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Elezioni francesi

Merkel Macron
9 Maggio Mag 2017 0800 09 maggio 2017

Macron, il presidente ideale per Merkel (e pure per Schulz)

Incassato uno dei pochi endorsement di Angela, è pronto a vederla a Berlino: qualche frizione sull'euro, sintonia su immigrazione, spesa pubblica e difesa comune. Ma anche coi socialisti c'è feeeling...

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Il presidente più giovane di Francia Emmanuel Macron ha inaugurato la festa per l'elezione del 7 maggio 2017 con l'Inno alla Gioia di Beethoven: oltre che l'inno dell'Ue, il capolavoro monumentale del compositore tedesco tra i simboli più amati della Germania. Poi, ma solo poi, ha intonato la Marsigliese: oltre che l'inno nazionale d'Oltralpe, il simbolo della Rivoluzione francese, ispiratrice delle Internazionali socialiste e anarchiche. Si aggiunga che nel 2017 Macron è stato per due volte in Germania: ha già incontrato la cancelliera Angela Merkel in campagna elettorale e sarà la prima leader europea che rivedrà da presidente dopo gli «auguri di cuore per una vittoria dell'Europa».

RARO ENDORSEMENT DI ANGELA. Anche il predecessore François Hollande visitò, da neo eletto, la controparte tedesca prima che gli altri capi di Stato e di governo europei: la sinergia tra Francia e Germania è storicamente il cuore dell'unione economica, monetaria e sulla carta anche politica dell'Ue. Ma una volta fondato il movimento En Marche!, Macron si è subito premurato di stringere rapporti con la cancelliera e l'establishment di Berlino. Non è per esempio volato in Italia, e per il ballottaggio Merkel ha speso per il candidato centrista uno dei suoi rari endorsement («Certo la scelta rimane ai francesi, non voglio interferire, ma sarei lieta se Macron vincesse»): un «supporter delle politiche europee» che «Francia e Germania potrebbero rinvigorire».

Macron eletto presidente.

ANSA

A Berlino una conquista dell'Eliseo da parte del candidato 39enne era vista senza misteri come la prospettiva «ideale» per le coltivare con minori intoppi le relazioni franco-tedesche, e non solo perché Merkel è stata e rimane il bersaglio fisso della sfidante Marine Le Pen: «In ogni caso vincerà una donna, o io o la cancelliera tedesca», è stata una delle poche battute fortunate della leader di estrema destra del Front national nelle sue altrimenti pessime prestazioni dei duelli con Macron. Per la Germania anche il poco probabile prevalere su tutti di Jean-Luc Mélenchon sarebbe stato assai problematico: come Le Pen, il candidato della sinistra radicale d'Oltralpe è molto scettico sull'euro e aveva dichiarato guerra alle riforme d'austerity.

PER BERLINO OTTIMO INTERLOCUTORE. Al pari del socialista Benoît Hamon re degli sconfitti, il conservatore François Fillon sarebbe stato invece per Berlino un interlocutore della politica tradizionale: nettamente a favore dei tagli alla spesa pubblica e del welfare ma, rispetto all'ex banchiere Macron, su posizioni più filorusse foriere d'imbarazzi diplomatici. Dalle dichiarazioni del nuovo presidente – a parole – più di cambiamento per la Francia (qualche politologo grida alla fine della Quinta repubblica) i rapporti con la Germania non si annunciano come una luna di miele, eppure per Merkel, in corsa per il quarto mandato, il risultato d'Oltralpe è quello che fa più ben sperare.

Lo status quo è sinonimo tra 10 anni dello smantellamento dell'euro

Emmanuel Macron

Nella battaglia per l'Eliseo Macron ha criticato Berlino per il surplus commerciale e definito l'euro «un marco tedesco debole». Il ministro delle Finanze suo architetto, nonché braccio destro di Merkel, Wolfgang Schäuble, non gli è per niente simpatico e non lo vorrebbe riconfermato nel prossimo esecutivo, sempre che la cancelliera rivinca. Macron ha proposto un «new deal con la Germania» spinto da investimenti per la crescita, in sintonia con il vice-cancelliere Peter Gabriel e con altri socialdemocratici tedeschi (incluso lo sfidante di Merkel, Martin Schulz) che conosce bene da quando, tra il 2014 e il 2016, era ministro dell'Economia e dell'Industria per il socialista di Hollande. Schäuble da integralista della disciplina finanziaria gli ha risposto picche: «Non sono tempi per grandi visioni».

CONTRO L'EURO DEI TEDESCHI. In Germania il neo presidente francese ha tenuto un dibattito durante la sua campagna con i socialdemocratici che lo avevano invitato assieme al filosofo Jürgen Habermas, tra i più duri detrattori di Merkel e Schäuble, arrivando anche ad affermare che lo «status quo è sinonimo tra 10 anni dello smantellamento dell'euro». Tuttavia anche il ministro falco di Berlino si è espresso per la «vittoria di Macron» e la cancelliera vede in lui, ministro dimissionario di Hollande, un presidente più deciso per portare avanti le sue riforme neo-liberiste e per l'accentramento dell'Ue. Macron ha elogiato Merkel sull'accoglienza dei rifugiati e si è espresso contro la Brexit, ma c'è di più.

Con l'amico e vice cancelliere tedesco.

GETTY

Sui risparmi alla spesa sociale e sulla flessibilità nei contratti di lavoro Hollande si era arenato di fronte alle manifestazioni di studenti e lavoratori contrari a tagli e precarizzazioni, e anche le relazioni con Berlino si erano deteriorate. Per il curriculum da tecnico che ha, il paragone di tanti con Matteo Renzi è improprio: tuttavia per età, modalità e programma di governo l'ascesa di Macron all'Eliseo ha dei tratti in comune con l'ex premier italiano. Il neo presidente francese è più al centro dei socialisti nel cui governo ha militato, si è dichiarato pronto a «riconquistare la fiducia dei tedeschi» ed è deciso a disciplinare la spesa pubblica in cambio dei budget richiesti.

UN'ATOMICA PER DUE. Per Macron sarebbe meglio uno Schulz come interlocutore, ma «con alcuni grossi temi, e non solo l'immigrazione o l'eurozona, da discutere con la Germania possiamo trovare dei compromessi», ha affermato. Per Merkel un'occasione ghiotta: come con Letta e con Renzi, la cancelliera ha accettato un faccia a faccia con Macron durante la sua seconda visita in Germania, nel marzo 2017; con uno strappo alla regola ha anche fatto sollevare le tendine per farsi riprendere dai fotografi. Averlo sotto la sua ala aprirebbe alla Germania anche il negoziato per condividere l'atomica francese, in vista di un disimpegno di Donald Trump dall'Europa. La difesa comune è tra i primi punti in agenda per l'incontro fissato nella «telefonata molto calorosa» tra Merkel e Macron, a brindisi ancora in corso.

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