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15 Maggio Mag 2017 1027 15 maggio 2017

Confindustria Veneto, è guerra aperta tra imprenditori veneziani

Si scalda la corsa per la successione a Zoppas. Zanardo si fa da parte, dopo le forti pressioni di Treviso, Padova e Belluno. Restano Marinese e Baban, in un clima di veti e liti che può avere ripercussioni nazionali.

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Alla riunione dello scorso 5 maggio, negli uffici di via delle Industrie, gli imprenditori veneziani sono quasi arrivati alle mani, litigando anche su quando tenere le elezioni. Una scena che ha spinto Damaso Zanardo, re della logistica locale e uno dei candidati alla guida di Confindustria di Venezia e Rovigo, a farsi da parte. La successione di Matteo Zoppas si fa sempre più accesa. E non poteva essere diversamente, visto che il presidente uscente, che da febbraio è anche numero uno di Confindustria Veneto, avrebbe rimesso il mandato soltanto dopo le pressioni di viale dell'Astronomia e, soprattutto, delle territoriali "nemiche" di Treviso, Padova e Belluno.

TRE PROVINCE RIBELLI. A livello confindustriale il Veneto resta ancora una polveriera, spaccato a metà come ai tempi della corsa tra Vincenzo Boccia e Alberto Vacchi. Lo si è visto anche all'ultimo Consiglio generale nazionale, quando le tre province ribelli si sono astenute sulla mozione per ricapitalizzare il Sole24Ore. Zoppas ha appoggiato Boccia come la prima territoriale dell'area (Vicenza), ma da viale dell’Astronomia il presidente ha un approccio molto istituzionale sulla vicenda. Anche perché in questa elezione si mischiano i cascami di una fusione a freddo (quella tra Venezia e Rovigo) che ha lasciato debiti e qualche buco nella governance, il peso di Eni che è forte a Marghera, l’influenza che mantiene ancora l'ex presidente e attuale sindaco della Serenissima Luigi Brugnaro e il riconoscimento che vuole Rovigo, per esempio, attraverso un astro nascente come il giovane Giordano Riello.

UNA POLTRONA DI PESO. Chi viene nominato qui ha un potere d’interdizione in vicende come l'ingresso delle navi da crociera in Laguna o la gestione della potente Fondazione Nordest. Senza contare che il decisionista Zoppas ha avuto rapporti molto tesi con alcuni degli iscritti della zona. Lui stesso, lasciando l'incarico, si è vantato di essere stato «un presidente poco confindustriale e molto industriale».

Matteo Zoppas, presidente uscente di Confindustria Veneto.

Sono due, al momento, i candidati alla successione. Vincenzo Marinese, attuale vicepresidente e favorito, che sconta però sia l'appoggio di Zoppas sia l'essere un fornitore di Eni attraverso la sua Sirai. Sì, perché in Veneto, dove le Pmi sono forti e l’ex manager di Stato Paolo Scaroni (ex presidente del Vicenza Calcio) aprì la stagione delle partecipate pubbliche in Confindustria, il tema è molto sentito. Il suo sfidante è Alberto Baban, presidente uscente della Piccola di Confindustria a livello nazionale, che già in passato aveva provato a conquistare la territoriale.

IDEE DIVERSE SULL'ORGANIZZAZIONE. Come in ogni contesa confindustriale non sono ancora entrati in campo i saggi per scremare le candidature. A quanto pare i due avrebbero idee diverse sull’organizzazione dell'associazione, ma anche sul tipo di successione a Zoppas. Marinese vorrebbe votare subito per nominare il presidente; Baban, e come lui Zanardo, sarebbe più incline ad andare al voto tra un anno e mezzo come da scadenza naturale, usando questo tempo per ricostruire sia il direttivo sia la base associativa, che ancora paga il personalismo di Zoppas.

RISVOLTI NAZIONALI. La vicenda di Venezia rischia di far esplodere una guerra senza confini nella regione. La locale Confindustria si sente sempre più emarginata in una confederazione che vive sulla dialettica tra Roma e Milano. Si vuole sia maggiore autonomia (tanto che in molti hanno criticato la scelta di puntare su Zoppas che con la sua San Benedetto è titolare di una concessione pubblica) sia maggiore peso a livello nazionale. Una solitudine che potrebbe acuirsi con Assolombarda, che coi suoi servizi all’avanguardia attira sempre più aziende da altre regioni e potrebbe strappare ai vicini veneti anche una dirigente molto apprezzata come Rita Carisano, milanese di nascita e direttore generale di Confindustria Verona, che potrebbe avere lo stesso ruolo in via Pantano nella prossima gestione Bonomi.

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