Francia

Elezioni francesi

Macron Vittoria
7 Maggio Mag 2017 2321 07 maggio 2017

Macron presidente: cosa cambia ora per Francia ed Europa

Il candidato di En Marche! eletto con il 65% dei voti. Battuta di 30 punti Le Pen che seppellisce il Fn. "Speranza", "fiducia" e difesa del destino comune dell'Unione i punti chiave. Analisi del voto.

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Europa, musica per le tue orecchie. È bastata la scelta della colonna sonora usata da Emmanuel Macron nel momento della festa per certificare il grosso sospiro di sollievo che l'Unione comunitaria ha tirato dopo i risultati delle elezioni presidenziali francesi 2017. Il neo eletto presidente, il più giovane nella storia della République, ha percorso da solo il tragitto per arrivare al palco allestito davanti alla celebre piramide del Louvre sulle note non della Marsigliese, ma dall'Inno alla Gioia, simbolo dell'Europa. Un chiaro messaggio, prima ancora di iniziare a parlare. Speranza, Europa, fiducia: sono questi i concetti chiave dell'uomo che ha battuto lo "spauracchio" estremista Marine Le Pen.

BIPOLARISMO IN SOFFITTA. Con il suo En Marche!, movimento creato da solo, ha camminato indisturbato sulle macerie del vecchio bipolarismo francese, mandando in soffitta il Partito socialista e i neogollisti al primo turno. E al ballottaggio ha battuto anche un Front national che la sua leader pare aver definitivamente seppellito. Nessuna sorpresa: 60% a 40% avevano predetto i sondaggisti, 65,5% a 35,5% è stato il risultato finale secondo le proiezioni, comunque il più alto mai ottenuto dal Fn.

Il 39enne neopresidente ha parlato prima con Le Pen per rendere omaggio all'avversaria battuta che riconosceva la sconfitta, poi con il presidente François Hollande, il suo mentore che l'ha voluto all'Eliseo poi al governo, appoggiandolo poi senza esitazioni nonostante avesse lasciato l'incarico sbattendo la porta. Con lo sguardo fisso e gli occhi lucidi dalla tensione, la voce bassa e concentrata, dopo la chiusura delle urne e la certezza del successo ha detto: «Mi rivolgo a tutti voi, qualunque sia stata la vostra scelta. Non nego le difficoltà economiche, sociali, l'abbattimento morale. In questo momento voglio rivolgere il mio saluto repubblicano al mio avversario, la signora Le Pen».

SENZA UN PARTITO ALLE SPALLE. Poi la promessa di proteggere e tenere unita la Francia, e quella altrettanto solenne di «difendere il destino comune dell'Europa». Ed è stato al Louvre, in un luogo simbolico imbevuto di storia e tradizione oltre che di un misticismo, che Macron ha scelto per il saluto alla folla da ore in attesa per festeggiare. Una celebrazione che soltanto qualche mese prima nessuno avrebbe neppure lontanamente immaginato in una Francia in cui da sempre chi vuole aspirare all'Eliseo deve avere "un partito alle spalle". Macron non ce l'aveva.

Macron festeggia con la moglie Brigitte e la famiglia allargata.

L'harakiri di François Fillon, a lungo dato come favorito nella corsa all'Eliseo, colpito dalle rivelazioni sul suo ginepraio di favoritismi familiari, lo ha lanciato verso il trionfo. Si era per un attimo ravvivata la gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon, poi finita quarta al primo turno e sfumata in questi giorni in un «né Macron né Le Pen» che lascia il segno soltanto sul record di astensioni e schede bianche e nulle: assieme hanno una percentuale più alta di quella ottenuta da Marine Le Pen.

E ORA LA SFIDA DELLE POLITICHE. Ora comincia «la nuova era» per la Francia e per l'Europa, un lavoro di ricostruzione titanico per il presidente Macron, a cominciare dalla battaglia per le politiche dell'11 e 18 giugno in cui deve tentare di strappare il maggior numero di seggi a ciò che resta dei partiti tradizionali.

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