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BASSA MAREA 14 Maggio Mag 2017 1400 14 maggio 2017

Non sarà Rousseau a risollevare le sorti dei sovranisti

Grillo, Pericle di Sant'Ilario, tesse le lodi del programma in un elogio che lascia allibiti. Non è più tempo di favole. E prima di proporre soluzioni miracolistiche farebbe bene a riflettere.

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Forse è un difetto grave di comprensione, un primordiale rifiuto del nuovo, il giudizio di un incapace insomma. Ma farsi passare sullo schermo il video con il quale Beppe Grillo spiega agli olandesi in 2 minuti e 32 secondi le bellezze di Rousseau, il nuovo programma informatico di democrazia diretta dedicato al grande ginevrino e quel salto culturale che tutti ci invidiano, lascia allibiti. Non è più tempo di favole. Con il voto tedesco di settembre, e dopo quello francese di maggio che ha causato anche a Grillo il groppo in gola (si veda il suo blog “Macron e i francesi: sarà vero amore?” dell’8 maggio), si passa a una fase decisiva dove si rimodella l’Unione europea e dove noi dovremo decidere dove stare.

GRILLO ATTACCA, NON ARGOMENTA. Con il nostro debito e altri problemi, il primo cerchio (o la prima velocità) per l’Italia non è affatto sicuro. Possiamo invocare fino alla noia l’essere stati fra i fondatori (grazie ad Alcide De Gasperi e a una squadra che secondo il grillismo e altri avrebbe provocato solo sciagure), ma questo non basterà a evitare che ci lascino a mollo nel Mediterraneo, europei di serie B. Grillo sa attaccare, non argomentare, e dipinge quadri futuri alla grande, un mondo nuovo. Ci accontenteremmo del vecchio, un po’ meno scalcagnato. Non ama dibattere ed esporsi a critiche alle quali rispondere. Per non averne snobba la stampa italiana. Inchiodare Grillo alle sue contraddizioni è più facile ancora che inchiodare Matteo Renzi alla sua fuffa e ai suoi errori. Grillo ama la stampa estera. Per gli olandesi è ancora en fenomeen.

LEADER POLITICI O ASPIRANTI TALI. Grillo non è uno sprovveduto, lo ha dimostrato gestendo la sua carriera di comico e di leader politico (o meglio, padre spirituale di leader politici o aspiranti tali), e i casi sono due: o non crede a quello che dice, su Rousseau, o siamo al delirio e alla sconfessione di quanti da Pericle in poi hanno discettato di politica (a eccezione appunto di Jean-Jacques Rousseau, teorico della democrazia diretta, e altri in esigua minoranza). Non sono posizioni nuove, ma un’intervista concessa alla televisione olandese Vpro sintetizza bene il credo centrale del Movimento 5 stelle.

Pericle ricordava che tutti possiamo giudicare una politica, ma sono pochi quelli che possono crearla

Quanto a Pericle, il padre della democrazia ateniese e quindi della democrazia tout-court, aveva idee chiare in una città che, con qualche filtro decisivo (ignorato dai grillini, mai sentito parlare della differenza tra Ecclesia e Boulé? ) applicava nei suoi anni migliori una democrazia diretta, ma su una base di 30-50 mila cittadini chiamati a decidere, un quarto o un quinto del totale, e neanche tutti elettori della Boulé, l’organo cruciale in grado di bilanciare la democrazia diretta. Pericle ricordava che tutti possiamo giudicare una politica, ma sono pochi quelli che possono crearla. Grillo dice che siamo tutti uguali nella proposta politica, il Premio Nobel come l’operaio, il che è vero nella dignità del proporre non, in genere, nella qualità e completezza degli argomenti.

INTERMEDIAZIONI SCOMPARSE. E LA SUA? Già da tempo Grillo, il nostro Pericle di Sant’Ilario, sostiene che va riconosciuto «a tutti gli utilizzatori di internet il ruolo di governo e direzione che è normalmente affidato a pochi». Sorbole. Agli olandesi della Vpro ha detto che la democrazia è un’evoluzione e che «la rete internet ha messo tutto in evoluzione. Quindi tutte le intermediazioni sono scomparse». Anche la sua? «Noi abbiamo un sistema operativo, unico al mondo, dove un cittadino qualsiasi può entrare e fare una legge, criticare una legge, modificare una legge che i nostri parlamentari propongono al parlamento». Puoi così lasciare un segno «di tutta la tua vita, di tutto il tuo lavoro. Lasci un segno nella tua nazione. E questa è la più bella cosa che puoi mettere a disposizione di un cittadino».

IL MODELLO SVIZZERO. Si direbbe che Grillo non ha mai partecipato a una di quelle realtà democratiche di base che sono le assemblee di condominio dove uno dei maggiori problemi è cercare di togliere la parola a chi non ha nulla di interessante e utile da dire ma vuole solo parlare. L’unico Paese che si avvicina a tratti alla democrazia diretta, la Svizzera per lunghissima tradizione, ha regole precise: la nuova legge la scrivono prima gli esperti, poi l’opinione pubblica la dibatte, poi va in parlamento dove assume forma precisa e solo alla fine eventualmente viene sottoposta a un sì o a un no del popolo, se così almeno 50 mila svizzeri vogliono. Bene, e con la democrazia diretta grillina come affrontiamo gli imminenti passaggi cruciali della politica italiana ed europea?

Emmanuel Macron.

Dopo il colpo olandese, dove i nazionalisti anti-Ue hanno perso a marzo, l’arrivo del filo-europeo Emmanuel Macron all’Eliseo lascia l’amaro in bocca, in Italia, a Matteo Salvini che si consola con un «chi lotta non perde mai», alla de Coubertin olimpico (“l’importante è partecipare”). A Giorgia Meloni, delusa che i francesi non abbiano avuto il coraggio «di tornare padroni delle proprie scelte». E a Grillo, che avendo idee tutte sue sulla democrazia si è fissato più sul fatto che «nella speranza di disfarsi di questa Europa più di un terzo dei votanti ha scelto l’estrema destra» che sui due terzi che hanno votato alla fine, pur con tante motivazioni, per tenersi «questa Europa», rinnovata o rabberciata o no, ma comunque meglio dell’ignoto, e nella speranza di disfarsi del Front National.

DUE VOTI SULL'EUROPA. In Francia si è votato in modo rilevante sull’Europa e fra 10 mesi al massimo anche in Italia si voterà soprattutto sull’Europa. Per tante altre istanze anche, sulle quali però occorrerà decidere se affrontarle come italiani d’Europa o solo come italiani. Grillo è contro questa Europa, ogni tanto nei suoi comizi/spettacoli si gonfia le gote quando pronuncia la parola Europa come si fa parlando di cose fatue e vuote («ma che cos’è questa Europa» gonfiando le guance dopo aver detto "Euro..." e svuotandole dicendo "...pa"). Ed è contro l’euro. I francesi hanno i risparmi in euro e hanno preferito tenerli così, a grande maggioranza. C’è da pensare che gli italiani farebbero lo stesso.

"FACCIAMO COME L'ARGENTINA". Non è che la partita sia chiusa, con Macron. Ci sono tantissime incognite, in Francia, altrove in Europa, qualcuna nella stessa Germania, oltre che molte in Italia, dove la prossima fase europea ci obbligherà, probabilmente, ad affrontare davvero il debito sovrano, ormai un tallone d’Achille non solo per noi ma anche per i partner. Non dimentichiamo che molti a Nord della Alpi non volevano nell’euro noi, i greci e neppure gli iberici. Grillo ha una soluzione: facciamo come l’Argentina. Farebbe meglio a riflettere. Gli italiani non sono teneri con chi li illude prima e lascia nei guai dopo. Non è detto che i sovranisti, cioè i neonazionalisti, abbiano perso la partita. Ma questa manche avviata dal voto Brexit di 11 mesi fa l’hanno perduta, e Grillo in Italia per primo. Difficile che Rousseau ridistribuisca presto una mano vincente.

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