Boschi Ghizzoni
VISTI DA VICINISSIMO 10 Maggio Mag 2017 1636 10 maggio 2017

Etruria-Unicredit, ecco perché Boschi si deve dimettere

La sottosegretaria deve lasciare il posto. Per aver provato a vendere la banca del papà a Ghizzoni? No, per non esserci riuscita. Più che forti, i poteri di cui scrive De Bortoli sono morti. L'analisi di Occhio di Lince.

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Maria Elena Boschi si deve dimettere? Sì, senza dubbio. Per evidente conflitto d’interessi? Macché. Perché ha svolto attività improprie per un ministro? Ma va. Perché lo dicono i suoi avversari politici, esterni ma soprattutto interni al suo partito? Tantomeno. No, se ne deve andare per manifesta incapacità. Insomma, perché è una dilettante allo sbaraglio! E sì, cari lettori, sappiate che il “problema Boschi” è ben altro rispetto a quello che ci raccontano in queste ore: siamo all’apoteosi del fantozzismo. Ma come, la potente ministra, sodale e amica del potentissimo ex premier Renzi – l’unica che gli dà sulla voce – chiede al mite Federico Ghizzoni, uomo piuma a dispetto della sua stazza, di farle la cortesia di tirare fuori dalle pesti Banca Etruria, comprandosela, e lui che fa, la prende per i fondelli? Guardate che siamo ai verbi difettivi, per chi ambisce a gestire il potere.

SOTTO L'ALA DI BERETTA. Dovete sapere che Ghizzoni ad arrivare laddove è arrivato quando gli hanno messo addosso la maglietta di amministratore delegato di Unicredit – che non voleva dire che in banca comandasse lui, tutt’altro – è da considerarsi un autentico miracolato. Lui stesso se ne rendeva conto. Tant’è che si era affidato alle amorevoli cure di quel democristiano d’altri tempi di Maurizio Beretta, che lo portava in giro come se fosse la madonna pellegrina. E quando lo sviolinatore di professione (Beretta, appunto) gli faceva incontrare questo o quella, lui era contento come una pasqua perché si sentiva gratificato di conoscere gente potente.

Figuratevi dunque quanto fosse contento di avere rapporti con la Maria Elena, che è pure gradevole da guardare. Anzi, era così contento che il 5 novembre 2014 l’ha invitata a Milano, all’Unicredit Tower, all’evento conclusivo delle celebrazioni per i 15 anni della banca (dopo la lunga storia come Credito Italiano). Il titolo era I 15 anni di UniCredit: storia e prospettive future, e oltre all’allora ministro per le Riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, che fece anche un piccolo ma non memorabile discorso, erano intervenuti l’ex ministro del Tesoro Piero Barucci e l’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. A fare gli onori di casa, oltre a Ghizzoni, anche il presidente della banca, Giuseppe Vita. Ricordo questo episodio, che ho ritrovato nella mia agenda con tanto di foto, oltre che nella mia memoria, perché in effetti ai presenti fece effetto vedere la potente Boschi partecipare a un evento di quel tipo, una celebrazione da cui era del tutto estranea (e si vedeva). Rammento che Ghizzoni e il Beretta gongolavano.

POTERI QUASI MORTI. Dunque, De Bortoli sostiene nel suo libro – dedicato ai poteri quasi forti, ma che come vediamo sono quasi morti – che la figlia del vicepresidente della Etruria chiese al fragile amministratore delegato di Unicredit di salvare la banca così cara al papà. E che lui diede incarico a qualcuno in banca (Marina Natale?) di studiare il dossier. Vero o falso? Bè, diciamo che quella circostanza di quasi tre anni fa, a margine della quale ci potrebbe essere stato qualche discorso in merito alla spinosa questione, fa pensare che possa essere vero.

DILETTANTI ALLO SBARAGLIO. Ma se fosse vero che la Boschi ha chiesto a Unicredit di aiutare la banca del papà, la cosa grave sarebbe appunto il fatto di non essere riuscita nell’intento – nonostante avesse davanti Ghizzoni, mica Cuccia – non di averci provato. Anche perché quel tentativo seguiva quelli maldestri messi in atto da Pier Luigi Boschi. Il padre di Maria Elena si era infatti rivolto a Valeriano Mureddu, il famoso massone di origini sarde – tuttora agli arresti domiciliari per riciclaggio – che aveva agganci con il bancarottiere piduista Flavio Carboni, che a sua volta aveva promesso investitori per la banca che non si sono mai visti. Più dilettanti allo sbaraglio di così!

*Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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