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Caso Consip

Consip
16 Maggio Mag 2017 1819 16 maggio 2017

Consip e la debolezza di intelligence e forze dell'ordine

I contatti tra l'imprenditore Romeo e i servizi segreti. Le divisioni nei nostri apparati di sicurezza. La partita tra cordate di potere e politica. Le spaccature tra i magistrati. Cosa emerge dalle carte dell'inchiesta.

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Che l'inchiesta Consip non sia solo un affare della famiglia Renzi, ma che abbia messo a nudo le divisioni e le debolezze tra le nostre forze dell'ordine come tra i servizi segreti italiani, lo dimostra la guerra senza esclusione di colpi tra le procure di Roma e di Napoli così come le carte, in particolare quelle raccolte dal procuratore Henry John Woodcock insieme con il Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri.

UNA GUERRA TRA BANDE INTERNA. L'indagine sulla nostra centrale acquisti della pubblica amministrazione ha acceso un faro su una storia di legami tra imprenditoria e politica, tra il napoletano Alfredo Romeo e il Giglio magico renziano, ma soprattutto ha messo a fuoco una guerra per bande proprio all'interno dei nostri apparati di sicurezza.

SPUNTA IL FRATELLO DI DI GENNARO. Del resto nella mole di dati e intercettazioni raccolta dal Noe compare persino il nome di Andrea De Gennaro, comandante interregionale per il Mezzogiorno della Guardia di finanza, ma soprattutto fratello del più conosciuto Gianni. E c'è persino quello del generale Mario Parente, direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) dal 20 aprile 2016.

PIGNATONE MEDIATORE TRA LE PARTI. Non a caso negli ultimi due mesi ci sono state le accuse di "controspionaggio renziano" da parte dello stesso Noe, ma soprattutto sono sempre più evidenti le spaccature tra i magistrati, con il capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone nel ruolo delicato di mediatore tra le parti.

L'imprenditore campano Alfredo Romeo.

ANSA

La situazione più che mai esplosiva è poi condita dai veleni che hanno caratterizzato le nomine degli ultimi anni ai vertici della Guardia di finanza, dell'Arma dei carabinieri e persino dell'Aisi, lo spionaggio interno. Sono state scelte fatte appunto del precedente governo Renzi, caduto sul referendum del 4 dicembre 2016, ma che hanno lasciato lunghi strascichi di polemica.

CAPITANO ULTIMO, CASO CHE SCOTTA. I casi più caldi sono quelli dello spostamento del capitano Ultimo Sergio De Caprio dal Noe all'Aisi o del generale Giuseppe Bottillo, promosso e trasferito in Friuli dopo aver indagato su inchieste delicate come Ubi Banca, dove è finito nel calderone il grande orologiaio dell'economia italiana Giovanni Bazoli, o del Sopaf, dove oltre ai fratelli Magnoni è finito sotto processo Andrea Toschi (richiesta di condanna a 6 anni per corruzione), fratello di Giorgio, attuale comandante generale della Guardia di finanza.

CARABINIERI, IL FILONE PIÙ DELICATO. A questo si collega il filone più delicato dell'inchiesta su Consip, cioè quella che vede indagati per favoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio il generale dei carabinieri Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia, che avrebbero informato le persone coinvolte sull'inchiesta in corso: nello stesso procedimento è indagato pure il ministro per lo Sport Luca Lotti.

Il capitano del Noe Giampaolo Scafarto.

L'ultimo caso di guerriglia è la pubblicazione dell'intercettazione da parte de il Fatto Quotidiano di un dialogo tra l'ex presidente del Consiglio e il padre Tiziano. Telefonata avvenuta il 2 marzo 2017, non ancora agli atti e su cui la procura di Roma ha aperto un'indagine per fuga di notizie. Si tratta dell'ennesimo scontro tra le due procure, dopo le accuse di falso ideologico e materiale al capitano del Noe Giampaolo Scafarto che avrebbe manomesso la trascrizione di alcune intercettazioni per avvalorare le accuse contro Tiziano Renzi.

APPARATI DI SICUREZZA NEL MIRINO. A lato quindi della richiesta di verità da parte di Renzi nei confronti del padre - atteggiamento dell'ex premier che molti leggono come un tentativo di uscire dalle sabbie mobili dell'inchiesta - vale la pena leggere come la procura di Napoli abbia messo nel mirino i nostri stessi apparati di sicurezza, scatenando più di qualche fastidio. A Scafarto, ascoltato dai pm romani, sarebbero stati contestati nuovi passaggi, in particolare del capitolo 17 dell'informativa di Napoli su Consip. È il capitolo più spinoso, quello più delicato. Ma a fronte di quanto scritto dai quotidiani, le accuse al capitano non sono cambiate e i magistrati dovranno dimostrare che ci sia stato del dolo nella presunta manomissione dei brogliacci telefonici o nelle ricostruzioni.

Romeo non sceglie a caso un braccio destro come Italo Bocchino. Sa bene che il suo trascorso all'interno del comitato parlamentare di controllo ai Servizi segreti, il Copasir, può fare la differenza

Del resto al netto di falsi più o meno conclamati e letture più o meno tendenziose, volte a favorire questa o quella posizione, all'interno dell'arcinoto capitolo 17 dell'informativa redatta dal Scafarto (è qui che viene attribuita a Romeo la frase pronunciata invece da Bocchino «l'ultima volta che ho incontrato Renzi») ci sono evidenze lampanti sul fatto che l'imprenditore campano Romeo cercasse interlocuzioni continue con i servizi segreti. E di quanto questi ultimi fossero, eccome, della partita tra cordate di potere, fonti e confidenti.

INCONTRI TRA BOCCHINO E L'EX CIA. Romeo non sceglie a caso un braccio destro come Italo Bocchino. Se è vero che i due sono legati un'amicizia di vecchia data, l'imprenditore sa bene che il trascorso dell'ex parlamentare all'interno del comitato parlamentare di controllo ai Servizi segreti, il Copasir, può fare la differenza. In gioco ci sono l'accesso a informazioni riservate, indagini e patrimoni importanti di conoscenze e contatti. Tramite l'ex parlamentare di An si arriva a Marco Mancini (capo reparto del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), che a sua volta apre la strada agli incontri dello stesso Bocchino con l'ex capocentro della Cia in Italia Robert Gorelick.

L'ex capocentro della Cia Robert Gorelick e, di spalle, l'ex deputato di An Italo Bocchino.

Con quest'ultimo il braccio destro di Romeo si consulta, e gli investigatori li fotografano nel corso di un pedinamento, «per ottenere informazioni riguardanti una commessa della marina americana a cui Romeo aveva intenzione di partecipare», si legge nel capitolo dedicato al presunto coinvolgimento di personaggi dei servizi nell'affaire Consip. Romeo e Bocchino tramite Mancini e Gorelick raccolgono notizie anche su Fabrizio Ferragina, ex generale della guardia di Finanza che riferisce ai due notizie «dettagliatissime sul Romeo» e su altri concorrenti nelle gare Consip.

SOLDI IN CAMBIO DI INFORMAZIONI. «Stava ai Servizi», racconta Bocchino a Romeo riguardo Ferragina, «è stato cacciato perché hanno trovato un conto corrente». Su cui, sosteneva l'ex An, sarebbero arrivati i soldi di chi otteneva informazioni dallo stesso Ferragina, ben informato sulle dinamiche industriali e commerciali. Nel suo curriculum d'altronde si legge dell'esperienza della guardia di Finanza e pure di un incarico dal 2001 al 2009 per «istituire e dirigere una nuova struttura in materia di intelligence economico finanziaria».

L'intercettazione

Bocchino è comunque scettico su Ferragina e spiega a Romeo nel corso di uno dei colloqui intercettati che lo stesso ex della Guardia di finanza è una fonte del generale Mario Parente, attuale direttore dell'Aisi di nomina renziana e vicinissimo all'attuale ministro dell'interno Marco Minniti. Per Bocchino però Ferragina rimane personaggio da non coinvolgere. Romeo invece è più possibilista, ma ricorda l'episodio della presentazione, poi mai avvenuta, dell'attuale comandante interregionale per il Mezzogiorno della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro, fratello di Gianni, attuale presidente di Leonardo ed ex capo della Polizia.

EQUILIBRI DENTRO I SERVIZI. Romeo chiese a Ferragina di incontrare il nuovo comandante «perché tengo là la vecchia dogana». Però Ferragina non è d'accordo: «Quello è il fratello di De Gennaro», riferisce Romeo citando le parole di Ferragina che consiglierà «facimm n'incontro nu poc chiù, a nu livell più basso». Incontro che secondo le parole di Romeo viene poi fissato, ma di seguito annullato. I due per giorni si interrogano e Bocchino dà la sua lettura degli equilibri interni ai Servizi: «il nemico di Marco (Mancini, ndr) è Manenti, direttore dell'Aise (l'Agenzia informazioni e sicurezza esterna, ndr)».

PRESUNTO INCONTRO CONTESTATO. C'è poi un episodio che viene contestato dai pm romani a Scafarto come falso, e cioè il presunto incontro tra Romeo a il colonnello Giuseppe Petrella dopo che il primo aveva scoperto il virus spia inoculato nel cellulare per le intercettazioni ambientali. In realtà il colloquio segnato nelle agende non sarebbe avventuo col carabiniere in distacco all'Aisi, ma con un collaboratore dal nome simile a quello di Petrella. E la data dell'incontro risulta antecedente alla scoperta del virus.

L'intercettazione

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