Bossi, base stufa Salvini. Ora congresso
12 Maggio Mag 2017 1726 12 maggio 2017

Le scorte dei politici? Renzi è peggio dei Bossi e Berlusconi di ieri

Galluzzo del Corriere cacciato malamente dai bodyguard del segretario del Pd, come rivelato da De Bortoli. Col Senatùr e il Cav noi cronisti eravamo molto più sfacciati. Eppure trattati meglio.

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Per anni ho seguito Umberto Bossi, pur acciaccato dalla malattia ma ancora potente. Anzi, «portami l'intervista a Bossi», ovvero la mission impossible, fu la prima richiesta agli inizi del 2005 dell'allora direttore di Panorama Pietro Calabrese e del suo numero due all'epoca Paolo Madron. Il Senatùr la sua prima intervista, dopo la malattia, l'aveva già data ad Aldo Cazzullo per il Corriere della sera.

SCETTICISMO SULLA "ROMANA". Seguirono polemiche e smentite, ma fino a un certo punto, sul fatto se il figlio Renzo fosse l'erede. La sottoscritta fece nel marzo 2005 un'intervista giudicata più politica sul futuro "padano", nella quale Bossi investì come successorri Marco Reguzzoni e Giancarlo Giorgetti. Anche lì polemiche a non finire. E soprattutto per l'intervistatrice, venuta da Roma, la scommessa di affrontare il servizio d'ordine di Bossi, che, anche se si tratta di cose diverse leghisticamente parlando, nella vulgata comune potremmo definire: la guardia padana. Ex edili, operai nerboruti, ma soprattutto militanti che a me, ex inviata speciale da ragazza de l'Unità, hanno sempre ricordato il servizio d'ordine di militanti Pci che proteggeva Enrico Berlinguer. E anche il militante del Psi Nicola Manzi, deceduto pochi anni fa, che da autista e factotum tirò via dalla tempesta delle monetine Bettino Craxi e lo protesse fino agli ultimi anni di Hammamet.

NELLA STANZA DEL CAVALIERE. Ecco, angeli protettori, militanti di partito. Fino alla "guardia padana" che nel massimo della sua ruvidezza mi apostrofò sul "sacro" prato di Pontida o davanti alla villetta di Gemonio del Senatùr, con un pittoresco: «Ma va là, pelandrona romana...». E vogliamo parlare di quando al seguito del "mitico" Augusto Minzolini, allora inviato de La Stampa, inventore dell'entrismo nella stanza dei bottoni, mi ritrovai di colpo nella camera di Silvio Berlusconi in un hotel di Santa Margherita ligure? Con un mitico «aho che succede?» di "Augusto" al Cav in procinto di diventare per la seconda volta premier? E la faccia un po' sorpresa del Cav e quella ancora più perplessa di Paolo Bonaiuti, che ne era il portavoce?

NESSUN INCIDENTE. ORA INVECE... Però né con la ruvida "guardia padana" del Senatùr né con quella azzurra mai nessun incidente. Era un gioco un po' obbligato delle parti. Il bravissimo cronista del Corriere della sera Marco Galluzzo, invece cacciato dalla scorta di Matteo Renzi, secondo il racconto che fa Ferruccio De Bortoli nel libro Poteri forti (o quasi) riportato in anteprima da Lettera43.it, in fondo fu molto, ma molto meno sfacciato di noi.

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