I 400 colpi

Tiziano Renzi
17 Maggio Mag 2017 0918 17 maggio 2017

Quando Palazzo Chigi sembra il set di un film di Pieraccioni

Nei meandri della vicenda Consip si consuma un copione dove arguzia e bischerate, battute taglienti, faciloneria, si condiscono con un inesausto autocompiacimento.

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Padri pasticcioni, amici degli amici, una corte dei miracoli che si muove nelle retrovie, un gruppo di sodali che dalle frequentazioni d’oratorio accompagnando l’ascesa del più intraprendente di loro si è ritrovato a Palazzo Chigi. Quel che sta venendo fuori intorno all’affaire Consip e, ancorché differente, a quello di Banca Etruria, sembra lo spaccato di un film di Pieraccioni. Non della saga di Amici miei, che pure molti additano a capostipite di un genere, dove dietro la cazzara spensieratezza emergeva una visione della vita più umbratile e complessa.

UN MIX DI ARGUZIA E BISCHERATE. No, qui non siamo alla commedia brillante, ma alla pochade. In comune con i personaggi del Giglio magico c’è l’ambientazione, quel genius loci toscano popolato da figure che sono un mix di arguzia e bischerate, battute taglienti, faciloneria, il tutto condito da una prosopopea che poggia sull’inesausto autocompiacimento. Nei meandri della vicenda Consip si consuma il copione di un figlio che non sa più cosa fare di fronte alla scombiccherata intraprendenza di un padre che gli scappa da tutte parti, e ogni volta che si muove ne combina una. Parenti, serpenti recita il titolo di un film di Monicelli, anche lui non a caso nato da quelle parti. Il quale - chi ha visto il film lo sa - risolve il problema dei legami familiari inscenando una macabra soluzione finale.

Personalmente, pur correndo il rischio di essere assimilato agli estimatori delle scie chimiche, penso che la telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano sia, come si dice in gergo televisivo, pettinata

Personalmente, pur correndo il rischio di essere assimilato agli estimatori delle scie chimiche, penso che la telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano sia, come si dice in gergo televisivo, pettinata. Montata ad arte per consentire al primo di smarcarsi dall’ingombrante attivismo del genitore, mentre il brigadiere di turno diligentemente annotava. Matteo, la Boschi, il braccio destro Lotti evocato anche nella conversazione con Tiziano («Tu devi dire la verità in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca…») da buoni cattolici devono aver fatta propria l’arcinota espressione dell’Antico Testamento sul fatto che le colpe dei padri ricadono sui figli. Così, sentendosi parte in causa, si danno da fare nel tentativo di mondarle. Per altro con modalità diverse.

RENZI E BOSCHI, DUE STRATEGIE DIVERSE. L’ex premier ha invitato il papà a smettere di dire bugie e finalmente raccontarla giusta. Il riferimento, per altro esplicito nella telefonata, è alla grottesca storia della statua della madonna di Medjugorje che Tiziano Renzi, con l’aiuto dell’ad di Consip, azienda pubblica notoriamente nota per occuparsi del trasferimento di statue e obelischi, vuole piazzare nell’atrio di un ospedale fiorentino. L’espiazione del peccato parentale si risolve insomma con una netta separazione di ruoli e responsabilità. Diverso il caso della Boschi che, dando credito ai retroscena svelati da Ferruccio de Bortoli, si fa diligentemente parte in causa perorando un banchiere di rango affinché eviti al padre, vice presidente di Banca Etruria, la gogna della sua gestione fallimentare.

TUTTI IN ATTESA DELLA PROSSIMA PUNTATA. In questo Maria Elena si rivela assai più cinica e determinata del suo mentore. Infatti non pensa minimamente la ministra di rivendicare autonomia ed estraneità rispetto ai comportamenti di papà Pier Luigi. No, lei invoca a monte l’intervento salvifico di Ghizzoni così da evitare fastidiose ricadute a valle. Dove intanto il suddetto Pier Luigi non trova di meglio che interpellare Flavio Carboni sul come uscirne. Al momento, e in attesa delle prossime puntate dove sicuramente irromperanno sulla scena le mamme (già oggi 17 maggio il Corriere allarga la genealogia intervistando quella di Renzi senior, ovvero la nonna di Matteo), in un caso come nell’altro non si può proprio parlare di strategia vincente.

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