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Ong nel mirino

Di Maio
13 Maggio Mag 2017 1800 13 maggio 2017

La crociata sulle Ong? Di Maio guarda alle elezioni amministrative

Attaccando sulla questione migratoria, punta a calamitare consensi in Sicilia. Dove il prossimo 11 giugno si va al voto. E sposando la tesi di Frontex assume (suo malgrado) sembianze europeiste. 

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Per comprendere meglio le ragioni delle polemiche scatenatesi in questi giorni intorno al ruolo delle Ong (organizzazioni non governative) nei salvataggi di profughi nel Mediterraneo bisogna fare un salto in avanti, e precisamente alle prossime tornate elettorali. L'11 giugno si svolgeranno le Comunali a Palermo e, soprattutto, il 5 novembre sarà la volta delle Regionali siciliane. Appuntamenti a cui si guarda con particolare interesse visto che storicamente l'Isola è considerata laboratorio politico nazionale.

DI MAIO NON PARLA A CASO. Luigi Di Maio, ormai capo sempre più riconoscibile, mediatico e politico, del Movimento 5 stelle, sta girando il mondo per accreditarsi come possibile futuro premier, passando da Londra ad Harvard, e poco importa se strada facendo incappa in qualche gaffe. In questa strategia, approfittando delle parole del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro sulle presunte complicità fra Ong e scafisti (poi smentite da lui stesso, in un accavallarsi di esternazioni piuttosto confuso), ha aperto il fuoco su quelle navi che salvano i profughi in mezzo al mare. Di Maio, che è diventato la bestia nera di chi si occupa di accoglienza in Italia togliendo quasi lo scettro del più odiato al capo della Lega Matteo Salvini, sta in realtà facendo campagna elettorale in vista delle prossime amministrative. Non parla a caso, insomma. Quanto la deriva xenofoba sia strumentale è da vedere, di certo i Cinquestelle hanno dimostrato di saper cogliere gli umori profondi di una parte del Paese.

LA QUESTIONE SICILIANA. La Sicilia, infatti, è geograficamente più esposta di altri territori agli arrivi via mare, sta sostenendo il peso principale delle inadempienze europee e italiane, di una politica migratoria ancora incompleta, di una ricollocazione a singhiozzo, della quasi assoluta mancanza di interventi di cooperazione nei Paesi di origine dei profughi nella regione subsahariana come nella Libia attraversata dalla guerra civile. E le voci che giungono dalla Sicilia sono quelle di operatori impegnati sul territorio nell’ambito dell’accoglienza, preoccupati per il malcontento crescente della popolazione, per la difficoltà di mantenere un equilibrio virtuoso fra profughi e residenti in certi comuni, per il timore che la permanenza di migranti in centri già al collasso si protragga troppo a lungo e che la burocrazia costituisca un intoppo insuperabile.

Non a caso è su questo terreno che sta cercando di muoversi il governo, accelerando le pratiche e i controlli, parlando di respingimenti (in realtà difficilmente praticabili) e soprattutto - e più credibilmente - velocizzando l’identificazione e la valutazione delle richieste di protezione internazionale di chi arriva. Se la preoccupazione delle Ong è il mare che inghiotte vite, la politica guarda alla terraferma, ai problemi di comunità strette fra crisi economica e sociale da una parte e immigrazione dall’altra. Che poi è la miscela perfetta in cui si sviluppano nuovi partiti definiti in modo un po’ semplicistico populisti, ma che di sicuro hanno una vocazione nazionalista.

UN NODO POLITICO. Di Maio ha dalla sua due argomenti che il M5s ha usato in maniera martellante in queste settimane. In primo luogo, il famoso rapporto di Frontex, ovvero l’agenzia europea di controllo delle frontiere che, nel documento al centro di tante polemiche, pur non utilizzando mai l’espressione ‘taxi del mare’, lanciava il sospetto di un attivismo eccessivo da parte delle varie Ong, troppo solerti per i critici nei salvataggi ai confini delle acque libiche. Anche in questo caso il nodo è politico. Frontex rispondeva a un’indicazione proveniente dall’Europa in ragione della quale gli interventi per i salvataggi andavano operati in casi estremi; la deterrenza, nelle intenzioni, era fondata anche sulla lontananza dalle coste libiche delle navi di soccorso (va detto che tale strategia non ha però mai rallentato i flussi). In qualche modo l’attivismo delle Ong avrebbe vanificato questa impostazione.

GRILLINI 'EUROPEISTI' LORO MALGRADO. Discorso fin troppo cinico, a farne le spese infatti sarebbero stati – e sono stati - gli affogati, a migliaia, ma indubbiamente l‘immigrazione è diventata problema politico primario a livello continentale. Così, peraltro, Di Maio e i Cinquestelle hanno assunto, agli occhi dell’opinione pubblica, sembianze un po’ più europeiste, loro malgrado, sposando la linea Frontex. L’altro aspetto importante è il precedente costituito dal processo per Mafia Capitale, argomento ‘mantra’ dell’ascesa grillina a livello locale e nazionale. Le speculazioni sui migranti, si dice, sono al centro di un sistema di corruzione che coinvolgeva pure il Pd e le cooperative, e da cooperative a Ong, nella semplificazione urlata dei messaggi, il passo è breve. Non a caso questo è pure un argomento chiave di Salvini. Se non che il M5s governa ormai da un anno Roma con risultati contrastanti come dimostra, per esempio, il monnezza-gate.

Il mondo del volontariato e delle Ong, pur confrontandosi per necessità con tutti, ha un rapporto preferenziale con il Pd e il mondo religioso, peraltro ben rappresentato dagli appelli costanti del papa e dall’impegno di organizzazioni cattoliche o organismi ecclesiali come la Caritas. Non a caso quando il 9 maggio un fronte vasto di Ong ha tenuto l’ennesima conferenza stampa per ribattere alle accuse, un comunicato congiunto di Lia Quartapelle e Sandra Zampa, rispettivamente capogruppo e deputata Pd in commissione Esteri della Camera, recitava: «Le Ong sono cosa ben diversa dai sospetti e dalle ipotesi di pre-indagini emerse nelle polemiche di questi giorni e tanto più dalle strumentalizzazioni che alcune forze politiche non hanno esitato a fare. In queste settimane c’è stata una cattiva politica che ha favorito un racconto confuso e pieno di falsità».

UNA PROPOSTA «MOLTO GRAVE». Poi il punto politico più esplicito: «Respingiamo in maniera netta la proposta del M5s di mettere la polizia sulle navi che soccorrono i migranti e la consideriamo molto grave perché metterebbe a rischio l'indipendenza e il carattere di intervento umanitario proprio delle Ong». Insomma, dietro le polemiche dell’ultimo periodo, fra procure che si contraddicono e allarmismi non sempre fondati, emerge un problema politico complesso. Probabilmente, il versante italiano di quanto sta succedendo su scala europea dove bisogni e diritti diversi, crisi sociali e umanitarie, urgenze di governo locale e globale dei problemi s’incrociano e trovano il loro punto di fusione e di conflitto.

IL CASO SERRACCHIANI E LA TENTAZIONE DEM. Eppure neanche nel Pd suonano tutti la stessa canzone sull'argomento. È il caso della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che ha scatenato il finimondo affermando, qualche giorno fa, che uno stupro commesso da un profugo accolto in Italia è di fatto più grave dello stesso reato messo in atto da un italiano poiché in più si «rompe il patto di accoglienza». Molti dem hanno preso le distanze dalle parole della governatrice, ma la vicenda mostra la schizofrenia di un partito che oscilla fra affannose tentazioni securitarie per recuperare il consenso perduto e la necessità di mantenere la rotta e la visione di una gestione ordinata e solidale del fenomeno senza fughe in avanti.

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