Bini Smaghi
17 Maggio Mag 2017 0800 17 maggio 2017

Europa, populismi, banche: la ricetta di Bini Smaghi

«La nostra politica del ricatto non è credibile. Un'Unione a due velocità? Nessuno vorrà stare con gli sfigati. Da noi serve un cartello anti sovranisti. Etruria? Colpa dei soci». L'intervista dell'ex Bce a Roma InConTra.

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Non una piega, un momento di agitazione, né un cambio di programma. È giunta da pochi minuti la notizia dell’indagine aperta dalla procura di Firenze nella vicenda di ChiantiBanca a seguito della sua denuncia, quando Lorenzo Bini Smaghi si presenta a Roma InConTra per essere intervistato da Enrico Cisnetto serafico, calato nel suo ruolo di giano bifronte, da un lato manager bancario con un passato alla Banca centrale europea e forse un futuro in Bankitalia, e dall’altro severo economista che non le manda a dire.

«POLITICA MALDESTRA SU ETRURIA». Il sangue è blu, il cognome è trino - oltre a quelli che usa c’è anche Bellarmini - gli studi (in Belgio e Stati Uniti) e la carriera (Fondo monetario internazionale e Bce oltre che Bankitalia e ministero dell'Economia) sono cosmopoliti come pure gli attuali incarichi (presiede la francese Sociétè Générale e le italiane Snam e Italgas), ma l’aplomb non gli impedisce di sferzare giudizi sugli «editorialisti della domenica» (si riferisce nientemeno che a Angelo Panebianco e Ernesto Galli della Loggia), sul governo Renzi e di conseguenza su Banca Etruria e relativi personaggi coinvolti («Ghizzoni fa bene a non parlare. E la politica si è mossa in modo assai maldestro»).

La procura di Firenze ha aperto un'indagine su ChiantiBanca.

ANSA

Il fiorentino fino a domenica era il presidente della Bcc toscana. Da lì, dopo aver controllato i conti, è partita una denuncia di cui ora si occupano Bankitalia e magistratura. Ma invece di essergliene grati, i soci riuniti in assemblea hanno votato per un’altra lista e ora si beccheranno un presidente che certo non potrà avere l’esperienza e le relazioni di Bini Smaghi. Non sarà che è proprio ciò che ha contribuito a scoperchiare ad aver indotto i più a proteggere inconfessabili collusioni? L’ormai ex presidente abbozza: «Forse questo è qualcosa che succede in Italia. Io avevo dato la mia disponibilità a rimettere a posto le cose di una banca locale, ma se ora arriva qualcuno più bravo di me, ben venga», dice sornione.

UN SUCCESSORE CHIACCHIERATO. E ne ha ben d’onde. Il successore, Cristiano Iacopozzi, è stato bocciato due volte all’esame di professore associato all’Università di Siena, altro che tenere corsi ad Harward come Bini Smaghi. E per di più era consulente per gli investimenti della Bcc chiantigiana all’epoca della chiacchierata operazione Btp che ha fatto accendere i riflettori di Bankitalia ed è tuttora consulente della Federazione delle Bcc toscane che mira a far rientrare la Chianti nell’ovile di Iccrea quando invece aveva già deciso di schierarsi col polo trentino.

Dovremmo fare le riforme in cambio della flessibilità, solo che la flessibilità l’abbiamo già presa, mentre sulle riforme siamo fermi a quella del lavoro

LORENZO BINI SMAGHI

Vabbè. Tanto il lavoro certo non manca a Bini Smaghi. Non fosse altro che scrivere libri. E per di più in competizione (bonaria) con l’economista Veronica De Romanis, sua moglie. Che lo accompagna a Roma InConTra - elegante in leggero abito primaverile - e scendendo prima di lui dal taxi saluta tenendo a precisare che «il primo giugno esce anche il mio di libro». Cisnetto di sicuro la inviterà, i due si stimano. Bini Smaghi paga il taxi, la segue, affronta qualche giornalista e si concede un paio di foto con Alessandro Perissinotto, lo scrittore torinese anche lui ospite di Roma InConTra.

LA TENTAZIONE DI ANDARSENE. «Fotografatemi con il libro, però, che sono venuto per questo». La pubblicità è l’anima del commercio, d’altra parte. Poi, il tempo di una dedica sul volume La tentazione di andarsene. Fuori dall’Europa c’è un futuro per l’Italia? - è questo il titolo del libro che Bini Smaghi ha appena pubblicato con Il Mulino - da regalare a Giampiero Mughini, altro ospite di Cisnetto. Ci tiene, lui tifoso della Fiorentina, a omaggiare il bianconero.

«OCCASIONI NON SFRUTTATE». «L’Europa è il grande alibi per noi italiani», dice Bini Smaghi una volta sul palco. «Dovremmo fare le riforme in cambio della flessibilità, solo che la flessibilità l’abbiamo già presa, mentre sulle riforme siamo fermi a quella del lavoro. Non abbiamo sfruttato le occasioni per colpa nostra. Mancano investimenti, concorrenza, efficienza...». Giusto per essere chiari, anche se senza una sbavatura polemica che una. D’altra parte Bini Smaghi è fatto così: dice cose crude, ma con tono pacato.

Lorenzo Bini Smaghi intervistato da Enrico Cisnetto.

«Di certo», sostiene l’economista, «nessuno in Europa ci vuole cacciare. Ma la nostra la politica del ricatto, quella per cui minacciamo il suicidio per uccidere tutti, e che quindi l’euro senza di noi morirebbe, non è credibile». Eccola, allora, quella che lui chiama «dissonanza cognitiva» alla base del ragionamento del fiorentino: «Noi fuggiamo dalla realtà». Per fare un esempio cita il populismo, «che cerca di dare risposte semplificatorie a problemi complessi, dalla crisi economica alle migrazioni». Ma così «si rischia di provocare disastri».

«IL QE FINIRÀ, AGIAMO SUBITO». E, intanto, il futuro si fa più oscuro. «Il vincolo esterno oggi praticamente non c’è, perché con euro e tassi bassi non c’è lo stimolo a fare le riforme. Però quando finirà il Quantitative easing», commenta Bini Smaghi, «potremo ritrovarci come nel 2011, con i mercati impauriti e diffidenti e il rischio di dover affrontare una restrizione fiscale. Per questo non dobbiamo aspettare. La soluzione va trovata subito».

«CHI VORRÀ STARE COI GRECI?». Potrebbe essere la “doppia Europa” proposta da Galli Della Loggia o il “togliere competenze a Bruxelles” di Panebianco?, gli domanda Cisnetto. «Manco per idea», risponde Bini Smaghi, chiedendo se può essere un pochino polemico, «questo è populismo intellettuale, mi sembrano idee da editoriali scritti la domenica sera, un po’ di fretta». E spiega: «Nessuno vorrà stare con gli sfigati della seconda Europa: noi non vogliamo stare con la Grecia, ma neppure la Grecia vorrebbe stare con noi». E quanto all’idea di Panebianco: «È tutto da capire quali poteri togliamo alla Commissione. E non ci si venga a dire la solita storia del cetriolo, che pure quello è importante regolamentare».

Se si va in Europa solo per battere i pugni sul tavolo non si incide, bisogna andarci con delle proposte. Il background di Macron è credibile, a differenza nostra

LORENZO BINI SMAGHI

Comunque, in Europa le prospettive sembrano diverse dopo l’elezione di Emmanuel Macron in Francia. «Se si va in Europa solo per battere i pugni sul tavolo non si incide», spiega Bini Smaghi, «bisogna andarci con delle proposte. Il background di Macron è credibile, a differenza nostra. Ha le note giuste, come quelle di Beethoven suonate di fronte al Louvre la sera della vittoria. Per i francesi quello è stato uno choc culturale. Salutare».

UN'INCLINAZIONE MACRONIANA. Bini Smaghi “macroniano”, dunque? Cisnetto lo provoca suggerendo che deve esserlo per via del suo ruolo di presidente di Sociétè Générale. Ma lui non fa una piega: «Nessuno dell’establishment finanziario parigino avrebbe scommesso un centesimo sulla sua vittoria. Sei mesi fa tutti dicevano che non capiva nulla di politica». Poi aggiunge che «è vero che Macron è stato fortunato per via del suicidio di Fillon e dei socialisti, ma è stato anche molto bravo. E poi in Francia a quei livelli si accede per merito, c’è una severa selezione, si passano gli esami. Non come da noi…», chiosa.

Deluso da Renzi? In molti ci hanno creduto e qualcuno ci crede ancora. Aveva forza politica… Ma se ti circondi di yes man, alla fine vai a sbattere

LORENZO BINI SMAGHI

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi.

Già, l’Italia. Si possono battere i populisti, come è stato in Olanda, Austria e Francia e come non ci sarà neppure bisogno di fare in Germania? «Un cartello di tutti gli anti-sovranisti sarebbe necessario, ma vorrebbe dire che c’è molta saggezza. Ora qualcuno con l’età sembra diventato più saggio», insinua Bini Smaghi. «Sta parlando di Berlusconi», palesa Cisnetto, che poi domanda: «Sei deluso da Renzi?». L’ex Bce glissa con sarcasmo: «In molti ci hanno creduto e qualcuno ci crede ancora. Aveva forza politica… Ma se ti circondi di yes man, alla fine vai a sbattere».

«LO STATO NON PUÒ SALVARE TUTTI». Certamente su Renzi (via Boschi) pesa la vicenda di Banca Etruria. Ma Bini Smaghi su questo sorvola. Anzi sposta i riflettori sulla responsabilità dei soci: «In Italia nessuno si vuole assumere responsabilità e si pensa che lo Stato che debba sempre intervenire e salvare tutti», è la sua denuncia, «ma sono i soci che eleggono i vertici, magari pur sapendo che concedono prestiti agli amici degli amici. O forse proprio per questo». Si parla di Banca Etruria, ma in realtà Bini Smaghi ha in mente quella ChiantiBanca che ha appena dovuto lasciare in mano a quel Iacopozzi.

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