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L'America di Trump

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TRUMPERIE 17 Maggio Mag 2017 1620 17 maggio 2017

Trump, il presidente che tiene i segreti come una sorella pettegola

Prima giura riservatezza. Poi quando viene fuori che ha vuotato il sacco dice: «Sì, sono stato io, e allora?». Il pasticcio delle informazioni sensibili spifferate ai russi pare un gossip di famiglia. Solo un filo più grave.

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La mia famiglia è composta da cinque donne e dal ricordo vivo di un padre morto molti anni fa. Come in tutte le famiglie che si rispettano, ma soprattutto in quelle esclusivamente femminili, abbiamo anche noi i nostri segreti, spesso poco compromettenti a dire il vero, e quando sento una delle mie sorelle la frase ricorrente è: «Te lo dico, ma giura di non dire niente a nessuno!», sapendo con una certezza matematica che lo dirà al resto del "sorellame" dopo 12 o 13 minuti al massimo. Delle quattro, gira voce che io sia quella che meno riesce a tenere segreti. Però, grazie a Dio, nessuna delle quattro lavora per la Cia, o per l’Fbi o tantomeno è presidente degli Stati Uniti. E nessuno dei nostri segreti ha un impatto sulla sicurezza del Paese o addirittura mondiale.

COME DIRE CHE FA CIÒ CHE VUOLE. Io e Donald Trump non abbiamo proprio niente in comune, ma ora ho scoperto che in una cosa lui è un po’ come me: non riesce a tenere i segreti e come me e quando viene fuori che è stato lui a vuotare il sacco, risponde: «Sì, sono stato io, e allora?», come dire che può fare quello che vuole.

ACQUA IN BOCCA, AMICI RUSSI... La notizia bomba è stata pubblicata sul Washington Post: il giorno dopo aver licenziato James Comey, il direttore dell’Fbi che ha osato indagare troppo attentamente i collegamenti tra la campagna elettorale di Trump e i servizi segreti russi, il presidente ha invitato alla Casa Bianca Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo e Sergey Kislyak, ambasciatore russo a Washinton e ha detto quello che io dico alle sorelle: «Oh, guai a voi se dite che ve l’ho detto!». Loro hanno fatto il giuramento scout e il presidente ha avvicinato la sua sedia alla loro e ha sussurrato informazioni segretissime sul terrorismo islamico.

Il presidente è l’unico a poter desegretare informazioni code-sensitive e condividerle con chi vuole. Ma Trump ha fatto tutto da sé, senza parlarne con la Cia

Sulla Cnn alcuni agenti della Cia ancora sotto choc da quello che avevano appena appreso, spiegavano al pubblico americano che esistono due livelli di archiviazione delle informazioni segrete: il primo è confidential, secret o top secret, ed è solo a disposizione di agenti speciali a cui è dato il permesso di attingerci. Le informazioni che Hillary Clinton avrebbe in teoria mandato via email alla sua segretaria, per intenderci. Il livello più alto di confidenzialità, invece, si chiama code-sensitive information, ed è disponibile a pochissime persone, tre o quattro al massimo, tra cui il presidente.

GLI ALLEATI NON SAPEVANO NULLA. Quest’ultimo, bisogna sottolinearlo, è l’unico ad avere il potere di desegretare informazioni code-sensitive e condividerle con chi vuole. Spesso però per farlo bisogna seguire dei protocolli ben precisi, per esempio chiedere agli altri tre che sanno il segreto se è il caso di declassificarli. Non è mai successo nella storia degli Stati Uniti, infatti, che un presidente prendesse tale iniziativa senza aver prima parlato con i vertici della Cia. Trump invece ha fatto tutto da sé, dando informazioni ai suoi amici che non erano neanche state condivise con i Paesi alleati degli Stati Uniti, figuriamoci con Vladimir Putin.

CHI DIRÀ PIÙ QUALCOSA AGLI USA? Le informazioni segrete di ogni Paese, ho scoperto, sono un po’ come le figurine: se la Francia sa qualcosa e l’Inghilterra ne sa un’altra e se sono piccanti, dopo lunghe trattative tra i vertici dei servizi segreti di tutti e due i Paesi, si scambiano le informazioni segrete. E la gravità dell’ennesimo errore di Trump sta proprio in questo: adesso si teme, tra le altre cose, che nessun Paese dirà più niente ai servizi segreti americani, tanto basta mandare un Sergej qualunque alla Casa Bianca e qualcosa si racimola sempre.

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