Terremoto
11 Maggio Mag 2017 1737 11 maggio 2017

Terremoto, come l'asse del Nord Europa blocca l'intesa sui fondi

La Germania e gli Stati settentrionali dell'Ue si oppongono all'accordo sui finanziamenti all'Italia. Il nodo è politico: Roma deve contribuire. Intanto il dossier slitta al prossimo autunno. E la solidarietà anche.

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da Bruxelles

Niente da fare: per la seconda volta in poco più di un mese gli ambasciatori di Austria, Germania, Olanda, Finlandia, Danimarca, Svezia e Regno Unito si sono opposti a un compromesso a favore dell'Italia colpita dal terremoto. Una opposizione di principio che va contro la stessa proposta della Commissione europea.

LA COMMISSIONE PROPONE IL 100% DI FINANZIAMENTO. L'esecutivo di Jean-Claude Juncker, infatti, aveva chiesto di fronte a una calamità naturale come quella del Centro-Italia di andare oltre l'abituale meccanismo del cofinanziamento - che prevede una quota di finanziamento a carico del Paese o della Regione - e di finanziare al 100% attraverso i fondi coesione una parte della ricostruzione delle zone colpite dal sisma dallo scorso agosto.

UN CONFLITTO PER DIECI MILIONI DI EURO. L'obiettivo era dare un segnale politico di solidarietà. Del resto, secondo le regole attuali, il cofinanziamento non è obbligatorio. I fondi europei, per esempio, già finanziano al 100% i programmi a favore dell'occupazione giovanile. Eppure ancora una volta, il 10 maggio, all'interno del Coreper - il comitato che in seno al Consiglio Ue riunisce i diplomatici degli Stati membri - il niet del fronte del Nord ha fatto saltare l'intesa. E tutto quando in gioco ci sono solo 10 milioni di euro. Lo scontro va avanti da tempo e Lettera43.it ha ricostruito le trattative e mappato gli schieramenti.

Da una parte c'è la diplomazia italiana impegnata a sostenere la proposta della Commissione europea. Al suo fianco, si sono schierate la Grecia, il Portogallo e la Romania. Dall'altra c'è la presidenza maltese che, nel tentativo di arrivare a un compromesso con i Paesi del Nord, già nella riunione del 3 maggio aveva portato la soglia dei finanziamenti al 90%, lasciando all'Italia il pagamento di 20 milioni su 200 totali. Il Parlamento europeo, però, compatto aveva posto il tetto di finanziamenti nazionali al 5%. In questo modo la quota di finanziamento europeo si è alzata al 95%: 190 milioni di euro.

MALTA E LA VIA DEL COMPROMESSO. Nella riunione del 10 maggio, quindi, la presidenza maltese ha rilanciato il compromesso adeguandosi alla decisione del Parlamento. A sostenere questa soluzione, secondo quanto appreso da Lettera43.it, c'erano tra gli altri la Francia, la Polonia, la Spagna e la Croazia. Ma ancora una volta non c'è stato nulla di fare per convincere Berlino e gli altri Stati settentrionali. Tanto che la presidenza maltese, incaricata per questo semestre di coordinare i lavori, ha dovuto prendere atto che un accordo per ora è impossibile da trovare.

L'AFFONDO DEI 5 STELLE. A fine marzo era stato l'ambasciatore italiano Maurizio Massari a parlare pubblicamente di un «conflitto surreale». Poi sul dossier era calato il silenzio, ma le impegnative trattative diplomatiche sono continuate. Questa volta, i primi a denunciare l'atteggiamento dei sette Paesi nordici sono stati gli europarlamentari del Movimento 5 stelle: «L''Europa che si oppone a dare il pieno appoggio alle popolazioni colpite dal terremoto non è una comunità: è solo una somma di interessi ed egoismi tutelati con l'arma del ricatto», hanno dichiarato gli eurodeputati. «Questa è la considerazione di cui l'Italia gode in Europa, ci trattano come scendiletto. Il governo non ha detto una parola su questo fatto gravissimo ma a Gentiloni non consentiamo di restare in silenzio», hanno aggiunto attaccando l'esecutivo italiano e annunciando un'interrogazione parlamentare per chiedere alla presidenza del Consiglio «di dare spiegazioni, di riferire sull'accaduto e di chiarire se intenda muoversi per tutelare i diritti dei suoi cittadini, o se continuerà a fare la statua di sale».

L'APPELLO DI TAJANI. Il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani ha invece invitato i Paesi «che stanno facendo resistenza» a «mettersi una mano sulla coscienza». «L'Italia è un contributore netto». ha ricordato, aggiungendo: «Spero che il Consiglio ci ripensi e imbocchi la stessa direzione della Commissione e del Parlamento europeo». Certo, non si può dire che Regioni italiane come il Lazio abbiano negli anni passati gestito bene i fondi europei: nell'ultimo programma di sviluppo regionale, per esempio, nemmeno un euro era stato stanziato per la prevenzione antisismica nonostante la provincia di Rieti, colpita dal sisma, rientrasse nella zona a livello 1 di pericolosità.

Il Parlamento Ue a Bruxelles.

Al netto di questo, dopo mesi di scosse ininterrotte, decine di borghi rasi al suolo e migliaia di sfollati, a Bruxelles si assiste alla volontà deliberata di alcune diplomazie di non concedere all'Italia nemmeno un'apertura simbolica. L'Unione si è già impegnata a contribuire ai 24 miliardi di spese stimate per la ricostruzione con uno stanziamento di 1,3 miliardi attraverso il Fondo di solidarietà. Quindi il nodo non è finanziario, ma tutto politico. E per questo ancora più preoccupante.

LA SOLIDARIETÀ PUÒ ATTENDERE. Intanto però l'agenda dell'Europarlamento da qui ai prossimi mesi è fittissima e siccome le trattattive coinvolgono necessariamente tutte e tre le istituzioni, Consiglio, Commissione e Parlamento, il dossier sarà rinviato all'autunno. Il faldone 'disastri naturali' può aspettare. La solidarietà alle vittime, purtroppo, anche.

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