Bersani,l.elettorale vada in Commissione
18 Maggio Mag 2017 1242 18 maggio 2017

Legge elettorale, Bersani: «Lede la rappresentanza e abbonda nei nominati»

L'esponente di Mdp critica la proposta del Pd: «Prodi e Pisapia dovranno riconsiderare le loro aperture». Per il Rosatellum cammino incerto al Senato. Nasce il nuovo gruppo Federazione della Libertà.

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Pier Luigi Bersani si schiera su Facebook contro la legge elettorale proposta dal Partito democratico in commissione Affari costituzionali alla Camera, e cerca di tirare dalla sua parte due importanti personalità del centrosinistra che fu, Romano Podi e Giuliano Pisapia.

CONFUSE ACCOZZAGLIE A FINI ELETTORALI. «Adesso che c'è il testo, nero su bianco, della proposta Pd», ha scritto infatti Bersani sul social network, «temo che Prodi e Pisapia dovranno riconsiderare le loro pur cautissime aperture. Questa proposta non c'entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c'è una scheda sola, non due. Qui si allude non certo alla coalizione, ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada».

Sulla legge elettorale, ecco la mia personalissima opinione. Adesso che c'è il testo, nero su bianco, della proposta Pd...

Geplaatst door Pierluigi Bersani | Pagina Ufficiale op donderdag 18 mei 2017

L'accusa più dura è nella parte centrale del post: «Qui peraltro non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati». Il dem Ettore Rosato ha replicato così: «La valutazione di Bersani è condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi e nulla ha a che fare con il merito». La legge proposta dal Pd, chiamta appunto Rosatellum, introduce un sistema misto, per metà maggioritario e per metà proporzionale. A Montecitorio i numeri per la sua approvazione sono pressoché sicuri, ma al netto delle modifiche che il testo potrà subire in commissione e in Aula, il cammino al Senato è assai più incerto.

IL PD CERCA NUOVI ALLEATI AL SENATO. Ecco perché il Pd è alla ricerca di nuovi alleati: Da Andrea Augello (Gal) a Cinzia Bonfrisco (Misto), da Maurizio Sacconi (Ap) a Carlo Giovanardi (Gal). Smentita, invece, l'adesione di Gaetano Quagliariello (Gal). I voti necessari sono almeno 20. A Palazzo Madama il Rosatellum parte infatti da 141 voti teorici favorevoli (98 del Pd, 15 delle Autonomie, 16 di Ala e 12 della Lega), ma la soglia minima per avere la maggioranza è di 161.

NASCE IL GRUPPO FEDERAZIONE DELLA LIBERTÀ. Sempre al Senato, intanto, vede la luce come previsto un nuovo gruppo parlamentare di centrodestra, la Federazione della Libertà. La compagine, che promette di essere «di opposizione al governo e alla maggioranza», è stata promossa dal senatore Gaetano Quagliariello. Ha aderito all'iniziativa il Partito liberale italiano, rappresentato da Cinzia Bonfrisco. E nel gruppo entrano anche Francesco Aracri, Michelino Davico e Serenella Fuksia, mentre «abbandonano la maggioranza per passare all'opposizione» gli alfaniani Giovanni Bilardi e Ulisse Di Giacomo.

A CHI CONVIENE IL ROSATELLUM. Il Rosatellum, oltre che al Pd, piace alla Lega Nord perché la presenza di piccoli collegi uninominali favorisce i candidati ben radicati a livello locale. Non piace invece a Forza Italia, che continua a preferire un proporzionale puro, e agli alfaniani di Alternativa popolare, che rischiano di non raggiungere il 5% dei voti necessario a superare lo sbarramento. Contrario anche il Movimento 5 stelle, che risulterebbe svantaggiato nella parte maggioritaria in quanto ha pochi candidati fortemente radicati sul territorio.

LA TENTAZIONE DI PISAPIA. Alla sinistra del Pd, Pisapia pensa a una convention da organizzare subito dopo le elezioni amministrative, tra la fine giugno e i primi di luglio, per rafforzare il suo Campo progressista e tentare un'alleanza di centrosinistra con il Pd. Strada che, secondo l'ex sindaco di Milano, sarebbe ancora percorribile. Non a caso Pisapia ha definito il Rosatellum «un passo avanti» e sembrerebbe disposto a proporre all'ex premier un patto nei collegi uninominali. In caso contrario, non resterebbe che «ricostruire noi il centrosinistra», prendendo a modello l'Ulivo di Romano Prodi.

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