsero con Renzi? Alberto Galassi, amministratore delegato e poi presidente di Piaggio Aerospace, grande amico di Luca Lotti, ex sosttosegretario alla presidenza del Consiglio e uomo di fiducia di Renzi, genero di Piero Ferrari e molto vicino a Luca Cordero di Montezemolo.

Alberto Galassi e Matteo Renzi.

Galassi e Montezemolo sono quelli che hanno portato gli Emirati Arabi in Italia, sia in Alitalia con Etihad sia in Piaggio con Mubadala. E Lotti è quello che ha gestito le partite Piaggio e Alitalia durante il triennio di presidenza del consiglio renziana: Occhio di lince beccò il Lampadina nello chalet di Orsero a Chamonix proprio nel 2016.

RISERVE DELLA CORTE DEI CONTI. Caso vuole che proprio nel 2014 lo stato italiano, ovvero l'autorità portuale di Savona, rilevi il 64% delle quote nella società Vio (Vado Intermodal Operator), che gestisce l’interporto, per un valore di 24 milioni di euro. A chi appartengono queste quote e a chi finiscono i soldi versati dallo Stato? AI fratelli Orsero, per un'operazione che i quotidiani locali definiscono «temeraria», anzi sul filo della legge, tanto che la stessa Corte di conti, nella sua relazione del 2015, dopo aver sollevato "riserve" scriverà che l'operazione è stata approvata grazie «all'intervento del ministero Infrastrutture e Trasporti» del governo Renzi.

Ma grazie a Galassi gli Orsero iniziano una collaborazione molto proficua con la Piaggio. Su indicazione dell'azienda di Villanova D'Albenga viene ceduto uno dei capannoni industriali di Fruttital alla società Laerh di Napoli, incaricata della produzione di alcuni parti delle fusoliere dei velivoli Piaggio. L’operazione viene presentata come un atto socialmente “utile”: in questa attività, si dice alla stampa, potranno confluire sia i lavoratori esternalizzati di Piaggio sia quelli disoccupati di Fruttital (nel frattempo trasferitasi a Verona).

PROGETTI URBANISTICI. Orsero entra con il 5% del capitale anche nella società Finalmare, cui viene affidato il compito di attuare un ambizioso progetto urbanistico nelle aree dismesse di proprietà della Piaggio a Finale Ligure (si tratta del vecchio sito industriale, abbandonato dopo il trasferimento a Villanova). Finalmare può risolvere un problema sorto con la Regione e il Comune di Finale Ligurie, che richiedono a Piaggio la riabilitazione di questa zona: altre torri come nel caso di Filo d'Acqua con critiche e sospetti di speculazione immobiliare annessi.

Orsero è finito ai domiciliari alla fine del 2016 per una storia di violenza sessuale ai danni della badante rumena 60enne al servizio della famiglia

Da ultimo Antonio Orsero decide che la flotta della sua società aerea K-Air sarà integralmente monomarca Piaggio, acquisisce negli anni nuovi aerei e affida a Piaggio la loro manutenzione. Questo è un accordo win-win, per così dire. Infatti anche Orsero ci guadagna: K-Air stipula con Piaggio un contratto molto vantaggioso di noleggio velivoli per i voli privati dell’azienda. Tale contratto obbliga Piaggio ad acquistare almeno 650 ore di volo all'anno per quattro anni (2012-2016), a pagare delle penali salate per le ore non utilizzate e a fornire a K-Air i propri servizi di manutenzione a una tariffa oraria inferiore a quella del mercato.

LA LEOPOLDA NON PORTA FORTUNA. E adesso? Mentre Orsero è finito ai domiciliari alla fine del 2016 per una storia di violenza sessuale ai danni della badante rumena 60enne al servizio della famiglia, la magistratura continua a indagare sui soldi di quelli che erano una volta i re delle cassette della frutta. Proprio come nel caso della Romeo Gestioni. Finanziare la Leopolda di Renzi a loro non ha portato fortuna.

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